Il Blog di Pasquale Marinelli http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php en-us CuteNews <![CDATA[''De Profundis'' di Oscar Wilde]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1266120181&archive=

Il bacio (1907-1908) - Gustav Klimt. Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

(Guarda il video)

Oggi l’Amore deve essere protetto, oggi l’amore non riesce ad essere visto, riesce a nascondersi agli sguardi distratti di frenetici cercatori.

Oggi c’è bisogno di parlare d’Amore.

“L’Amore non fa baratti da mercato, né usa la bilancia da merciaiolo, la sua gioia, come la gioia dell’intelletto è di sentirsi vivo. Il fine dell’Amore e amare; niente di più niente di meno” pag. 42*

Perché solo se vissuto in fondo, senza mezze misure, senza vizi, solo se vissuto e vivo, dà vita. “Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che viene vissuto in fondo è giusto.” pag. 2-3*

Non ha ricette, né segreti. Sa cambiare e non si vuole fermare, riesce a volare e sa far cantare, risveglia passioni e fa andare a gattoni.

“l’amore si nutre di immaginazione” pag. 33*

Rende liberi con regole ferree: rispetto, fedeltà, onore. “Essere interamente liberi, e nel medesimo tempo interamente dominati da una legge, è l’eterno paradosso della vita umana con cui ci troviamo faccia a faccia ad ogni istante.” pag. 29*

Responsabilità in due, per due, tra due responsabilità. “Nessuno può scaricare sugli altri le proprie responsabilità: esse tornano invariabilmente al legittimo proprietario.” pag. 110*

E nasce dal forte bisogno di non essere soli, di poter condividere pensieri, passioni, emozioni, vissuti… altrimenti ci sembrerebbe che non esistano che non esistessimo, abbiamo la certezza che ci siamo se e quando lo dividiamo con “il legame di ogni rapporto, sia esso tra marito e moglie come tra amici, è sempre un legame di conversazione” pag. 13*

“la sofferenza è il mezzo per cui esistiamo, perché è l’unico mezzo per cui diventiamo coscienti di esistere e il ricordo delle sofferenze del passato ci è necessario come garanzia di esistenza e testimonianza della nostra identità ininterrotta” pag.18*

E le nostre azioni ci rendono quello che siamo, siamo stati e saremo.

“In ogni singolo momento della nostra vita siamo ciò che saremo e non meno di ciò che fummo” pag. 77*

Azioni che hanno lasciato una traccia, incidono verità.

Azioni che nascono dal coraggio, nascono dalle emozioni, dall’Amore. “Anche le emozioni più nobili ed altruistiche hanno un prezzo, stranamente è proprio questo che le nobilità” pag.114*

Tanto è alto il prezzo che ne paghiamo e tanto alto è il prezzo che esse hanno, tanto alto è il valore che assumono, tanto alto è il bene che danno. “Soltanto ciò che è nobile, e nobilmente concepito può essere nutrimento all’amore” pag.33*

Senza pensarci, senza rifletterci, si dà perché si ama dare, perché l’Amore è generoso d’Amore. “Nell’economia estremamente semplice del mondo, non si riceve ciò che si dà” pag.100*

Per amare davvero dobbiamo essere umili nel cuore, pronti a spogliarci a rinunciare a tutto ciò che possediamo, a tutte le sicurezze, a tutte alle insicurezze che ci proteggono, pronti a donare tutto ciò che siamo, e tutto ciò che non siamo. “L’umiltà non possiamo acquistarla, fuorché cedendo in cambio tutto ciò che abbiamo. Soltanto quando abbiamo perduto tutto, ci accorgiamo di possederla” pag.64*

Come bambini, che amano senza che l’altro debba esserne a conoscenza, senza dover avere conferme, senza necessariamente essere ricambiati, amare solo perché non si può farne a meno, perché in fondo è così semplice e inutile da complicare. “Niente è impossibile, all’Umiltà e all’Amore tutto è facile” pag.128*

Dolce serenità tra le tue braccia,

tu che culli il mio cuore

proteggendo il mio respiro. 

Respiro

Da te.

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* OSCAR WILDE, (2009) De Profundis. Feltrinelli Editore, Milano. Traduzione di Camilla Salvago Raggi.

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1266120181 Sat, 13 Feb 2010 20:03:01 -0800
<![CDATA[Il bagnetto del piccolino]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1264204390&archive=

Se vi dicono che stiamo uscendo dalla crisi perché il livello dell’inflazione dell’anno appena conclusosi è più basso rispetto a quello dell’anno scorso, significa che vi stanno prendendo in giro.

Su quasi tutti i quotidiani è in atto la solita campagna-menata sulla “ottimistica” intenzione (e, di intenzioni, è lastricata la via per l’inferno!) di insegnare alla gente che il dato riguardante l’inflazione sia il metro di misura di una crisi economica. L’istituto statistico nazionale pubblica che l’inflazione è minore rispetto a quella dell’anno scorso (fermatasi al solo 0,8 percento), determinando la sensazionale notizia che essa è la più bassa dal 1959 e che il tutto lascia intendere l’inizio di una ripresa economica. Ma intanto, l’anno nuovo è appena iniziato e i prezzi stanno aumentando (vedi nel settore dei trasporti, delle assicurazioni, dell’hi-tech e della petrolio).

