Il Blog di Pasquale Marinelli

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eurocrisi.jpg

(leggi Parte 1 di 2)

Dopo aver visto nella prima parte del post cos’è il Target 2, in questa seconda e ultima parte vedremo cosa significa per l’euro zona questo meccanismo.

In buona sostanza, il sistema Target 2, attraverso ben tre intermediari (Banca d'Italia, BCE e Bundensbank), ha consentito, alla banca della concessionaria italiana del nostro esempio, di farsi prestare dalle banche dei correntisti tedeschi, i soldi necessari per soddisfare il suo cliente italiano. Considerato che il tasso di rifinanziamento attuale è di un misero 0,25%, le banche di paesi in deficit commerciale (come l'Italia), attraverso il Target 2, reperiscono fondi a costi più bassi di quanto non lo sarebbero se si facessero prestare i soldi dai risparmiatori privati.

Infatti, avere un deficit con l'estero nella bilancia dei pagamenti è motivo di bassa competitività internazionale per l'economia italiana, a causa dell'alto costo interno delle materie prime, del lavoro, della burocrazia e della pressione fiscale. In condizioni come queste, il sistema bancario italiano si ritrova nella necessità di chiedere in prestito soldi ai risparmiatori privati, offrendo però in cambio titoli di debito pubblico di un paese non competitivo (un paese con un debito pubblico del 130% è più che eloquente) e obbligazioni di dubbia qualità (l'instabile andamento del mercato finanziario è notizia di tutti i giorni) che non sono appetibili. Anzi, accade che i risparmiatori, scoraggiati dal paese Italia, spostino i propri risparmi fuori dal territorio nazionale, contribuendo ancora di più al deficit della bilancia dei pagamenti del paese. Di conseguenza, se il sistema bancario italiano non avesse altra scelta se non solo quella di reperire denaro dai privati, che attualmente è difficile e costoso, non sarebbe minimamente in grado di favorire le operazioni di trasferimento fondi all'estero.

Con il Target 2 invece, le danze possono continuare, perché esso induce i paesi con una bilancia dei pagamenti in positivo a prestare il denaro necessario ai paesi che invece hanno una bilancia dei pagamenti in negativo.

Facciamo un'altra riflessione. Il credito vantato dalla Bundensbank e il debito della Banca d'Italia, fra loro, non andrebbero mai in compensazione nel sistema Target 2. Sì, cari lettori! Ameno ché non sia l'Italia ad esportare merci in Germania per un valore pari o superiore a ciò che ha precedentemente importato da quest'ultima, oppure ad emettere obbligazioni private, da contrattare sempre con i tedeschi sul mercato dei capitali, sempre per lo stesso valore delle precedenti importazioni, le pendenze che si creano nel sistema Target 2 non giungono mai a compensazione.

Ciò fa del sistema Target 2 un vero e proprio sistema di salvataggio del sistema bancario dei paesi meno virtuosi della zona Euro (fra questi, l'Italia), sulle spalle di quelli più virtuosi (tipo la Germania).

Ecco qui un grafico abbastanza eloquente che illustra le esposizioni creditorie e debitorie nel sistema Target 2.

target.jpg

La Germania si sta ritrovando in un sistema monetario in cui essa è costretta a finanziare le importazioni di stati canaglia, governati da inetti e irresponsabili, come l'Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, i quali non hanno mai approfittato dell'enorme vantaggio che l'adozione dell'euro ha concesso loro per attuare le riforme ad un sistema economico e pubblico non competitivi. La Germania chiede misure di austerity all'Italia perché altrimenti sarebbero i tedeschi a pagare gli eccessi del nostro paese.

Prestereste mai 1.000 euro a qualcuno che, anziché al lavoro, sia dedito alla mondanità e alla bella vita? I tedeschi, pur non volendo, sarebbero costretti a farlo. La Germania, assieme ad altri paesi virtuosi (Olanda e Lussemburgo), ha prestato più di mille miliardi di euro alle banche centrali di paesi come l'Italia, la Spagna, la Grecia e il Portogallo.

La Germania si sta riscoprendo obbligata a finanziarie, attraverso il Target 2, l'inefficienza dei paesi non virtuosi d'Europa i quali, in virtù di ciò, non sono incentivati a condurre le riforme strutturali necessarie per sistemare il loro tessuto economico, perché la maniera per non far saltare tutto senza che si dica ai cittadini  di modificare le proprie abitudini in base alle effettive possibilità del paese, ma a spese di qualcun altro, c'è. I tedeschi lo hanno capito e si preoccupano dello sperpero italiano che essi sono costretti a finanziare; gli italiani non lo hanno capito e, da ignoranti quali essi sono, demonizzano impropriamente la Germania per i loro continui "no" all'Italia, in ambito politico e monetario.

"Chi glie lo fa fare alla Germania?", "chi impedisce ai tedeschi di non finanziarci?", si chiederebbe qualcuno. La risposta è semplice. Il Target 2 si attiverebbe anche laddove la concessionaria acquistasse le auto da produttori residenti in paesi extra UE. Se il sistema bancario di un paese il quale adotta l'euro si scopre non essere in grado di effettuare il trasferimento dei fondi necessari per le transazioni, non solo fra attori economici europei, ma anche con attori non europei, la credibilità della moneta unica, che anche la Germania adotta nella sua economia, verrebbe meno e il sistema monetario europeo salterebbe assieme alle ricchezze dei paesi membri (Germania compresa), le quali si svaluterebbero, generando ingenti perdite. Ecco perché la Germania è costretta a finanziare i deficit degli stati non virtuosi. Se cadessero gli altri, cadrebbe anch'essa.

