Il Blog di Pasquale Marinelli http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php en-us CuteNews <![CDATA[Buone vacanze!]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1281601366&archive= vacanze.jpg

Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

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1281601366 Thu, 12 Aug 2010 01:22:46 -0700
<![CDATA[L’industria preistorica dell’auto va in Serbia]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1281178476&archive= carhenge.jpg

La storica industria italiana dell’auto se ne va e ci ritroviamo a rimpiangere il momento in cui abbiamo deciso di ripercorrere una vecchia strada, la quale porta inesorabilmente al supplizio dei soliti problemi di un’economia arretrata.

Probabilmente, l’azienda ammiraglia dell’auto italiana chiude i battenti in patria per riaprirli in Serbia. Le ragioni sono squisitamente economiche e legate alla convenienza di produrre l’auto dallo storico marchio Made in Italy all’estero, anziché in Italia. Le polemiche sono piovute da ogni fronte e tutte per bagnare la questione concernente gli enormi finanziamenti e incentivi che il governo italiano ha dovuto stanziare e che quindi sono andati sprecati. Ricordiamo che il mercato dell’auto ha subito un duro colpo a seguito della recessione del settore, la quale è maturata nel corso del 2008 e che ha visto, in Italia, una diminuzione delle vendite di automobili del 12,77 percento rispetto al 2007 e dello 0,19 percento nel 2009 rispetto al 2008. A livello mondiale, in maniera analoga, si è registrato un -4,97 percento nel 2008 e -5,92 percento nel 2009. Infine, i prodotti della casa automobilistica italiana ad oggetto, registrano nel 2009 un calo medio delle vendite europee del 5,64 percento rispetto al 2007. Insomma è stata crisi vera.

Ma il punto più interessante di questa storia è il seguente: i guai provocati dall’accanimento dei governi a finanziare e a salvare imprese che il mercato reputa ormai fuori dal business.

Ogni volta che lo stato mette mano sulle questioni economiche, provoca danni irreparabili. Seguitemi nel ragionamento. Se il mercato non digerisce più l’offerta di una certa azienda:

-       le vendite naturalmente calano fino a ché la produzione non è più conveniente per quell’azienda;

-       in tal caso, essa sarà costretta a reinventare la propria attività o il proprio prodotto;

-       oppure a dover chiudere, come è giusto che accada, facendo spazio a nuove è più progressive soluzioni.

Ciò può verificarsi per tanti motivi (prezzo di vendita troppo alto per il reddito dei consumatori, aumento della concorrenza, incremento insostenibile dei costi della produzione, errori manageriali, ecc.) e, se un’azienda riesce a non fallire, significa che essa sarà stata in grado di evolvere il proprio prodotto (tecnologicamente ed economicamente) altrimenti, significa che è bene chiudere e dare spazio ad altri concorrenti, i quali potrebbero essere molto più efficienti. E’ in questo modo che il mercato autonomamente tende a riallinearsi, selezionando gli agenti economici migliori in base alle più virtuose performance e determinando la naturale evoluzione della società, la quale va progredendo sempre di più, poiché è sempre meglio soddisfatta. Se invece, contrariamente a quanto sopra sintetizzato, si permette ad un agente terzo, come lo è un’autorità pubblica, di interferire con le regole naturali dell’economia di scambio, accade che essa:

-       finanzi l’impresa, incentivi le vendite dell’azienda e agevoli fiscalmente la ripresa di quest’ultima, per tentare di evitare il rischio di fallimento e di perdita del posto di lavoro di migliaia di cittadini (votanti);

-       a questo punto, l’azienda è meno stimolata ad investire nell’evoluzione tecnologica del prodotto;

-       mentre a quel mercato, che non ne può più del prodotto obsoleto o inefficiente (insomma, non più conveniente), gli tocca continuare a sorbirsi ciò che ormai è da considerare un “bidone” inefficiente;

-       al lungo andare, l’azienda non può più riprendersi, perché le risorse finanziarie reperite non sono mai concesse sulla base di un piano di rilancio dell’attività ma sempre secondo un piano di rientro delle perdite;

-       infine, ciò che si è evitato oggi lo si è rimandato a domani, momento in cui ci si  accorge che il settore non si è per nulla evoluto, che è rimasto tremendamente arretrato e che la forza lavoro perde il proprio impiego munito solo di un bagaglio di conoscenze professionali antiquate rispetto alle richieste di nuove sfide.