Mi sono già ripetuto su questo blog nell’asserire che l’inflazione non è un fenomeno le cui cause non siano da attribuire all’uomo (così come, ad esempio, lo è per un temporale), ma che invece è qualcosa di paragonabile alla manopola del rubinetto di una vasca da bagno, che la banca centrale e il governo, aprono o chiudono provocando l’aumento o la diminuzione della quantità di soldi in circolazione nel Paese e la quale produce un aumento o una diminuzione generalizzata del prezzo dei beni che consumiamo. Quindi, se al 31 di dicembre 2009 l’inflazione è più bassa che nel 2008, significa innanzitutto che così è stato non per opera di uno spirito santo, ma che sono stati gli uomini (ossia quelli più potenti di tutti) a non farla aumentare più di tanto. A questo punto, molti si chiederebbero, giustamente, il perché della scelta di tenere bassa l’inflazione nell’anno 2009. Per rispondere, abbiamo bisogno di quelle informazioni che i media tradizionali, guarda caso, non trasmettono mai contestualmente:

-       quella del calo dei mutui concessi dalle banche (diminuiti del quasi 18 percento rispetto al 2008);

-       quella dell’aumento della disoccupazione (aumentata del 2 percento rispetto al 2008);

-       quella del crollo della produzione industriale (meno 18 percento rispetto al 2008).

Tenere bassa l’inflazione significa mantenere basso il numero di banconote in circolazione così da far aumentare il valore dei soldi a nostra disposizione rispetto a quello dei periodi precedenti. Ecco perché nel 2009 le banche non hanno concesso prestiti con grande facilità: non conviene prestare del denaro che oggi vale tanto per poi rivederlo restituito domani, quando esso potrà valere di meno. Viceversa, nell'anno scorso, per loro è stato molto meglio recuperare quello prestato negli anni precedenti, anni in cui esso valeva molto meno e del quale oggi hanno tanto bisogno viste le loro ultime difficoltà finanziarie. La bassa inflazione si ottiene soprattutto con lo scoraggiamento della produzione industriale (per esempio, attraverso l’aumento delle tasse, oppure con la concessione di finanziamenti statali che contribuisce alla concorrenza sleale e ad un mercato sempre più distorto), così da provocare un indebolimento delle aziende vittime dell’operato pubblico e un aumento della disoccupazione, la quale mortifica gli acquisti e blocca i prezzi dei beni di consumo (i quali restano comunque alti).

Bisogna comprendere che l’inflazione ha molto a ché vedere col far fare il bagnetto al proprio piccino nella vasca della nostra toilette: apriamo il rubinetto e facciamo uscire l’acqua che riempie la vasca e, man mano che essa aumenta, la paperelle di gomma che divertono tanto il bambino, restano a galla ad un livello sempre maggiore fino ad arrestarsi solo quando chiudiamo il rubinetto. A quel punto, il piccolo può immergersi, lavarsi e magari anche divertirsi. Ma se quel rubinetto non lo chiudessimo in tempo, l’acqua raggiungerebbe il bordo della vasca, il livello a cui le paperelle di gomma galleggiano sarebbe aumentato ed esse rischierebbero di fuoriuscire assieme all’acqua in eccesso, la quale finirebbe per allagare il nostro appartamento e, siccome riversatasi sul pavimento, essa si andrebbe sicuramente a buttare, mentre il figliolo non avrebbe più il suo bagnetto perché la vasca sarebbe stracolma d’acqua. A meno che, al verificarsi di tutto ciò, non chiudessimo quel rubinetto, non svuotassimo la vasca quel tanto che basta per poter tranquillamente immergere il pargolo e, magari, visto che non riusciamo a sbloccare lo scarico, non contenessimo quell’acqua in più sottratta dalla vasca, in una o più bacinelle. Vi consiglio di rivisitare questa metafora, sostituendoci però l’operato della banca centrale e dei governi a quel rubinetto, il denaro circolante all’acqua, i prezzi dei beni alle paperelle di gomma e la produzione del Paese alla vasca da bagno, mentre considerate il bambino come l’allegoria di tutti i cittadini di uno Stato moderno e vi invito a cercare di rispondere a questa domanda: nella realtà, che fine fa quell’acqua in più (i soldi), sottratta dalla vasca (la produzione del Paese), per evitare che trabocchi e che, nel nostro paragone, immaginiamo "fortuitamente" contenuta in quelle bacinelle?

Quando non sappiamo più cosa rispondere, solo allora abbiamo la possibilità di essere migliori di prima.

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1264204390 Fri, 22 Jan 2010 15:53:10 -0800
<![CDATA[Addio agli uomini senza volto]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1260717631&archive=

La grande guerra (1964) - Renè Magritte. Collezione privata

Torniamo a responsabilizzarci! Diamo un taglio netto alla confermata e ormai depravata consuetudine della delega delle proprie responsabilità.

Questo non è un grido. E’ il mio modo di prendere atto di una speranzosa inversione di tendenza. Vivo in una piccola cittadina del sud Italia che in questi giorni di tardo autunno mi ha letteralmente stupito; ossia Ruvo di Puglia. Infatti, percorrendo il suo centro storico non ho potuto non notare l’iniziativa dei commercianti della zona di animare il passeggio di questi giorni prenatalizi dei passanti, non solo con semplici e reclamizzanti decorazioni che teatralizzano questo “gran varietà religioso”, ma anche con un lieve e delizioso sottofondo musicale natalizio, il quale riempie lo spazio sonoro di un luogo tanto bisognoso di essere “reinventato” e soprattutto ravvivato. Insomma, laddove la pubblica amministrazione di questa cittadina non arriva a comprendere appieno la semplicità e la grandissima utilità del decoro del paese in alcuni momenti della vita in comune degli uomini, trascurando, con legittime giustificazioni, la scarsa messa in opera delle decorazioni natalizie, ci arriva chi è decisamente e direttamente interessato; ossia il singolo membro della comunità  (in questo caso, i commercianti), collocando alberi di natale negli angoli della strada principale, addobbandoli con elementi che pubblicizzano l’insegna dei negozi che esercitano nelle vie storiche, decorando gli ingressi degli esercizi con festoni tra loro in sintonia fra una rivendita e l’altra, installando un impianto stereo che si estende lungo quasi tutta la strada maggiore e che amplifica musiche con temi natalizi.