La Germania fa la voce grossa in Europa perché è lei a finanziare il benessere che l'economia italiana non può permettersi. Ecco perché chi governa l'Italia deve dar conto al cancelliere tedesco di turno. Senza la Germania e il Target 2, saremmo un paese del terzo mondo già da un pezzo.

Dal canto suo, la Germania, essendone creditrice, è indirettamente esposta al rischio default dei paesi europei i quali sono debitori nei suoi confronti. Se l'Italia fallisse, questa non sarebbe in grado di pagare i suoi debiti Target 2 e la Germania perderebbe ciò che ha precedentemente prestato al sistema, perché non ci sarebbe più un'Italia capace di onorare i suoi debiti con la Germania.

 


Postato il 14/04/2014 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia

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Con questo post della rubrica Discussioni di Economia, parliamo di Target 2, di che cosa è e di che cosa significa per l'eurozona.

Iniziamo con il porci una domanda: perché paesi come l'Italia hanno capi di governo che devono dare conto alla Germania, per quasi tutto ciò che c'è di importante da fare nel proprio paese?

La risposta è molto semplice: ai tedeschi, economie come quella italiana, devono molto. Vi spiego il perché.

Nel caso italiano, non è una questione di tanto debito pubblico detenuto dalla Germania (soprattutto dopo la svendita tedesca di BTP posta in essere nel 2011, a causa della quale il rendimento dei titoli pubblici italiani schizzarono alle stelle). La questione è ben altra e riguarda proprio il sistema citato in apertura del post, ovvero il Target 2.

Target 2 (acronimo di "Trans-European Automated Real-time Gross Settlement Express Transfer System"), che si distingue dalla versione ante 2007, è il sistema di regolamentazione dei conti tra le banche centrali degli stati che adottano l'Euro. Cercherò di intendermi con voi attraverso un esempio.

Mettiamo caso che un concessionario italiano acquisti un auto da un produttore di automobili (anch'esso italiano). Laddove il concessionario e il produttore di automobili abbiano un conto corrente presso la stessa banca, a fronte di un bonifico effettuato dal concessionario a favore del produttore di auto per l'acquisto dell'automobile, essa provvederebbe a regolare l'operazione finanziaria, semplicemente sottraendo l'importo contrattato fra le parti dai fondi esistenti nel conto corrente del concessionario e aggiungendolo in quello del produttore di automobili. Molto semplice!

La questione si fa più complessa allorquando le banche, presso cui i due soggetti del nostro esempio hanno il proprio conto corrente, siano una diversa dall'altra. Infatti, per ognuna delle due banche non sarebbe possibile regolare autonomamente l'operazione di pagamento del concessionario a favore del produttore di auto.

A questo punto, per una più vasta trattazione dell'argomento, non supponiamo soltanto che le banche dei due soggetti siano diverse, ma anche che i soggetti dell'esempio siano di due paesi diversi; poniamo quindi che la concessionaria sia italiana e che il produttore di automobili sia tedesco.

Non dimentichiamo che dal 2001 fino al 2012 la bilancia dei pagamenti italiana è stata perennemente in deficit; in pratica, per più di 10 anni, dall'estero, nel nostro paese sono entrati meno soldi di quanto ne siano usciti. Di conseguenza, abbiamo importato di più rispetto a quanto abbiamo esportato.

Allorquando il concessionario invia il bonifico di pagamento alla banca estera del produttore d'auto tedesco, anche se sulla carta esso dispone dei fondi sufficienti per eseguire la transazione, i soldi necessari per effettuare l'operazione ordinata dal correntista, effettivamente non ci sono perché, a livello di sistema bancario, abbiamo già detto che l'Italia spende all'estero più di quanto incassi; di conseguenza, euro in Italia non ce ne sono. Quindi la banca del concessionario, ameno ché non riesca a farsi finanziarie privatamente dai risparmiatori, per eseguire l'operazione ordinata dal concessionario, essa è costretta a sfruttare le opportunità concesse dal sistema di regolamentazione dei conti bancari Target 2.

target2.jpg

Ecco come funzionerebbe il meccanismo del Target 2 nel caso del nostro esempio. La banca del concessionario italiano, avendo un conto corrente aperto presso la Banca d'Italia, si rivolge a quest'ultima affinché essa provveda a comunicare alla BCE la necessità di reperire i fondi necessari che invece il paese Italia non ha per adempiere alla richiesta di trasferimento fondi richiesto dal concessionario italiano. La BCE, che nel Target 2 funge da semplice intermediario, si rivolgerà alla banca centrale del paese che, contrariamente all'Italia, vanta una bilancia dei pagamenti in positivo, ad esempio proprio quella tedesca (la Bundensbank), affinché questa presti i soldi necessari per effettuare un accredito presso il conto corrente che la banca del produttore d'auto tedesco ha presso la stessa banca centrale Bundensbank. In questo modo, la banca tedesca potrà finalmente accreditare la somma ordinata dal concessionario italiano sul conto corrente del produttore d'auto tedesco. La BCE, infine, se da un lato registrerà nel sistema Target 2 il credito vantato dalla Bundensbank, dall'altro registrerà un debito che la Banca d'Italia ha all'interno del sistema Target 2, per aver chiesto in prestito i soldi necessari affinché la banca italiana del concessionario potesse eseguire l'operazione di pagamento presso un'altra banca (quella tedesca del produttore di automobili). (continua a leggere Parte 2 di 2)

Finisce qui la prima parte di questo post. Nella seconda parte, analizzeremo gli effetti del Target 2 per il sistema economico europeo.

 


Postato il 10/04/2014 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia

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Sul suo blog, Beppe Grillo parla di creazione di denaro dal nulla, spiegando correttamente e a grandi linee il meccanismo della riserva frazionaria (leggi qui).

