Il Blog di Pasquale Marinelli http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php en-us CuteNews <![CDATA[Impero romano: economia barbara]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1283590296&archive= roma.jpg

Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

]]>
1283590296 Sat, 04 Sep 2010 01:51:36 -0700
<![CDATA[Buone vacanze!]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1281601366&archive= vacanze.jpg

Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

]]>
1281601366 Thu, 12 Aug 2010 01:22:46 -0700
<![CDATA[L’industria preistorica dell’auto va in Serbia]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1281178476&archive= carhenge.jpg

La storica industria italiana dell’auto se ne va e ci ritroviamo a rimpiangere il momento in cui abbiamo deciso di ripercorrere una vecchia strada, la quale porta inesorabilmente al supplizio dei soliti problemi di un’economia arretrata.

Probabilmente, l’azienda ammiraglia dell’auto italiana chiude i battenti in patria per riaprirli in Serbia. Le ragioni sono squisitamente economiche e legate alla convenienza di produrre l’auto dallo storico marchio Made in Italy all’estero, anziché in Italia. Le polemiche sono piovute da ogni fronte e tutte per bagnare la questione concernente gli enormi finanziamenti e incentivi che il governo italiano ha dovuto stanziare e che quindi sono andati sprecati. Ricordiamo che il mercato dell’auto ha subito un duro colpo a seguito della recessione del settore, la quale è maturata nel corso del 2008 e che ha visto, in Italia, una diminuzione delle vendite di automobili del 12,77 percento rispetto al 2007 e dello 0,19 percento nel 2009 rispetto al 2008. A livello mondiale, in maniera analoga, si è registrato un -4,97 percento nel 2008 e -5,92 percento nel 2009. Infine, i prodotti della casa automobilistica italiana ad oggetto, registrano nel 2009 un calo medio delle vendite europee del 5,64 percento rispetto al 2007. Insomma è stata crisi vera.

Ma il punto più interessante di questa storia è il seguente: i guai provocati dall’accanimento dei governi a finanziare e a salvare imprese che il mercato reputa ormai fuori dal business.

Ogni volta che lo stato mette mano sulle questioni economiche, provoca danni irreparabili. Seguitemi nel ragionamento. Se il mercato non digerisce più l’offerta di una certa azienda:

-       le vendite naturalmente calano fino a ché la produzione non è più conveniente per quell’azienda;

-       in tal caso, essa sarà costretta a reinventare la propria attività o il proprio prodotto;

-       oppure a dover chiudere, come è giusto che accada, facendo spazio a nuove è più progressive soluzioni.

Ciò può verificarsi per tanti motivi (prezzo di vendita troppo alto per il reddito dei consumatori, aumento della concorrenza, incremento insostenibile dei costi della produzione, errori manageriali, ecc.) e, se un’azienda riesce a non fallire, significa che essa sarà stata in grado di evolvere il proprio prodotto (tecnologicamente ed economicamente) altrimenti, significa che è bene chiudere e dare spazio ad altri concorrenti, i quali potrebbero essere molto più efficienti. E’ in questo modo che il mercato autonomamente tende a riallinearsi, selezionando gli agenti economici migliori in base alle più virtuose performance e determinando la naturale evoluzione della società, la quale va progredendo sempre di più, poiché è sempre meglio soddisfatta. Se invece, contrariamente a quanto sopra sintetizzato, si permette ad un agente terzo, come lo è un’autorità pubblica, di interferire con le regole naturali dell’economia di scambio, accade che essa:

-       finanzi l’impresa, incentivi le vendite dell’azienda e agevoli fiscalmente la ripresa di quest’ultima, per tentare di evitare il rischio di fallimento e di perdita del posto di lavoro di migliaia di cittadini (votanti);

-       a questo punto, l’azienda è meno stimolata ad investire nell’evoluzione tecnologica del prodotto;

-       mentre a quel mercato, che non ne può più del prodotto obsoleto o inefficiente (insomma, non più conveniente), gli tocca continuare a sorbirsi ciò che ormai è da considerare un “bidone” inefficiente;

-       al lungo andare, l’azienda non può più riprendersi, perché le risorse finanziarie reperite non sono mai concesse sulla base di un piano di rilancio dell’attività ma sempre secondo un piano di rientro delle perdite;

-       infine, ciò che si è evitato oggi lo si è rimandato a domani, momento in cui ci si  accorge che il settore non si è per nulla evoluto, che è rimasto tremendamente arretrato e che la forza lavoro perde il proprio impiego munito solo di un bagaglio di conoscenze professionali antiquate rispetto alle richieste di nuove sfide.