La tecnologia dell’automobile è drammaticamente la stessa di cinquant’anni fa. Cambia solo il design e il numero degli optional disponibili, soltanto per riscaldare la minestra, per far sembrare nuovo il prodotto, ma solo nella forma, nell’immagine e non nella sostanza, non nell’ingegno di rendere il mezzo più compatibile alle nostre moderne esigenze. Sono convinto che il mercato, lasciato libero dalle azioni distorsive dei governi, ci farebbe progredire in meglio, perché stimolerebbe gli attori economici a fare ciò che hanno dimenticato da parecchi anni, ossia a creare e a scoprire. Quel mercato, lasciato così libero, cancellerebbe anche l’ansia di rimanere disoccupati, perché l’operaio di un’azienda fallita ritroverebbe lavoro dopo soli due minuti dal suo licenziamento, in quanto adeguatamente qualificato e aggiornato per essere riassunto in altre realtà aziendali concorrenti del medesimo settore, sicuramente più efficienti e per nulla scoraggiate da monopoli o da trattamenti di favore che i governi sono soliti riservare per un soggetto piuttosto che per un altro.

Siamo sempre meno creativi e il benessere di questi tempi è la rendita di un’eredità che i nostri nonni hanno creato e lasciato per noi.

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1281178476 Sat, 07 Aug 2010 03:54:36 -0700
<![CDATA[PIL. Dieci anni di errori]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1280656824&archive= clicca qui

(Guarda il grafico)

Sapete qual'è la cosa che mi fa sorridere e nello stesso tempo mi fa arrabbiare? Ciò che appare oro colato e si rivela poi solo piombo fuso. Banali e imbellettati pareri vengono ogni anno comunicati come se fossero previsioni evangeliche di natura scientificamente obiettiva. Quante volte abbiamo sentito dire in TV, oppure abbiamo letto sui giornali, le previsioni del PIL per gli anni immediatamente a venire? Ce li comunicano credendoci davvero, e con l’arroganza di chi è estremamente sicuro che noi tutti ci crederemo ancor più di loro. Ho guadagnato, senza neanche troppa fatica, un grafico che spiega ed evidenzia come le previsioni sul PIL dal 1997 al 2007 si siano sempre rivelate errate, commettendo errori molto ampi. Infatti, questo grafico raffronta la media delle previsioni condotte dai principali enti economici in primavera e autunno di ogni anno. Non ne hanno mai azzeccata una! Le colonne bianche indicano, in percentuale, gli errori di previsione nel 2007 per il 2008. Quelle scure indicano la media degli errori commessi fra il 1997 e il 2007 nel prevedere l’anno successivo. Cari lettori del mio blog, non crediate che sia poca roba! Commettere un errore, anche solo dell’1 percento, su un PIL di circa 1.210 miliardi di euro (questo sarebbe il dato registrato in Italia nel 2009), significa sbagliarsi di circa 12 miliardi, ovvero quasi quanto solitamente risulta essere l’ammontare di una intera manovra finanziaria annuale in Italia. (Guarda il grafico)

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1280656824 Sun, 01 Aug 2010 03:00:24 -0700
<![CDATA[Stress test: una trovata pubblicitaria]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1280230289&archive= test.jpg

Ormai la lotta che conducono le banche nei nostri confronti è puramente psicologica. Dall’alto dei loro altari, governanti, banchieri ed economisti inventano la trovata estiva del 2010, rappresentata da una valutazione che rivelerebbe lo stato di salute di una banca; il cosiddetto stress test. In sostanza, pare che questo test consista nella simulazione di scenari economici avversi e nell’osservazione delle variazioni di valore che assumono alcuni coefficienti matematici. Secondo il mio parere, ciò non ha alcuna attendibilità e nessun valore previsionale, ma solo comparativo. Inoltre, non si considerano i rischi dell’economia reale, ma, probabilmente, solo ipotetiche manovre (spesso fallimentari) di politica monetaria. Infatti:

-          i concetti alla base di questo test (ossia quelli di patrimonio di base, di vigilanza e di attività ponderata) sono rapporti che statisticamente si riferiscono all’attualità del fenomeno osservato e non sono determinati da alcuna considerazione probabilistica;

-          le ipotesi esaminate riguardano presunti PIL, tassi di inflazione e di disoccupazione futuri, il cui valore è già di per sé frutto di stime. Paradossalmente, si andrebbero a stimare le stime: ma a chi vogliono prendere in giro?