Ovviamente, per chi segue il mio blog sa già che quello della riserva frazionaria è una delle più grandi truffe dell’umanità. Il lettore del mio blog saprà anche che quello della riserva frazionaria non è l'unico modo con cui il denaro viene creato; esiste anche la politica monetaria stabilita dalla banca centrale, attraverso la quale essa acquista principalmente debito pubblico a fronte di denaro fresco di stampa. Comunque sia, è un bene che, un personaggio il quale goda di tanta luce mediatica, denunci un grandissimo male del sistema monetario mondiale come lo è quello della riserva frazionaria.

Ma come troppo spesso accade, quando Grillo e suoi seguaci dicono una cosa giusta, è sempre una questione di fortuna. A dimostrazione di ciò, cito di seguito quanto riportato nello stesso post in cui si parla di riserva frazionaria:

"Per uscirne si potrebbe sostituire il denaro creato dalle banche con denaro stampato dagli Stati e con l'obbligo di prestiti interamente coperti da capitali."

Per quanto io possa essere relativamente d'accordo circa il fatto che il denaro debba essere prestato dalle banche con copertura totale da capitali (laddove con “capitali” si intenda il denaro raccolto da risparmiatori intenzionati ad effettuare, con il versamento dei propri risparmi, investimenti per il tramite della banca), non posso dire altrettanto circa il fatto di sostituire il denaro esistente con quello stampato dagli stati.

Ma perché, il denaro già esistente sarebbe stampato con il beneplacito di chi? Col beneplacito di mia nonna?

Certo che mia nonna non c’entra nulla! Il beneplacito, invece, è proprio quello dello stato. Vorreste mica dirmi che voi accettate euro o dollari per il solo motivo secondo cui a stamparlo sia la BCE (o la FED in America, la BOJ in Giappone e così via)? Non è così. Voi lo accettate perché è lo stato che impone per legge di eseguire le nostre transazioni, di pagare le tasse con quella specifica valuta, non consentendo ai cittadini di abbandonarla, laddove fosse necessario e di usare altre valute in grado di mantenere maggiori garanzie sul loro valore.

Quindi, se a stampare il denaro fosse direttamente lo stato e non una banca centrale, nulla cambierebbe, perché così facendo:

1. non si restituirebbe la sovranità monetaria al popolo così come si sottintenderebbe, bensì la sovranità si restituirebbe allo stato; che non siamo noi. Lo stato sono gli eletti e gli amici di essi che, una volta seduti sulle poltrone del potere, fanno come gli pare e ciò non è garanzia di un sistema monetario privo dei vizi che quello marcio di oggi ha;

2. non si affronterebbe il vero nodo della questione, ossia la nocività per l’economia di un denaro emesso illimitatamente, senza che vi sia una reale riserva la quale garantisca la stabilità del valore di quel denaro stampato.

E’ bene puntualizzare in che senso oggi il denaro è rappresentativo di un bel nulla. Il denaro di oggi rappresenta perlopiù debito pubblico, ovvero promesse dei governi di restituire il denaro stampato per essi (direttamente o indirettamente) dalla banca centrale. Tutto ciò, forti del fatto che i governi possono tassare quanto e come desiderano il lavoro dei loro cittadini.

Insomma, oggi il reddito dei cittadini è la garanzia per cui i governi ottengono soldi freschi di stampa dalle banche centrali. Capito perché si è schiavi oggi? Perché i cittadini lavorano per garantire l'indebitamento dello stato che essi stessi stupidamente continuano a legittimare andando ogni volta a votare. Ecco perché oggi il denaro si può stampare illimitatamente. Perché ci si basa non su un bene scarso presente in natura, comunemente ritenuto di valore (per esempio, sull’oro), bensì su quante possano essere le promesse che i governi sono in grado fare alle banche centrali: ovvero, illimitate volte.

Se a stampare denaro fosse direttamente lo stato, anziché affidarne “l’appalto” ad una banca centrale, il denaro verrebbe emesso sempre alla stessa maniera; con biglietti di carta senza un riferimento reale di valore. Forse non si parlerebbe più di denaro in cambio di promesse, bensì di denaro in cambio della costruzione di infrastrutture per la nazione (forse anche di dubbia utilità per i cittadini), ma la sostanza non cambierebbe. Il denaro continuerebbe ad essere stampato illimitate volte. E in economia, beni presenti in natura in maniera illimitata non hanno valore di scambio (come ad esempio lo è l’aria che respiriamo) e ci ritroveremmo ancora con un’economia viziata da denaro che non vale nulla perché stampato dal nulla.

Cambierebbe solo la circostanza secondo la quale il governo non sarebbe più dipendente da qualcun altro, circa le decisioni di politica monetaria (una banca centrale); in merito, nessuno più lo contrasterebbe. Ma l’esperienza italiana con la lira, l’abbiamo già vista come è andata a finire: ci si siamo venduti quote di sovranità pur di adottare una valuta che sembrasse più credibile della lira (l’euro, appunto). Ma senza andare a scomodare una valuta morta più di dieci anni fa, guardiamo alle vicende che riguardano l’attuale moneta argentina, ossia il Peso argentino: dopo dieci anni di denaro stampato direttamente dal governo, l’Argentina è nuovamente in default tecnico, con pesos estremamente svalutati.

Per concludere, nel post del suo blog, Grillo (o chi per lui) dapprima riconosce l’importanza di prestare denaro purché esso sia presente nelle sue casse, poi però, dimentica questo principio e propone di concedere allo stato la possibilità di fare ciò che già fanno le banche centrali e che prima, lui stesso, ha affermato essere un male: cioè emettere denaro senza copertura di valore.