La qualità estetica di questa privata iniziativa è di sicuro sindacabile ma, a me, interessa cogliere l’occasione di riferire questo accadimento perché sembra esemplare per riflettere sulla necessità, nelle nostre vite, di evitare il vicolo ceco in cui spesso ci imbattiamo e rappresentato dall’attendersi, di ognuno, che sia qualcun altro (per esempio, lo Stato) a risolvere i nostri bisogni. Accade che, ormai sempre più spesso, assumiamo un atteggiamento di deresponsabilizzazione sull’organizzazione della vita in comune. Pensiamo, giustamente, che chi abbia ricevuto i nostri voti politici, debba risolvere i problemi della collettività, ma poi ci scordiamo, soprattutto in momenti come questi, che probabilmente quei voti da noi espressi in passato, siano stati oggetto di uno scambio di promesse clientelari che riguardavano soltanto la risoluzione di un proprio problema, come per esempio, potrebbe essere la raccomandazione per ottenere un posto di lavoro, magari mai ricevuto (perché soggiogati dall’astuzia del politicante) e, per nulla essi abbiano riguardato, ad esempio, la promessa che a Natale il paese fosse illuminato a festa. Quindi, deleghiamo allo Stato (e alle sue appendici locali) troppo e ci attendiamo che questo ente si occupi di noi così come farebbe la mamma con il proprio figliolo. Ma lo Stato non è la nostra mamma e quindi le promesse possono anche non essere mantenute, con il risultato che, chi lo rappresenta sedente su di una poltrona, ha il potere di disporre delle nostre vite (perché da noi delegato col voto). Il resto dei cittadini, invece, avrà partecipato soltanto alla scelta del candidato ma non alle decisioni che effettivamente riguarderanno l’organizzazione della nostra vita. In effetti, su quelle si perde la propria voce in capitolo nell’esatto momento in cui si appone il segno sulla scheda elettorale, perché così facendo si dichiara di non volersi occupare direttamente della risoluzione dei problemi della società, i quali, probabilmente, da coloro che riceverebbero il potere, non saranno considerati minimamente, perché nella scala delle priorità dell’uomo viene prima il proprio interesse e dopo quello altrui.

Noi dovremmo essere lo Stato e non chi ci rappresenta. Così come è accaduto ai cittadini ruvesi i quali, avendo ricevuto dal proprio Comune una scarsa illuminazione a festa del paese e solo un suo particolare interesse alla tradizionale realizazzione di un caro presesepe nella piazza principale di Ruvo, sono stati i commercianti del luogo che si sono ad esso sostituiti, regalando a chi abita questo paese il colore e il calore del Natale. Allo stesso modo dobbiamo comportarci sulle altre questioni che riguardano la nostra vita, come, ad esempio, la pulizia delle nostre strade, la cura e la preservazione del verde, l’accoglienza turistica nella nostra terra e tanto altro ancora. Dai nostri rappresentati istituzionali invece, dovremmo solo pretendere che difendano, per conto di tutti, la libertà di ognuno di decidere in concerto e in prima persona della propria vita nella collettività.

Un’alta dose di libertà richiede una quantità altrettanta uguale di responsabilità. Ma avere responsabilità significa rispondere ai valori in cui si crede, così da potersi immedesimare in essi.

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1260717631 Sun, 13 Dec 2009 07:20:31 -0800
<![CDATA["Psicosi delle 4 e 48" di Sarah Kane]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1258932004&archive=

Il suicidio di Dorothy Hale (1939) - Frida Kahlo. Phoenix Art Museum, Phoenix (USA)

Vivere o sopravvivere. E’ differente. E nella morte c’è differenza? Cioè si può morire nella maniera giusta? C’è una maniera giusta di morire?

“Non ho voglia di morire

Nessun suicida ne ha mai avuta” pag. 219*

“Non mi sono mai uccisa prima quindi non cercate in me precedenti

Ciò che è avvenuto fu solo l’inizio” pag. 216*

Forse morire è giusto perché è morire e basta, non c’è altro, forse non c’è questa differenza. E se ci fosse?

“Alle 4 e 48

Quando la disperazione mi fa visita

Mi impiccherò

Al suono del respiro del mio amante” pag. 185*

Per i più sarebbe proprio il suicidio una morte sbagliata, lo è per la chiesa, lo è per Dante. Io non vorrei esserci in una scelta così difficile, non la giustifico, ma la comprendo.

“Alcuni diranno che questa è autocommiserazione

(sono fortunati a non sapere quanto è vera)

Altri capiranno solo la sofferenza” pag. 186*

Forse è più ripugnante la morte nella vita, l’arrendersi il non voler più lottare, il deporre le armi.

“Sento che il futuro è senza speranza e le cose non possono migliorare” pag. 184*

“Questo non è un mondo in cui ho voglia di vivere” pag. 188*

Forse ancor di più è l’annullare l’altro, il volerlo cambiare, lo smettere di ascoltare.