-          e i probabilissimi default di alcuni stati, i necessari interventi di ristrutturazione del debito pubblico dei paesi occidentali, le variazioni dei tassi d’interesse, il fatto che molte banche valutate siano già state sostenute da interventi statali, insomma tutto questo, e altro, non viene per nulla considerato?

-          i membri del CEBS, ossia l’ente che ha condotto questo test, sono costituiti dai rappresentanti delle banche centrali nazionali e uno della BCE. In pratica le banche sono state controllate e valutate da esse stesse.

La matematica non può spiegare l’economia che verrà. L’uomo è un essere creativo per sua natura e ciò è molto più complesso della matematica. Ma a che gioco stiamo giocando?

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1280230289 Tue, 27 Jul 2010 04:31:29 -0700
<![CDATA[Metà della ricchezza in mano a pochi]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1279805307&archive= bilancia.jpg

Rendiamocene conto; se da più di un secolo i promotori dello stato sociale ci promettono più uguaglianza di trattamento fra i vari individui, essi ci hanno sempre preso per i fondelli.

Ho provato ad incrociare alcuni dati statistici relativi al reddito prodotto dalle famiglie italiane negli ultimi anni (a partire dal 1991) ed è emerso che gli italiani più ricchi hanno un reddito maggiore di quello degli italiani più poveri di ben 12 volte. In pratica, il 10 percento delle famiglie italiane detiene circa il 45 percento della ricchezza nazionale; e ciò si è mantenuto costante per più di dieci anni consecutivi, durante i quali il 90 percento della popolazione italiana si è accontentata di spartirsi il restante 55 percento della ricchezza prodotta. Tra l’altro l’indice di concentrazione misurato su questi dati (senza scendere ulteriormente nei dettagli tecnici della metodologia statistica) rivela che la disparità di distribuzione del reddito è aumentata sempre di più, consolidandosi definitivamente a partire dall’anno 1993 fino ai giorni nostri.

Questo significa tre cose:

-       che i ricchi sono rimasti ricchi;

-       che i poveri sono sempre più poveri;

-       che i risultati di questa modesta ricerca confermano quanto asserisco da tempo circa le origini delle crisi economiche dei nostri anni, le quali risiedono anche nell’ingiusta ripartizione della ricchezza nazionale, provocata dall’eccessivo interventismo statale, il quale genera, non solo il malessere economico, ma anche quello  psicologico delle persone, perché il senso di ingiustizia scoraggia l’iniziativa privata e fomenta il pessimismo generale.

La recessione che stiamo vivendo è iniziata esattamente come potrebbe principiare una valanga, ossia da una piccola palla di neve lanciata lungo il costone di una montagna innevata la quale, man mano che essa acquisisce velocità e metri, si ingigantisce fino a giungere a valle con le dimensioni catastrofiche di una slavina. Il punto è che a pagare i disastri saranno sempre i più deboli e ciò lo si evince già in questi mesi; infatti, i giovani italiani occupati nel 2009 sono 300 mila in meno rispetto al 2008, diventando così la causa principale del tasso di disoccupazione record dell’8,9 percento di aprile 2010, con il quasi 30 percento di giovani senza più lavoro. Considerato quanto suddetto, sono convinto sempre di più che ottenere l’uguaglianza fra la gente sia impossibile, pura illusione e che il santone di turno, il quale agita la folla declamando un simile obiettivo, sia un esaltato cronico. Se mai la meritassimo, dovremmo ambire ad una sola uguaglianza, ossia quella di avere ognuno le stesse opportunità, senza corruzione alcuna.

I movimenti rivoluzionari usano il termine “libertà”, assieme alla parola “uguaglianza”, solo per sostituire la vecchia classe dirigente con una nuova. E basta.