Come volevasi dimostrare, Grillo e seguaci, quando dicono cose giuste è solo questione di fortuna.

Quindi, quale sarebbero le vere soluzioni su cui discutere ed approfondire gli studi circa la questione del denaro emesso dal nulla?

In primis, l’abolizione della riserva frazionaria. Le banche devono svolgere la propria missione di intermediari del credito operando con riserva frazionaria pari al 100% (già ve ne parlai io in quest'altro post). Le banche devono semplicemente custodire i soldi versati dai correntisti, senza poterne disporre a loro piacimento. Se le banche devono prestare denaro, esse devono prestare solo ciò che è di loro proprietà, non ciò che è di proprietà dei loro correntisti. Separatamente all’attività di custodia del denaro, le banche devono tornare a svolgere la semplice attività di intermediari del credito, fra chi non vuole semplicemente custodire le proprie disponibilità di denaro (i risparmiatori) e chi ha bisogno di finanziamenti per effettuare investimenti (le imprese).

In secundis, divieto di emettere denaro senza che vi sia un bene reale che ne garantisca il valore così come purtroppo viene ancora fatto da un secolo a questa parte (soprattuto negli ultimi 40 anni), in modo tale che a sostenere il valore del denaro non sia più una politica monetaria (per nulla parziale) della banca centrale o direttamente dello stato, bensì la sola legge della domanda e dell’offerta del danaro usato come mezzo di scambio.


Postato il 10/03/2014 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia

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Gli italiani non capiscono ancora che il regime vigente in Italia è quello della partitocrazia; in cui sono i partiti ad essere sovrani, non il popolo. Non l'hanno capito quando pur votando, al potere restavano sempre le stesse persone, né l'hanno capito quando si sono ritrovati al governo compagnie di politici informi capeggiate da Monti prima, Letta poi ed ora anche da tale Renzi, senza averli mai votati.

Gli italiani vogliono le elezioni; come se la cosa possa cambiare ciò che non è mai stato cambiato in anni di votazioni! Come se veramente votando, si permettesse loro di far andare al potere persone diverse da coloro che attualmente lo detengono. Non hanno capito che, andando a votare, gli italiani continuano a fare il gioco del banco.

Agli italiani hanno insegnato a dare alla partitocrazia il nome "democrazia" e, alla luce dell'ennesima nomina a presidente del consiglio senza consultazione elettorale, credono che essa sia stata tradita. Non capiscono invece che questa che oggi vedono è la vera faccia di ciò che loro chiamano democrazia. Non si rendono conto che tra votare o non votare oggi non c’è più differenza sostanziale ( è solo una questione di formalità).  Gli italiani non capiscono di quanto siano fortunati a poter vedere così da vicino il brutto mostro oggetto delle loro venerazioni; giustamente non la riconoscono, perché nelle scuole hanno loro insegnato che la democrazia sarebbe la cosa più bella che ci sia: il potere del popolo. Chiacchiere! Demagogia.

Per quanto la democrazia sia un concetto concepibile e praticabile nei piccoli sistemi, essa è anche un concetto inefficiente se attuato su sistemi più complessi e di ampio raggio, come lo è il caso dell'organizzazione della vita di un vasto, evoluto e complesso popolo come quello moderno. Se il regime fosse veramente democratico, i processi della democrazia si dovrebbero attivare per ogni decisione, con l’esercizio del voto di tutti coloro che ne sono interessati. In tal caso, si parlerebbe di vera democrazia! Ma vi immaginate cosa possa significare la consultazione di 60 milioni di persone ogni qualvolta si intenda prendere decisioni strategiche per il paese?

E così, si è pensato di corrompere il concettosi democrazia, per partorire un surrogato di essa. Di conseguenza, è normale che poi essa fallisca, soprattutto laddove essa assume declinazioni come quella di "democrazia rappresentativa" (la partitocrazia, appunto), dove i rappresentati (il popolo) cascano sistematicamente in fuorigioco dopo che essi eleggono da chi farsi rappresentare, mentre i rappresentanti eletti (i partiti) prendono decisioni inattese per le quali, non solo non sono responsabili per il loro esito, ma escludono del tutto il parere di chi dovrebbe essere direttamente interessato (ossia, i rappresentati).

Insomma, con questa invenzione si è riusciti a far passare per rappresentanza una delega in bianco a favore dell’eletto. Che stupidi!

Cosa ha reso possibile una simile trascendenza? E’ stato il solo valore coltivato a tutto campo dalla civiltà moderna: il valore sociale della massa, che domina incontrastata da più di un secolo a questa aparte.

Il concetto sociale di "massa" ha letteralmente squalificato quello dell'"individualismo". Oggi infatti, la società è di massa, il pensiero è di massa, l'istruzione è di massa, la produzione industriale è di massa, la distribuzione è di massa, i media sono di massa.

Anche i partiti sono di massa. La democrazia è di massa.

Il pensiero sottostante all'impianto partitocratico (democratico, se ancora volete) è quello della massa sociale, secondo il quale la persona, considerata nella sua individualità, perderebbe ogni capacità di agire autonomamente. Sempre secondo questo pensiero, solo se considerati come una massa, gli individui assumerebbero un carattere definito. Presi singolarmente, gli individui non assumono un granché come valore.

Se ci pensate, alcuni studi sociali moderni tendono ad agglomerare in insiemi le individualità, così da attribuire le caratteristiche di una certa popolazione di elementi (vedi il marketing, la statistica, la macroeconomia). Le disposizioni di legge particolari come quelle fiscali, del lavoro, insomma tutte quelle appartenenti al diritto positivo (leggi qui) tendono a plasmare il comportamento delle masse (un po' come lo fanno gli ordini impartiti da un generale al suo esercito di soldati o le guide scoccate dal pastore al suo gregge di pecore). I partiti ottengono il mandato ad esercitare il potere dalla massa (i partiti preferiscono il termine "maggioranza" a quello di "massa", ma è sulla massa delle persone che riversano le conseguenze delle loro decisioni, non solo sulla maggioranza di esse).