“Per favore non spegnete la mia mente cercando di rimettermi a posto. Ascoltate e capite” pag. 197*

Io Credo che l’assenza può uccidere, la morte della vita può uccidere, l’annullamento dell’altro può uccidere, la vita senza amore può uccidere. E questa è la differenza. Questa è una morte sbagliata.

Come si può vivere senza amore. Come si può morire senza amore.

“Tagliatemi la lingua

Strappatemi i capelli

Mozzatemi gli arti

Ma lasciatemi l’amore

Preferirei aver perduto le gambe

Che mi avessero strappato via i denti

Cavato gli occhi

Piuttosto che aver perduto l’amore” pag. 207*

E se nella vita si avesse la sfortuna di non incontrarlo l’amore sarebbe meglio morire.

Io credo di si.

“Nella vita non ho mai avuto problemi a dare agli altri ciò che volevano. Ma nessuno è mai stato capace di fare lo stesso per me.” pag. 192*

Annalisa Berardi

Piccola lezione del mio cuore al tuo

Oltre il mare le città

Oltre i monti le idee

Oltre il rumore il suono

Oltre il vento le tue parole

Oltre me  un altro me.

Non fermare il cuore dei tuoi occhi alla superficie.

Entra scalfendo la pietra hai nuova materia…

Arturo Del Muscio 08/08/2005

* SARAH KANE, (2000) Psicosi delle 4 e 48. Giulio Einaudi eEditore s.p.a., Torino. Traduzione di Barbara Nativi.

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1258932004 Sun, 22 Nov 2009 15:20:04 -0800
<![CDATA[Cervelli d'argilla]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1257607423&archive=

Siamo vuoti! Ormai ci sono ideali che in Italia non vogliamo più difendere, per noi i valori sono sempre più terreni, essi sono sempre meno assoluti e restiamo pressoché imbambolati davanti agli oltraggi al pudore, al rispetto di un uomo e alla cultura di una civiltà.

Gli ultimi accadimenti spiattellati qua e là dai media sono di notevole interesse al fine di comprendere cosa stia accadendo in questa “strana” società dei giorni nostri. Politici che vanno a prostitute, maschi che si trans-formano in donne e viceversa, bambini che non fanno più marachelle ma compiono veri e propri delitti, giovani che si fanno rinchiudere in una casa e riprendere dalle telecamere di una trasmissione televisiva,  ragazzini che tentano di diventare cantanti (o ballerini) famosi attraversando le fucine televisive, vengono fatti passare, per l’intrattenimento della nostra gente, esclusivamente per fenomeni da baraccone, venduti alle massaie che da casa, loro malgrado, si ritrovano sistematicamente davanti alla tv, oppure agli sprovveduti (per carità, del tutto in buona fede!) che leggono i giornali, affidandosi così a banalissime chiacchiere di paese.

Mi sono chiesto più volte il motivo per cui il tutto sia diffuso alla conoscenza degli uomini della nostra società in modo sfrontato, e mai nessuno, invece, abbia affrontato certi temi per comprenderne una tendenza o abbia valutato l’utilità di tale spettacolarizzazione. Non starò qui a calpestare le questioni da me prese ad esempio per scrivere se sia giusto o meno che un politico (o qualunque altra persona) abbia certe personalissime debolezze (consuetudini o vizi), su cosa induce una persona a voler mutare sesso, su come sia possibile che un bambino violenti una coetanea, oppure se ci sia un talento attribuibile ad un concorrente il quale partecipi ad un realty show. Piuttosto è importante comprendere le conseguenze di queste operazioni mediatiche, le quali hanno tutto ciò ad oggetto e che distraggono la gente dalle genuine questioni della vita (vedi le petulanti notizie su fantomatiche pandemie). Le persone sono rimbambite da informazioni, spesso inutili per la loro esistenza (vedi quelle diffuse dai rotocalchi dei periodici circa i gusti sessuali dei politici o dei calciatori). Esse lasciano che le proprie convinzioni sprofondino nell’opinione altrui urlata al megafono, la quale è tutt’altro che disinteressata (vedi quella emergente in qualsiasi talk show televisivo che tratti l’attualità). Tutto ciò produce un inesorabile inaridimento dell’animo umano. Io ritengo che possiamo discutere circa qualunque validissimo ventaglio di progetti interessanti per il bene della collettività, ma purtroppo, essi, indistintamente, saranno ostacolate dalla questione che, in tutti gli anni di vita di questa nostra nazione, ha costantemente devastato la serietà dell’Italia, ovvero, quella culturale.

La cultura è la vena principale attraverso la quale far scorrere il sangue della rivoluzione, la quale non avrà mai inizio se i suoi elementi cardine, ossia i suoi ideali e i suoi valori, non riusciranno ad irrorare le menti prima ancora di essere pulsati lungo gli atri del cuore di ognuno. La chiesa cattolica ad esempio, ha colonizzato il cuore e la fede di milioni di esseri umani, diffondendo i propri valori e promuovendoli esattamente attraverso la divulgazione di tante di quelle opere artistiche e culturali, le quali oggi costituiscono l’ottanta percento del patrimonio di noi italiani. “Fare cultura” non significa fare pettegolezzo per lo sputtanamento del finto reale televisivo o sulla depravazione dell’autonomia intellettuale di ognuno a causa della stampa mentitrice, né tanto meno confonderla con l’istruzione (la quale è ben altra cosa). Piuttosto essa significa arricchire l’animo degli uomini attraverso l’opera di comunicazione delle idee, necessariamente compiuta da capolavori viventi, come i santi, i mistici o, in mancanza di questi, dagli artisti. Dare importanza all’opera culturale determina il momento in cui le menti si potranno finalmente formare (per così accorgersi della brutalità di ciò provoca la necessità di informare), in modo da impreziosirle di valori e di ideali da difendere, abbandonando l’eccesso dell’ovvia spettacolarizzazione dell’impertinenza e delle danze di ri-forma di fallimenti già consumati.