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1279805307 Thu, 22 Jul 2010 06:28:27 -0700
<![CDATA[Canone TV obbligatorio per ogni utenza elettrica]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1279541994&archive= televisione.jpg

Si infittisce la trama di operazioni che mirano a salvaguardare e a proteggere il media più influenzante della pubblica opinione: la televisione. Pare che sia tornata al vaglio la proposta di rendere obbligatorio il canone della TV pubblica italiana a chiunque abbia sottoscritto un contratto per l’erogazione dell’energia elettrica. Se l’utente non dispone di un televisore, basterebbe inviare un’autocertificazione. In pratica, sarebbe il cittadino ad avere l’onere della prova di non possesso dell’elettrodomestico e non più l’ente pubblico. Questo è un esempio di come lo Stato voglia violentare le vite dei singoli, irrompendo dentro di esse con l’imposizione di norme assurde per poter condurre un’esistenza libera e serena. Così operando, aumenterebbero gli obblighi a cui sarebbe tenuto il cittadino nei confronti della pubblica amministrazione, si addenserebbe la massa burocratica nazionale e la vita di ognuno sarebbe sempre più controllata. In questo modo, con la scusa di poter beccare gli evasori del canone, i governanti continuerebbero:

-       ad assicurarsi la disponibilità incondizionata di un grande megafono come la TV per diffondere le loro balle;

-       a tassare sempre di più l’individuo;

-       ad intrattenere le persone con le mega-stupidaggini, le quali sono vere e proprie distrazioni mediatiche dai problemi reali.

Tra l’altro, ciò distorcerebbe il mercato televisivo, rendendolo sempre meno libero di trovare nuove soluzioni, così da far evolvere il concetto di televisione sulla base delle nascenti necessità moderne della nostra società. In pratica, ci manca solo che rendano obbligatorio il possesso di un televisore in casa!

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1279541994 Mon, 19 Jul 2010 05:19:54 -0700
<![CDATA[Europa: 300 mld subito o default!]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1279200115&archive= fuoco.jpg

Secondo l’ente che presterà circa 250 miliardi di euro all’Unione Europea, ossia il Fondo Monetario Internazionale, i paesi a rischio default, quali Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, hanno bisogno di 300 miliardi di euro prima della fine dell’anno, altrimenti il debito pubblico intaccherà irrimediabilmente l’economia reale che vedrà crescere il costo della vita in maniera esponenziale. Questo viene annunciato perché c’è un forte bisogno di liquidità ma anche perché ciò sarebbe l’occasione giusta, che questo ente privato ha, per lanciare il lazzo al collo dei suddetti paesi sciagurati, così da poter scippare loro le ultime ricchezze rimaste. Infatti, quest’organo planetario ha determinato, in tutte le crisi economiche mondiali verificatesi dalla seconda grande guerra in poi, la politica di risanamento dei conti pubblici. E’ una politica preconfezionata e standardizzata, imposta a qualunque nazione che abbia avuto bisogno di liquidità, basandosi sulla riduzione delle spese dello stato, su una politica monetaria deflazionista e sull'apertura dei mercati locali agli investimenti esteri, senza considerare però le necessità reali di ogni singola economia. Le direttive politiche del Fondo Monetario Internazionale se le sono appioppate L’Asia (con la Corea in testa), la Russia e l’America Latina (Argentina compresa), le cui economie in crisi, anziché riprendersi e progredire, versano in acque più torbide di prima e per nulla incoraggianti per il futuro. Adesso sono l’America del Nord (USA compresa) e l’Europa dei giorni nostri (Italia compresa) ad essere "accarezzati" da quest'organo, i cui delegati (e loro amici), probabilmente, sarebbero gli unici a potersi prenotare un posto d’eccezione nella scialuppa di salvataggio sulla quale saranno i più deboli a non poter salire quando tutti grideremo “si salvi chi può!”

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1279200115 Thu, 15 Jul 2010 06:21:55 -0700
<![CDATA[Sciopero dei giornalisti]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1278747823&archive= sciopero.jpg