Non si può non prendere atto ciò che Nietzshe osservò tempo addietro: la massa è l'apoteosi della quantità sulla qualità.

La massa è la vittoria della mediocrità sull'eccellenza, perché ragionando per masse si è costretti a ragionare per medie, si è indotti a trascurare le specifiche dei singoli elementi, ad accumunare le caratteristiche simili dei singoli, fino ad individuare una regola rappresentativa della massa e per la massa.

Un altro campo di applicazione del concetto di massa è quello degli oggetti di marca. La marca prestigiosa di un oggetto è per molti un'identificazione dell'ambita appartenenza ad una certa massa. Infatti, c'è gente che fra l'esclusività di un bene prodotto su misura per sé e la semplice marca del bene stesso, attribuisce più importanza alla marca (e quindi alla massa di appartenenza), tanto da essere disposta a pagare somme di denaro pazzesche pur di possedere oggetti firmati che, nella maggior parte dei casi, sono prodotti in serie e quindi privi di esclusività, perché posseduti da una moltitudine di persone. Per cui, certe borse, mobili, abiti sono acquistati per cifre astronomiche semplicemente perché certa gente ritiene importante che la loro marca sia identificativa dell'appartenenza ad una massa specifica di persone. Essa non ritiene importante l'individualità dell'oggetto esclusivo, bensì appartenere ad una massa. Dà più valore alla massa che all'individualità.

Ebbene, così facendo la moderna civiltà si caratterizza nell'attribuire maggior valore alla massa piuttosto che all'individuo. E la democrazia si alimenta di questa convinzione fino a fagocitare oppressione sui cittadini. La partitocrazia, invece, sfrutta questa convinzione.

Perché la democrazia produce oppressione? Perché oggi gli individui sottoposti alla democrazia sono disposti a sacrificare la libertà individuale per il bene della massa. Così come anche accade in una dittatura. Dite che quest'ultima cosa non sia vera? E se sostituissimo il termine "massa" con "società", come suonerebbe la stesa frase? Suonerebbe così: "Oggi gli individui sacrificano le libertà individuali per il bene della società". Infatti, si permette ad uno stato di sottrarre buona parte dei redditi dei singoli individui, i quali sacrificano la libertà di concedersi uno standard di vita più elevato, per il bene della società (cioè della massa). Si permette l'espropriazione coatta del terreno di un individuo, utile per la costruzione di una strada pubblica, per il bene della società (cioè della massa). Si permette la svalutazione del denaro, e quindi la diminuzione del potere d'acquisto di beni e servizi dell'individuo, per il bene della società (cioè della massa).

Riconosco che il concetto di massa ha anche i suoi aspetti positivi; ad esempio, da un punto di vista economico, produrre per numeri sempre maggiori di individui (per la massa) determina economie di scala le quali consentono a sempre più persone di godere di beni e servizi che altrimenti in pochi si potrebbero permettere.

Ma l'idea di riferirsi alla massa ha raggiunto elevati livelli di esasperazione, tali da determinare nella mente di qualcuno il pensiero di poter controllare la massa e non più semplicemente di servirla. Da qui al socialismo, il passo è breve. L'uomo ha già sperimentato forme estreme di socialismo, come lo sono state le dittature del nazismo e del comunismo, le quali entrambe hanno fatto della massa un principio imprescindibile, procurando non pochi disastri alla libertà degli individui.

Oggi sperimentiamo un'altra forma di socialismo (più subdola), a cui si è attribuito il nome di "democrazia", che in Italia ha sempre meno a che fare con ciò che gli antichi greci intendevano con essa, per cui le decisioni vengono prese nelle segrete stanze di organizzazioni politiche ed oligarchiche chiamate "partiti", dove il popolo è chiamato solo ad esprime il consenso minimo necessario affinché tali organizzazioni assumano il potere di progettare e controllare la massa.

Come il nazismo o il comunismo, anche la democrazia è una dittatura. Si potrebbe anche dire che la democrazia, così come oggi la conosciamo, sia il totalitarismo delle masse.

La mente umana è un dono che, per quanto straordinario sia, ha forti limiti e per questo non si può avere l’arroganza di credere che essa sia in grado di conoscere cosa sia bene o sia male per la vita di una moltitudine di individui. I meccanismi sociali sono troppo complessi per essere compresi da una mente umana che intenda progettare la vita di una massa di individui. Infatti, le cose più belle dell’umanità sono figlie dell’azione umana e non della progettazione umana. Purtroppo, finché si permette ad uno o a più persone di controllare e progettare la vita di ogni singolo individuo, i nostri interessi saranno sempre più limitati alle ristrette dimensioni delle nostre menti.

Giunti a questo punto di questa breve trattazione, è ovvio che, per chi scrive, sarebbe auspicabile iniziare ad abbandonare il concetto onnipresente di massa e sostituirlo, radicalmente, con quello dell'individualismo, così che quest'ultimo ricopra un posto di assoluto rilievo in tutti gli aspetti della vita degli uomini, esattamente come purtroppo oggi lo è quello di massa. Ma di questo ne parlerò più ampiamente in un altro post.


Postato il 24/02/2014 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura

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A dicembre 2013, la disoccupazione in Italia è salita al 12,7% (- 0,1punti rispetto al mese prima e + 1,2 punti rispetto a 12 mesi prima). Più di 3,23 milioni di italiani cercano lavoro ma non lo trovano e, fra i giovani, il 41,7% è disoccupato (+ 4,2 punti rispetto a 12 mesi fa).