Quando la cultura riesce ad allargare le trame della ragione degli uomini, essa rende un popolo difficile da asservire. Ma allo stesso tempo, esso diventa molto più facile da governare.

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1257607423 Sat, 07 Nov 2009 07:23:43 -0800
<![CDATA[“A mia madre mia prima maestra” di Fernando Savater]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1256530229&archive= Pianto d'amore (Ettore e Andromaca) 1974. De Chirico

(Guarda il video)

Anche se non è la festa della mamma, anche se non è successo nulla di particolare, so nel mio cuore che le mamme dovrebbero essere sempre al centro della nostra attenzione, per infiniti motivi; il primo banalissimo ma essenziale è che  ci hanno messo al mondo in un concentrato di dolore e felicità, ansie e gioia, come quando si è innamorati, si è felici entusiasti con le farfalle nello stomaco, ma con dentro un grande senso di paura e insicurezze sul futuro; il secondo ci hanno amato al di là di tutto, e per noi hanno imparato a lottare, per poi insegnarci a farlo anche senza di loro.

“l’amore rende possibile e potenzia l’apprendimento senza però poterlo sostituire” pag. 9*

“la capacità di apprendere è fatta di domande e di qualche risposta, di ricerche personali e di scoperte che non hanno riconoscimenti ufficiali.” pag. 26*

L’insegnare, l‘educare, per i greci erano due cose diverse, per noi non possono più prescindere l’uno dall’altro, perché le famiglie si sono affidate agli insegnanti per educare i propri figli, un po’ per mancanza di spirito, un po’ per mancanza di tempo.   

“Oggi che la famiglia non svolge più completamente il suo ruolo socializzante, la scuola non solo non può svolgere la sua funzione specifica come in passato, ma comincia ad essere oggetto di nuove richieste alle quali non è preparata” pag. 34*

Ma perché dobbiamo, impariamo, insegniamo? Perché ignoriamo, sempre meno, purtroppo

“ciò che sanno coloro che insegnano è fondamentale quanto ciò che ancora non sanno quelli che devono imparare” pag. 8*

E così capita che sempre meno abbiamo voglia di imparare, sempre meno ci lasciamo travolgere dal desiderio di conoscere, facendoci catturare dalla brutta superbia di sapere tutto.

“I membri della società non solo sanno ciò che sanno, ma percepiscono l’ignoranza, cercando di correggerla, a coloro che ancora non sanno o, erroneamente, credono di sapere qualcosa ” pag. 7 *

Ma forse è tutta questa informazione che quotidianamente ci bombarda, ci assorbe.

“Il problema non è che la televisione non educa abbastanza, ma che educa troppo […] e dissipa senza indugio le nebbie protettive dell’ignoranza” pag. 43*

E poi il tempo, il lavoro e il denaro ci rubano le figure che per prime dovrebbero modellarla quegli animi argillosi di bambini desiderosi di apprendere, ma nel modo giusto.

“La principale conseguenza di queste trasformazioni è che nei focolari moderni dei paesi sviluppati ci sono sempre meno donne e anziani” pag. 35*

E senza le mamme, senza i nonni, senza i genitori, sempre più occupati ad attaccare i cocci, chi si occupa dei bambini?

“Se i genitori non aiutano i figli con la propria amorevole autorità, a crescere saranno le istituzioni pubbliche che dovranno imporre loro il principio di realtà con la forza. In questo modo si ottengono solo vecchi bambini disobbedienti, non liberi cittadini adulti.” pag. 39*

Ed è per questo che oggi più che mai gli insegnanti, rivestiti del ruolo di pedagoghi, hanno il bisogno di essere sereni, ottimisti, speranzosi, con un futuro che li sostenga, perché loro hanno il compito di dare valori morali, spirituali, etici al futuro di tutti quanti noi, i bambini.

“Chi prova repulsione per l’ottimismo, deve lasciar perdere l’insegnamento […] perché educare è credere nella perfettibilità umana, nell’innata capacità di apprendere e nel suo intrinseco desiderio di sapere, nel fatto che ci sono cose che possono essere conosciute e meritano di esserlo, e che noi uomini possiamo migliorarci vicendevolmente per mezzo della conoscenza.” pag. XIX*

Bambini che hanno il diritto di avere i propri eroi dentro casa, guardandoli con rispetto e gratitudine, riconoscenza e orgoglio, perché sanno essere eroi nonostante la precarietà, perché hanno l’attenzione di non usare le proprie insicurezze come armi, ma hanno le capacità di dimostrare, con l’esempio, ciò che è giusto!                     

“L’educazione famigliare funziona attraverso l‘esempio” pag. 33*

I cambiamenti in atto non devono essere ignorati, sottovalutati. Come una danza vanno compresi il ritmo, le pause e i passi. Solo così sarà come volteggiare senza mai cadere.

Mamma non gridare

Mamma non piangere

Mamma non morire

Io ho davvero bisogno di te

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* FERNANDO SAVATER, (1997) A mia madre mia prima maestra, Editori Laterza Bari. Traduzione di Francesca Saltarelli

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1256530229 Sun, 25 Oct 2009 21:10:29 -0700
<![CDATA[I pesciolini smarriti]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1255438467&archive=

Scarsa libertà di stampa in Italia! Ma dall’anticamera del cervello di chi escono fuori certe idiozie?