Oggi esiste una contraddizione nel concetto di sciopero che puntualmente schizza fuori quando esso assume la rilevanza altisonante come quella organizzata dai giornalisti italiani. Infatti essi hanno scioperato contro la proposta della “legge bavaglio”, sulla quale si discute ormai da tempo  e che limiterebbe di fatto, in modo molto discutibile, l’esercizio del diritto d’informazione. Ma da che cosa si sciopera? Dovrebbe essere risaputo che dal suo etimo “scioperare” significa tirarsi fuori dall’opera, ossia sottrarsi dal lavoro, al fine di ottenere dal proprio datore di lavoro l’aumento della mercede. Se ciò è esatto, allora i giornalisti che hanno dichiarato di scioperare, lo hanno fatto per ottenere l’aumento di un qualcosa dai loro datori di lavoro: i politici, ovvero coloro che li vorrebbero imbavagliare per sempre, e dai quali non ci si fiderebbe più. Le perplessità che traggo da questo breve ragionamento sono le seguenti:

-        scioperando, i giornalisti non hanno dato informazioni, per protestare contro il proprio datore di lavoro il quale non vorrebbe che essi le diano più (ma allora, che senso ha non lavorare per starsi zitti già da adesso?);

-        i giornalisti pretendono l’aumento di qualcosa dal proprio datore di lavoro (penso che sia riferito all’aumento della libertà; o no?);

-        i giornalisti non si fidano più del proprio datore di lavoro (e allora che cambino lavoro, oppure che cambino autonomamente in meglio il loro modo di farlo, anziché non lavorare quando ci sarebbe molto da fare!);

-        i giornalisti hanno come datore di lavoro i politici (se vi siete fidati di essi fino ad ora, di che cosa ci si preoccupa per il futuro?).

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1278747823 Sat, 10 Jul 2010 00:43:43 -0700
<![CDATA[Una società segreta manovratrice?]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1278506324&archive= segreta.jpg

C’è da non crederci! Nelle ultime settimane mi è capitato, per più di una volta, di imbattermi nella lettura di post pubblicati da alcuni blog e di visionare filmati dal colore terrorizzante, riguardanti l’esistenza di un’ipotetica lobby segreta, costituita da personalità di spicco mondiale della politica, dell’industria, dell’economia e del settore bancario, in grado di condizionare in modo determinante le decisioni di importanza planetaria, prese dagli organi di governo di tutto il mondo. Il sentore di plausibilità di quanto fantasticato in queste pubblicazioni si avverte già da molto tempo; è a ciò che, nella maggior parte dei casi, ci si riferisce quando esclamiamo “i potenti del mondo!”. Questo perché non riusciamo a spiegarci certi accadimenti. Per esempio, perché l’euro è stato salvato non solo dalle forze europee ma anche da quelle internazionali (grazie all’intervento del fondo monetario internazionale)? Infatti, che interesse avrebbero gli USA nel salvare la nostra economia? Perché le riunioni dei vari G8 o G20 vengono fatte a porte chiuse? Siamo sicuri che le scelte di politica monetaria prese dalla Banca Centrale Europea siano a favore del popolo, oppure no, visto che la proprietà dell’istituto è di natura privata? Per approfondire una delle fonti di questo mio delirio, cliccate qui.

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1278506324 Wed, 07 Jul 2010 05:38:44 -0700
<![CDATA[Quotidiani: calo della diffusione]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1277726576&archive= brucia.jpg

Ecco una notizia degna di nota. I dati relativi alla diffusione dei maggiori quotidiani italiani della carta stampata fanno registrare un calo medio del 5,26% nel mese di febbraio 2010. Questo indica che sempre meno gente legge la pattumiera imbellettata dei guru cialtroni dell’informazione italiana. Sfido chiunque a trovare più di un paio di testate giornalistiche che non si limitino soltanto a divulgare i comunicati stampa degli amici politici e affini, clericali o di quelli degli enti para-benefici. Quasi più nessuno realizza reportage che interessano seriamente le persone, che le metta in guardia dalle insidie o che le informi sui traguardi raggiunti dalla società e che possano dare loro nuove opportunità. Di tutto ciò il mercato se ne è già accorto e questo dato ne è la dimostrazione. Anche l’investimento in pubblicità, su questi antiquati media, si sta riducendo sempre di più; nel 2009 esso si è ridotto del 24% rispetto al 2006. A credere in essi sono rimasti solo i governi i quali, man mano che si susseguono, finanziano con soldi pubblici ciò che il mercato non tollera più e che ritiene fuori dal business. Questo è un esempio di come lo Stato distorce la naturale via dell’evoluzione della nostra società, ostacolando il libero mercato.

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1277726576 Mon, 28 Jun 2010 05:02:56 -0700