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Questi sono i drammatici dati provvisori ISTAT. E il premier italiano continua ad affermare che nel 2014 in Italia avremo una crescita economica? Andiamo proprio bene!

Se ai 3,23 milioni di disoccupati aggiungessimo le altre categorie di lavoratori potenziali che non trovano lavoro e che furbescamente vengono ignorate dal dato ufficiale della disoccupazione italiana, ovvero:

- i 2,99 milioni di italiani fra i 15 e i 64 anni, i quali sono scoraggiati nel cercare un lavoro, che non cercano più lavoro perché lo hanno cercato in passato ma non lo hanno mai trovato, oppure che vorrebbero un lavoro ma sono impossibilitati a trovarne uno per motivi familiari (dati ISTAT);

- i poco più di 1 milione di lavoratori italiani coinvolti nella cassa integrazione, che di fatti non lavorano (stima della Cgil sui dati Inps di ottobre 2013);

allora gli italiani fra i 15 e i 64 anni disoccupati, che sono potenziali lavoratori ma che non hanno un'occupazione, ammontano a ben 7,22 milioni circa, i quali rapportati alla nuova base di forza lavoro, che da 25,5 milioni passa a 28,49 milioni, determinano un tasso di disoccupazione che, a dicembre 2013, schizzerebbe oltre il 25%.

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Questo è il dato sulla disoccupazione italiana più fedele alla realtà (sempre che siano buoni i dati grezzi diffusi dall'ISTAT). Altro che 12,7%! Il tasso di disoccupazione italiano è più del doppio rispetto a quello ufficiale: più precisamente, del 25,34%.

Vorrei condurvi a riflettere su un altro aspetto del fenomeno occupazionale italiano. Sempre considerando i dati di dicembre 2013, i residenti in Italia erano circa 60 milioni. L'ISTAT ci dice che 22,27 milioni sarebbero gli occupati, ma sottraendo da questo dato la stima della Cgil sui lavoratori in cassa integrazione (più di 1 milione), coloro che in Italia effettivamente hanno un'occupazione lavorativa sarebbero circa 21,27 milioni. Ciò vale a dire che solo il 35,5% del totale dei residenti italiani manda avanti la carretta. Il restante 64,5% degli italiani (circa 38,73 milioni) non lavora ed è costituito da:

- circa 17,4 milioni, fra studenti di età superiore ai 14 anni, pensionati con meno di 65 anni, invalidi, falsi invalidi, casalinghe, sfaccendati, i 2,99 milioni che vorrebbero lavorare ma non possono o sono scoraggiati nel trovarlo e coloro che sfuggono alle statistiche del lavoro, tutti con età compresa fra i 15 e i 64 anni;

- circa 20,99 milioni fra coloro che hanno un'età inferiore ai 15 anni e quelli con un'età superiore ai 64 anni.

In pratica, poco più di 1 italiano su 3 lavorerebbe e manterrebbe, oltre a sé stesso, anche i restanti 2 che non lavorano, sostenendo le necessità del proprio nucleo familiare oppure pagando tasse, imposte e contributi.

Ovviamente, esiste il fenomeno del lavoro a nero, i cui numeri sono impossibili da quantificare e che abbatterebbero il numero effettivo di coloro che in Italia non lavorano (per fortuna, direi).

E che dire se introducessimo in questa riflessione l'esercito dei lavoratori dipendenti i quali sono stipendiati, non da redditi prodotti dall'amministrazione pubblica presso cui essi sono impiegati (che non esistono), bensì dai redditi confiscati da chi lavora privatamente (si ricordi che ogni amministrazione pubblica non produce mai ricchezza, ma consuma solo ricchezza altrui)?

In tal caso, quanti sarebbero gli italiani mantenuti per ognuno che lavora e produce ricchezza effettivamente?

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I dipendenti pubblici italiani sono circa 3,4 milioni (fonte Ragioneria generale dello stato); ciò significa che gli italiani i quali risultano occupati nel settore privato e che contribuiscono a creare ricchezza effettiva sarebbero circa 17,87 milioni. Quindi, il rapporto fra i lavoratori che producono effettivamente ricchezza e coloro che non la producono sarebbe ben superiore a quello di 1 a 3 (fenomeno del lavoro a nero escluso). Infatti, alla luce di quest'ultima analisi, solo il 29,78% degli italiani lavora e crea ricchezza effettiva per mantenere il restante 70,22% costituito da pensionati, studenti, invalidi, disoccupati, politici, sfaccendati e dipendenti pubblici.

L'allarmante insostenibilità di un sistema istituzionale fatto di leggi impossibili sul lavoro e sulla previdenza sociale e di privilegi inconcepibili a lavoratori e pensionati, che sono la causa di questa impossibilità (o, in alcuni casi, di disincentivi) a lavorare, è decisamente evidente dai soli dati ufficiali; basta saperli leggere con la propria testa e non con quella degli altri.


Postato il 05/02/2014 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia

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Micropost

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Il Veneto è impegnato in un'ardua battaglia politica per l'indipendenza dallo stato italiano (leggi qui). E' un'azione politica che per i cittadini i quali la stanno conducendo può fare davvero la differenza, più di tutte le mosse politiche operate dai disonesti seduti nei palazzi del potere negli ultimi decenni, più di tutte le crocette apposte fino ad ora dagli stupidi elettori.

Lo stato italiano se ne è accorto, di ciò ha paura e così, attraverso la magistratura, è stato posto in essere un blitz per arrestare 26 esponenti del movimento indipendentista veneto, accusati di presunto terrorismo, di attentato all'ordine democratico e di detenzione di armi da guerra (si fa riferimento ad una piccola pala meccanica corazzata come un carroarmato e ad armi da caccia regolarmente detenute). Secondo la magistratura si starebbero organizzando manifestazioni eclatanti di natura presumibilmente violente.