I più attenti e i più aggiornati, avranno sicuramente notato la martellante querelle diffusa dai giornali, dalla tv, su internet e relativa alle presunta mancanza di libertà di stampa nel nostro paese, espressa con false manifestazioni di categoria o con post e articoli di giornale, che oserei definire “polpettoni”, circa questa falsa questione nostrana. Ne sono un esempio lo “sciopero dei blogger” di qualche mesetto fa, le trasmissioni televisive che affrontano l’argomento sottoforma di dibattiti e la recentissima manifestazione di protesta in merito, svoltasi a Roma e promossa dalla classe dei giornalisti.

Questo è un ulteriore esempio di come, gli attori del potere economico e politico, stravolgono il senso delle cose per indurre alla confusione e distrarre la moltitudine dal vero problema appena percepito. Cari lettori, in Italia la stampa è libera. Talmente libera che essa si permette di fare, praticamente, tutto quello che vuole, dall’ottenere i finanziamenti da qualsiasi fonte (anche di matrice politica) al riferire qualunque cosa (anche la più inutile a scapito di una più necessaria). Lo stesso dicasi dell’informazione perché, attualmente, chiunque potrebbe attingere a qualsiasi tipo di dato statistico e notizia attinenti al nostro sistema, per poterne comprendere obiettivamente l’andamento e gli sviluppi. Direi che di informazioni, anche senza considerare quelle commerciali e pubblicitarie, ne sono disponibili per tutti in una quantità cosmologica. Come qualcuno ha già detto prima di me, il vero problema è nella qualità dell’informazione e, io aggiungo, nell’etica di chi la riferisce. Quella della mancanza di libertà di stampa è un falso problema perché, pur esistendo un albo dei giornalisti di dubbia dignità per un paese che si definisce libero e il quale ne regolamenta l’attività col risultato di vincolarla, chiunque vi potrebbe accedere e successivamente fondare con le risorse necessarie un quotidiano. Tra l’altro, le possibilità che internet offre ci permettono, non solo di usufruire delle notizie, ma anche di produrle autonomamente e di condividerle a costi irrisori (raggiungendo un bacino di utenza che è pur sempre minore rispetto a quella televisiva!), potendo dire tutto e il contrario di tutto (assumendosi, però, le relative responsabilità). Il punto è che purtroppo esistono pressioni tali le quali, limitano significativamente l’espressione delle verità per favorire intenti poco tollerabili dall’etica umana. A questo, si aggiunge anche la stima secondo la quale, solo il trenta percento dell’informazione è veicolata dalla carta stampata, mentre la restante parte è diffusa da una tv spesso orientata ad un solo punto di vista della realtà e ormai concorrente con l’evolversi di internet.

Le informazioni giornalistiche, per loro stessa natura, ingannano perché riferiscono singoli punti di vista i quali, a loro volta, ne omettono altri, alterando così la visione di una realtà che viene riferita solo parzialmente e in modo soggettivo dal giornalista. Quindi, avere a disposizione più punti di vista circa un determinato fatto, aiuterebbe gli informati a farsi una propria idea grazie al possibile confronto fra più versioni, ma il quasi monopolio di una televisione “padrona”, spesso schierata unanimemente a controllare i comportamenti della gente, non garantisce tale condizione. Uno Stato che finanzia l’attività di informazione incentiverebbe, probabilmente, il sorgere di ricatti, i quali avrebbero ad oggetto proprio la tipologia di informazioni da diffondere e quelle da nascondere, al probabile scopo di tenere la gente all’oscuro di fatti potenzialmente pericolosi per i governanti disonesti, non permettendo così ai giornalisti di fornire un servizio veramente utile alla collettività. Infine, se l’istituto di diritto della querela, la quale è promuovibile contro chi diffonde notizie disonorevoli su una persona, produce i suoi effetti a prescindere dalla veridicità della segnalazione pubblicata, è automatico che essa risulterà profondamente disincentivante al fine di fornire una buona e utile informazione. Internet risolve molte di queste problematiche e la libertà che la caratterizza andrebbe tutelata e non osteggiata. Riflettiamo sui problemi che ci vengono evidenziati dai media, perché non tutti segnalano un pericolo anzi, molti coprono delle vere e proprie risposte.

La stampa mente irrimediabilmente sia per le sue affermazioni che per le sue omissioni perché riferisce sempre i fatti e mai sui fatti.

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1255438467 Tue, 13 Oct 2009 05:54:27 -0700
<![CDATA[Lo spazio fra la spiaggia e il mare]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1254399953&archive= Poveri in Riva al Mare (1903) - Pablo Picasso

Ci sono le avvisaglie di una rivoluzione nella mente di molti, ma nessuno riesce a spiegare in che cosa essa consiste. In tanti vogliono cambiare la società e il suo sistema ma, alla fine, non ci sono i fatti che lasciano presagire al moto di insurrezione.