La tecnologia dell’automobile è drammaticamente la stessa di cinquant’anni fa. Cambia solo il design e il numero degli optional disponibili, soltanto per riscaldare la minestra, per far sembrare nuovo il prodotto, ma solo nella forma, nell’immagine e non nella sostanza, non nell’ingegno di rendere il mezzo più compatibile alle nostre moderne esigenze. Sono convinto che il mercato, lasciato libero dalle azioni distorsive dei governi, ci farebbe progredire in meglio, perché stimolerebbe gli attori economici a fare ciò che hanno dimenticato da parecchi anni, ossia a creare e a scoprire. Quel mercato, lasciato così libero, cancellerebbe anche l’ansia di rimanere disoccupati, perché l’operaio di un’azienda fallita ritroverebbe lavoro dopo soli due minuti dal suo licenziamento, in quanto adeguatamente qualificato e aggiornato per essere riassunto in altre realtà aziendali concorrenti del medesimo settore, sicuramente più efficienti e per nulla scoraggiate da monopoli o da trattamenti di favore che i governi sono soliti riservare per un soggetto piuttosto che per un altro.

Siamo sempre meno creativi e il benessere di questi tempi è la rendita di un’eredità che i nostri nonni hanno creato e lasciato per noi.

]]>
1281178476 Sat, 07 Aug 2010 03:54:36 -0700
<![CDATA[PIL. Dieci anni di errori]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1280656824&archive= clicca qui

(Guarda il grafico)

Sapete qual'è la cosa che mi fa sorridere e nello stesso tempo mi fa arrabbiare? Ciò che appare oro colato e si rivela poi solo piombo fuso. Banali e imbellettati pareri vengono ogni anno comunicati come se fossero previsioni evangeliche di natura scientificamente obiettiva. Quante volte abbiamo sentito dire in TV, oppure abbiamo letto sui giornali, le previsioni del PIL per gli anni immediatamente a venire? Ce li comunicano credendoci davvero, e con l’arroganza di chi è estremamente sicuro che noi tutti ci crederemo ancor più di loro. Ho guadagnato, senza neanche troppa fatica, un grafico che spiega ed evidenzia come le previsioni sul PIL dal 1997 al 2007 si siano sempre rivelate errate, commettendo errori molto ampi. Infatti, questo grafico raffronta la media delle previsioni condotte dai principali enti economici in primavera e autunno di ogni anno. Non ne hanno mai azzeccata una! Le colonne bianche indicano, in percentuale, gli errori di previsione nel 2007 per il 2008. Quelle scure indicano la media degli errori commessi fra il 1997 e il 2007 nel prevedere l’anno successivo. Cari lettori del mio blog, non crediate che sia poca roba! Commettere un errore, anche solo dell’1 percento, su un PIL di circa 1.210 miliardi di euro (questo sarebbe il dato registrato in Italia nel 2009), significa sbagliarsi di circa 12 miliardi, ovvero quasi quanto solitamente risulta essere l’ammontare di una intera manovra finanziaria annuale in Italia. (Guarda il grafico)

]]>
1280656824 Sun, 01 Aug 2010 03:00:24 -0700
<![CDATA[Stress test: una trovata pubblicitaria]]> http://www.pasqualemarinelli.com/index2.php?subaction=showfull&id=1280230289&archive= test.jpg

Ormai la lotta che conducono le banche nei nostri confronti è puramente psicologica. Dall’alto dei loro altari, governanti, banchieri ed economisti inventano la trovata estiva del 2010, rappresentata da una valutazione che rivelerebbe lo stato di salute di una banca; il cosiddetto stress test. In sostanza, pare che questo test consista nella simulazione di scenari economici avversi e nell’osservazione delle variazioni di valore che assumono alcuni coefficienti matematici. Secondo il mio parere, ciò non ha alcuna attendibilità e nessun valore previsionale, ma solo comparativo. Inoltre, non si considerano i rischi dell’economia reale, ma, probabilmente, solo ipotetiche manovre (spesso fallimentari) di politica monetaria. Infatti:

-          i concetti alla base di questo test (ossia quelli di patrimonio di base, di vigilanza e di attività ponderata) sono rapporti che statisticamente si riferiscono all’attualità del fenomeno osservato e non sono determinati da alcuna considerazione probabilistica;

-          le ipotesi esaminate riguardano presunti PIL, tassi di inflazione e di disoccupazione futuri, il cui valore è già di per sé frutto di stime. Paradossalmente, si andrebbero a stimare le stime: ma a chi vogliono prendere in giro?

-          e i probabilissimi default di alcuni stati, i necessari interventi di ristrutturazione del debito pubblico dei paesi occidentali, le variazioni dei tassi d’interesse, il fatto che molte banche valutate siano già state sostenute da interventi statali, insomma tutto questo, e altro, non viene per nulla considerato?

-          i membri del CEBS, ossia l’ente che ha condotto questo test, sono costituiti dai rappresentanti delle banche centrali nazionali e uno della BCE. In pratica le banche sono state controllate e valutate da esse stesse.

La matematica non può spiegare l’economia che verrà. L’uomo è un essere creativo per sua natura e ciò è molto più complesso della matematica. Ma a che gioco stiamo giocando?

]]>
1280230289 Tue, 27 Jul 2010 04:31:29 -0700