Fino ad ora, il movimento indipendentista, presunto violento, in realtà ha condotto un'operazione referendaria di indiscutibile valore democratico e manifestazioni di piazza indiscutibilmente pacifiche, esprimendo delle idee che sono, sì diverse da quelle dello stato italiano, ma comunque rispettabili, la cui espressione è da ritenersi libera per il popolo veneto, come per qualunque altro popolo, perché non reca danno a nessuno. Guerriglie e rappresaglie non ce ne sono mai state fino ad ora, di conseguenza, quale sarebbe la colpa dei veneti arrestati l'altro ieri? Sarebbe in corso una sorta di processo alle intenzioni che ritengo ingiusto. In queste ore, sono detenure 26 persone sulla base di mere presunzioni (leggete qui l'ordinanza).

I veneti hanno intuito che quella dei territori indipendenti da uno stato centralizzato, diversamente da come è attualmente organizzata l'Italia, sia la soluzione ideale affinché le cose si risolvano e cambino veramente e in meglio per questo paese. Territori indipendenti comporterebbero maggiore responsabilità nelle mani dei cittadini affinché siano essi a determinare il loro presente e il loro futuro e non un'informe macchina burocratica chiamata stato centrale. Ma soprattutto, ciò consentirebbe maggiore libertà e maggiore efficienza nel servire il soddisfacimento dei bisogni di una vita in comune, contrariamente a come accade attualmente con l'elefantiaco stato centrale, il quale  non è in grado di garantire il miglior servizio al cittadino, oggi sempre più esigente.

E' evidente che il timore dello stato (non degli italiani, figuriamoci se essi siano in grado di rendersene conto!) sia quello di vedere il vento secessionista, che sta soffiando nella regione del Veneto, espandersi in tutto il paese e mettere a repentaglio il potere di chi oggi attanaglia gli inermi italiani. Lo stato vuole punirne uno (il popolo veneto) per educarne cento (il resto del popolo italiano).

Lo stato ha paura... non per i cittadini, ma solo per sé stesso.



Postato il 04/04/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





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Venerdì 21 marzo, nella regione del Veneto, si è conclusa la consultazione referendaria attraverso la quale i cittadini veneti sono stati chiamati ad esprimere il proprio consenso alla dichiarazione di indipendenza del Veneto dallo stato italiano. Il popolo veneto ha potuto partecipare a questo referendum attraverso internet, accedendo liberamente al portale web Plebiscito.eu ed esprimendo così la propria preferenza. Più di 2,3 milioni di cittadini hanno votato (il 73,2% degli aventi diritto), prendendo d'assalto non solo il suddetto sito internet ma anche i seggi appositamente allestiti nelle piazze dei comuni della regione. Il comitato promotore dell'iniziativa si è assicurato di acquisire l'opinione di tutti i cittadini aventi diritto di voto in Veneto, così come essi risultano presso l'anagrafe degli uffici elettorali della regione. Il comitato ha decretato la vittoria del "Sì" con l'89% dei voti. Una delegazione è stata costituita, la quale dovrà dichiarare il Veneto indipendente e condurre le operazioni necessarie per realizzare il volere di 2 milioni di veneti.

Ovviamente, la consultazione non ha alcun valore legale secondo le leggi dello stato italiano (l'art. 5 della Costituzione italiana è inequivocabile), ma ciò non significa che sia da considerarsi illegittima l'intenzione di un popolo ad autodeterminarsi; ciò lo prevede l'ONU, che sancisce il principio dell'autodeterminazione dei popoli nel suo statuto; paradossalmente, lo prevede anche lo stesso stato italiano con la legge n. 881/1977. L’autodeterminazione e la secessione sono diritti naturali dell’uomo e sono quelli a cui si ispira questo movimento indipendentista. Non si può prescindere dal riconoscerli se si vuole una società veramente libera. Si consideri, infine, che sulla strada dell'indipendenza si sono avviate altre due realtà europee: la Catalogna e la Scozia. In Italia, anche il Friuli sarebbe intenzionato a seguire l'esempio veneto.

Trovo entusiasmante la prova di forza dei veneti ed esemplare la determinazione da essi espressa fino ad ora, e nei modi (assolutamente pacifici) e nella metodologia applicata, per raggiungere l'obiettivo di indipendenza da uno stato canaglia, il quale non è in grado di provvedere per il futuro dei suoi cittadini.

Devo anche dire che inizialmente ero un po' perplesso. Per una semplice ragione: in rete ho trovato pochi documenti nei quali si illustrassero come si immagina il futuro di uno stato veneto indipendente. Per quanto siano state sufficientemente spiegate le ragioni del diritto del Veneto ad autodeterminarsi (tutti sacrosantamente condivise dal sottoscritto), non si trovano dichiarazioni circa quale alternativa di stato i veneti immaginano, su quali principi ergerebbero la struttura organizzativa del popolo veneto indipendente. Insomma, nel caso in cui ottenesse l'indipendenza, il Veneto su quali presupposti si riorganizzerebbe? I veneti che hanno votato per il "Sì", sono consapevoli di cosa accadrebbe all'indomani dell'indipendenza?

Anche perché, il deludente epilogo delle mire indipendentiste della Lega Nord le abbiamo viste: erano solo chiacchiere e niente fatti.