Il malcontento dell’ultimo decennio da parte di chi, a proprio modo con la pubblicazione di blog, con la costituzione di nuovi movimenti indipendenti (o presunti tali) o con l’opposizione intellettuale al governo di turno, continua a manifestare il proprio disappunto circa i riflessi prodotti dall’andamento del sistema economico e politico sulla gente, indurrebbe i più zelanti dei cittadini a sospettare la crescita del desiderio di un cambiamento sempre più ricercato fra i più di noi. Quest’ultimo è avvertibile pure in certe manie e mode le quali, ultimamente, stanno prendendo piede attraverso la rappresentazione cinematografica e letteraria dei scenari apocalittici profetizzati da antichi popoli (si immagini a quelli dei Maya e riguardanti la presunta fine dei tempi prevista per dicembre 2012) e dalle sacre scritture (si pensi a quelli annunciati nel libro de “L’Apocalisse” di Giovanni e contenuto nella Bibbia) ma finanche con i racconti, così inquietanti, dei documentari scientifici che riguardano la distruzione del pianeta a causa dell’impatto di meteoriti con la sua superficie, di grandi terremoti e di estremi cambiamenti climatici i quali decimerebbero la vita sulla Terra.

Ritengo che essi siano segnali sintomatici i quali rappresentano un incremento, sempre più generalizzato, del grado di insoddisfazione delle persone sul sistema in cui si è costretti ad integrarsi (soprattutto  della generazione più giovane). Più si parla di ottimismo (anziché parlare ottimisticamente) più si ammette che, probabilmente, ci sia qualcosa per cui non esserlo, con un volgarismo tentativo di iniettare così la fiducia nella gente. Quante volte si è sentito dire in queste settimane che la produzione di settembre 2009 è aumentata dell’un percento? Quanti si chiedono “rispetto a cosa essa sarebbe aumentata?”. Se si fosse in grado e si avesse la cultura di verificare le informazioni ricevute, ci si accorgerebbe che il dato riferito in questi giorni è semplicemente (e quindi, insignificante) relazionato allo stesso  indice del mese scorso, il quale, tra l’altro, non considera che esattamente un anno fa (a settembre del 2008) avevamo registrato un meno  due percento rispetto all’anno prima (ossia al 2007). Di conseguenza, l’informazione corretta sarebbe che quest’anno si è recuperato un misero un percento del dato negativo registrato un anno fa e che, di questo passo, ci vorrebbero oltre 2 anni (minimo) di costante aumento della produzione per recuperare del tutto. Altro che ottimismo!

Con ciò, quello che desidero far capire è che bisogna avere obiettività e, soprattutto, consapevolezza di ciò che si compie, così da poter condurre degnamente la propria vita in questa nostra società e, fondamentalmente, che non dobbiamo farci prendere per i fondelli. La voglia latente di resettare il nostro mondo, così come è espresso nella cinematografia, nella letteratura e nei servizi di divulgazione scientifica dei giorni nostri, riflette l’inizio di un sentimento di rassegnazione dell’uomo di oggi davanti al mostruoso sistema che conduce diabolicamente la vita di tutti. Si immagina che l’unica opportunità di rovesciare le nostra situazione e di poter ricostruire tutto da capo, sia un disastroso cataclisma naturale oppure la provvidenziale discesa sulla Terra di Dio il quale, essendo tanto abituato a ripristinare l’ordine delle cose, giudichi finalmente i malvagi e restituisca ai giusti la libertà di vivere e di procreare.

L’uomo è consapevole della propria esistenza solo rispetto a sé stesso ed è maledettamente inconsapevole della propria inesistenza rispetto a tutte le altre cose. Che bello quando accade il contrario!

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1254399953 Thu, 01 Oct 2009 05:25:53 -0700
<![CDATA[Servi dei suini, alzatevi!]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1253017537&archive= La Sedia di Vincent (1888) - Vincent Van Gogh. National Gallery, Londra (UK)

(Guarda il video)

La vogliamo smettere di prendere in giro la brava gente? La facciamo finita con le sensazionali notizie che seminano il terrore riferendo circa fantomatiche e pericolose epidemie? Sarà tutto vero?

E' da più di due settimane che, in TV e sui giornali (anche su quelli presunti seri), c'è gente la quale terrorizza il paese circa l'arrivo minaccioso della cosiddetta "influenza suina". Ad aggravare il tentativo di allerta ci sono informazioni che riferiscono circa casi, sparsi qua e là della nazione, sui contagi subiti da alcuni malcapitati e addirittura sulla morte di alcuni altri a causa del "nuovo virus" (ufficialmente ad oggi, quest'ultimi sono 2 su 61 milioni di abitanti in Italia!). Il governo, da parte sua, stabilisce le regole di questo "gioco": evitare le effusioni innocenti nelle scuole, le stesse strutture devono essere pronte a chiudere in caso di codice rosso, presto sarà disponibile sul mercato il vaccino che spazzerà ogni paura. Gli ospedali rispondono al "gioco" sistemando gli affetti, giunti preoccupati in pronto soccorso, nel reparto malattie infettive; per sicurezza!

Sembra che la questione sia davvero molto seria e preoccupante! Allora perché non ritardiamo l'apertura delle scuole (nelle scuole, questo nuovo virus, potrebbe svilupparsi ulteriormente)? Dal potere, però, ci avvertono che la questione è sotto controllo, che non c'è motivo di prendere una decisione del genere e che presto gli italiani saranno vaccinati. Ma intanto i media continuano a dedicare ampi spazi sull'argomento e a far nutrire ansie a chi li segue. E allora, perché tutto questo clamore? Probabilmente, ciò significa che forse non ci si fida delle rassicurazioni che arrivano dai palazzi del potere oppure, visto che si insiste, che vi è qualcuno il quale vuole dire o fare qualcos'altro! Di che si tratta?

A chi non lo ha ancora capito, glie lo dico io di che si tratta: di soldi. Credo che queste operazioni, le quali approfittano della credulità pubblica, siano un esempio di economia immorale che coinvolge i governi e che ha il solo fine di prosciugare la ricchezza dei popoli, in quanto non dedita alla creazione di valore per un uomo. Vedete, all'anno, circa 500 mila individui, nel mondo, muoiono di sola influenza comune (perché molto al di sotto della soglia di povertà o perché già sofferenti di altri disturbi molto più gravi). Molti altri milioni di uomini muoiono di malattie comunemente guaribili nei paesi sviluppati come la diarrea oppure la polmonite. Sapete, invece, quanti ne sono morti, presumibilmente, di questo nuovo virus influenzale nel solo inverno australe? Appena 25 mila nel mondo circa (ricordiamoci che siamo più di 6 miliardi di persone nel mondo). L’influenza comune, i popoli ricchi sanno già come combatterla, una nuova invece no. E anche se una nuova non esiste, ce la si inventa, magari per gli inizi dell’autunno (periodo in cui si è biologicamente più esposti a risentire delle temperature più fredde). A quale scopo? Probabilmente per vendere vaccini agli Stati del mondo, per milioni e milioni di euro. Dicono che il governo italiano garantirebbe la vaccinazione del 40 percento della popolazione italiana; e il restante 60 percento? Lo lasciamo al suo destino? Non ha senso morale tutto ciò. Probabilmente quel 40 percento è il piatto con cui qualcuno di noi potrebbe essere riuscito a banchettare con la lobby delle case farmaceutiche al solo fine di incassare indirettamente del vile denaro pubblico, col risultato di fare ricco il farmacista e infame chi dovrebbe rispondere per conto della gente comune.

L’individualismo è una brutta bestia! Esso impoverisce drammaticamente l’esistenza. Un uomo assume valore in base a quanto e a come egli è in grado di annullare il proprio ego. (Guarda il video)

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1253017537 Tue, 15 Sep 2009 05:25:37 -0700
<![CDATA["La fattoria degli animali" di George Orwell]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1252062158&archive=

(Guarda il video)

Io non credo nella libertà. Io non credo nella verità. Io non credo alle favole, ma mi aiutano a sognare.

Mi hanno insegnato ad usare l’intelletto, mi hanno fatto studiare perché fossi più intelligente, mi hanno fatto leggere perché stimolassi la mia coscienza critica, mi hanno fatto conoscere idee filosofiche rivoluzionarie, perché comprendessi.

Oggi sono ignorante come ieri.

“Erano arrivati i tempi in cui nessuno osava dire ciò che pensava”  pag. 71*

Lo studio ha reso tutti noi più sicuri di sé stessi, sappiamo scegliere da soli cosa è giusto cosa è sbagliato. Saper discernere, saperne discutere: ci ha dato forza, potere.

Ho incontrato chi era certo di poter cambiare questo mondo, di rivoluzionarlo.

Oggi so solo che non è cambiato nulla.

“E’ possibile ridurre al silenzio le idee impopolari e tenere nascosti i fatti scomodi senza alcun bisogno di veti ufficiali”  pag. 115*

Ora viviamo in un era di globalizzazione, le barriere dell’ignoranza sono state abbattute, conosciamo più di una lingua per poterci interfacciare con il globo, essere tutti vicini, tutti più simili. Ma la nostra innata voglia di restare diversi, distinguerci ci ha portato a barricarci in una coltre di diffidenza, ci ha rinchiusi nella torre dell’egoismo, alta, e dall’alto le nostre idee si sono trasformate in diamante, dall’alto nessuno potrà distruggerle.

Oh, quanto ce la raccontiamo bene!

“L’uomo non bada agli interessi di nessun’altra ceratura, ma solo ai propri” pag. 9*

Oppure ce l’hanno raccontata così? Ci hanno legato a loro, rendendoci soli. Una torre la si può abbattere facilmente. Ci hanno tolto l’unione, il coraggio.

“Non basta il coraggio. Sono più importanti la lealtà e l’obbedienza”  pag. 47*

Nonostante le nostre intelligenze, le nostre lauree, le nostre rivoluzioni, siamo schiavi di chi ci giudica davanti ad una cattedra, di chi ci tiene a nero, di chi ci sfrutta, di chi ci chiede il pizzo.

“Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri” pag. 107*

E quali armi contro una condanna a morte? La rivoluzione? La rivolta? Il sangue? Ma come? ci hanno fatto studiare la storia perché imparassimo a non versarne altro, e la prima idea che ci salta in mente è proprio quella? Cavolo, non c’è altro? siamo davvero in trappola?

“Erano contenti di creder così”  pag. 90*

Non lo so davvero. L’ho detto, sono ignorante come ieri. E come i miei avi mi affido a chi mi ha fatto credere più capace di me.

Però, io non credo nella libertà.  Io non credo nella verità. Io non credo alle favole ma mi aiutano a sognare.

“il canto del gallo e lo sventolio della bandiera, riuscivano, almeno ogni tanto a non pensare che avevano la pancia vuota”  pag. 93*

Vivo nella consapevolezza di poter fare del mio meglio, ma so che è una favola che mi racconto per assecondare un gioco di bugie!

Sono libera?

Grazie.

Allora mi prendo la libertà di ammazzarti

Ah non si può.

Allora che libertà è?

Capisco.

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* GEORGE ORWELL, La fattoria degli animali (1947). Arnoldo Mondadori Editore s.p.a., Milano.

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1252062158 Fri, 04 Sep 2009 04:02:38 -0700