Invece, è notizia di questi giorni quella secondo la quale la delegazione del comitato che ha indetto il referendum, all'indomani del risultato del voto, si sarebbe messa subito al lavoro per studiare la possibile riorganizzazione del popolo veneto indipendente. Inoltre, il comitato organizzatore si rende disponibile a condividere il know-how, acquisito dall’esperienza finora condotta, con i popoli i quali desiderino  intraprendere anch’essi la strada dell’indipendenza dallo stato italiano.

In conclusione, un plauso alla presa di posizione del Veneto, che in questo modo accoglie in Italia il vento di indipendenza che soffia d’oltralpe e che spero possa soffiare anche più giù, fino alle regioni più meridionali del paese, perché ritengo che la scelta dell'indipendenza sia la più valida escogitazione politica rimasta per i cittadini affinché essi possano riprendersi, non solo il loro presente, ma anche il loro futuro. Se si continua a sperare nello stato italiano affinché risolva i problemi che esso ha causato, potete stare freschi, cari italiani! I veneti lo hanno capito e sembrano pronti a riprendersi le loro responsabilità su come vivere il proprio territorio.



Postato il 26/03/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





 

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Ultimi commenti

pasquale [17/04/2014] scrive: ma che stai dicendo? ma ti rendi conto? ma a chi frega tutta sta cosa che stai provocando? Stai impedendo una discussione sul Target 2.
Questo mio commento vale come avvertimento : o disserti, o commenti, o chiedi circa il Target 2 (l'argomento di questo post) oppure, da ora, ogni commento e polemica decontestualizzati da questo post verranno cancellati (così come previsto nella sezione Help del blog). Vai al post

hectortrade [17/04/2014] scrive: appunto, lasciamo perdere lei non sa nemmeno leggere quello che scrivo, capisce roma per toma, se poi le piace di più L'Italia pre-risorgimentale (epressione goegrafica, la chiamava Metternicht) a me piace ancor più quando c'erano gli Etruschi e i 7 re di Roma !
(poi chissà perchè non si può anche parlare di questo, lo ha fatto pure lei e ci ha messo pure un bel post a fianco ...ah già questo sito è per illiminati economisti, non per ignoranti che esprimono congetture sconnesse come me ! Anche questo molto BELLO !) Vai al post

pasquale [17/04/2014] scrive: Siamo uniti da più di 150 anni, mi sa tanto di vecchia più questa unità che non l'idea separatista. Ah no, pardon! Quest'ultima l'hai poi definita "modaiola" e "attuale"... insomma mettiti po' d'accordo; pensi che l'idea separatista sia vecchia o nuova? Mah!!
Se uno non vuole stare più con te, perché lo devi costringere a starci per forza? Risolte le pendenze, ognuno è libero di farsi una sua strada.
Parli di Europa, ma che significa Europa, ma di cosa parlate?
Parli di Italia, certo che mi sarebbe piaciuta di più l'italia pre-risorgimentale, ma scherzi? con le sue differenze e le varie autonomie, che erano la ricchezza di questo territorio, da cui oggi ereditiamo molto più di ciò che ereditiamo dagli ultimi 150 anni.
Comunque, qui si commenta il post "Target 2. Cosa è e come funziona" e tu stai deviando l'attenzione che questo argomento merita. Se devi dire altro, commenta il post corretto. Vai al post

hector [17/04/2014] scrive: Il Veneto è Italia da 150 anni. Non mi risulta che fosse scontento di entrare nel nuovo Regno d'Italia perchè era meglio stare tra italiani che sotto gli austriaci, l'aveva provato. Tutte queste nuove idee di autonomia che saltano fuori adesso mi puzzano tanto di vecchio. La frantumazione non porta mai a risultati positivi in prospettiva, io sono favorevole invece all'unità, non solo dell'Italia di cui mi sento parte ma anche del'Europa dopo quanto successo con due guerre mondiali. Purtroppo l' Europa attuale non è quella che sognavano i padri fondatori nel dopoguerra venendo dalla catastrofe bellica, non se lo dimentichi! Le piaceva com'era l'Italia pre-risorgimentale? le piace ora la frantumazione dell'Italia e dell'Europa stante la glonbalizzaione con le nuove potenze economiche mondiali di cui stiamo tutti quanti subendo già i colpi economici? tutte queste nuove ideee separatiste hanno in comune solo l'egoismo di chi vuol salvare il culo solo per sè stesso specie ora che c'è la crisi (dovuta anche all'euro, le piaccia o meno). Se poi gli eroi del popolo veneto sono quattro esaltati con le ruspe trasformate in carri armati siamo alla frutta.
Per il resto non sto' più a polemizzare e ad urtare la sua suscettibilità, vorrei dire permalosità, "de minimis non curat praetor" e raccolgo il suo caldo invito a sparire da questo sito. Ho replicato solo perchè qualcun altro possa leggere e non farsi fuorviare dal separatismo modaiolo attuale che le piace tanto. Vai al post

pasquale [17/04/2014] scrive: non do' del lei a chi si mostra irrispettoso con me; con "ah bello" ti riferiresti alle mie considerazioni? Ma come ti esprimi? Vuoi prendermi in giro?

Mai dato dell'ignorante; ti ho soltanto suggerito di studiare meglio.
L'interpretazione che dai del mio post circa il quale io farei passare per vittima la Germania è tutta tua, personale, ma che sminuisce il contenuto più profondo che in esso io ho provato ad esprimere. Resti comunque libero di pensarla come credi. Come anche lo sei nel non condividere il diritto all'autodeterminazione di un popolo (problemi tuoi).

Sono intollerante con chi esprime frasi buttate a caso, senza argomentazioni e prove alla mano (contrariamente, invece, a quanto io mi sforzi di fare in ogni post che pubblico su questo blog).
Se non hai nulla di più serio e interessante da aggiungere alla discussione, è esemplare la tua scelta di starne fuori. Vai al post


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