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Il destino in un bicchiere trasparente

Ho il “leggerissimo” sospetto che all’indomani della mia età giovanile, la pensione mi verrà pagata con una cosa che, fra una quarantina d’anni, abbonderà fra i contemporanei della società del futuro: ossia, le dentiere.

La popolazione italiana sta decisamente invecchiando; lo ribadiscono le ultime statistiche e, fra le cause, si riconoscono l’allungamento della prospettiva di vita dell’uomo (dovuto al maggiore benessere), le sempre meno frequenti nascite (le quali sono disincentivate dagli alti costi della vita) e l’aumento degli immigrati (i quali hanno raggiunto una percentuale della popolazione italiana non più indifferente). A fronte di questa situazione, il sistema pensionistico italiano (secondo il quale, a pagare la pensione del nonno non più lavoratore è colui che attualmente lavora) continua a rivelarsi efficiente al fine di garantire a tutti i cittadini "a riposo" l’assistenza pensionistica. Si riconosce, tra l’altro, che oggi la spesa pensionistica è decisamente sostenibile dal nostro Stato (su questo non ci sono dubbi).

I dubbi, invece, mi assalgono quando inizio a riflettere sugli scenari di lungo periodo che si prospettano, considerando la tendenza demografica ed economica del nostro Paese. Infatti, ad oggi, si prevede che l’età media degli italiani, dagli attuali 42 anni, passerà a 49, che la popolazione attiva (cioè quella che lavora) passerà dagli attuali 40 milioni ai 30 milioni circa, che gli ultrasessantenni saranno 11 milioni di più e gli stranieri costituiranno il 18 percento della popolazione totale. In pratica, saremo una nazione di vecchi, in cui i figli e i nipoti che lavoreranno per pagare la pensione ai propri nonni non saranno più un numero sufficiente per garantire il gettito di imposta utile per un trattamento pensionistico dignitoso, e quest’ultimi saranno pressoché gli schiavi della classe dirigente futura: cioè, gli stranieri. Quindi la generazione degli attuali ventenni che “fortunatamente” sta lavorando, adesso contribuisce ad un efficace sistema previdenziale per un’assistenza pensionistica che ancora non le spetta. Fra quarant’anni, invece, il trattamento pensionistico, che solo allora le spetterà, con l’attuale sistema previdenziale, probabilmente, non le sarà dignitosamente garantito, a causa della scarsa numerosità delle futura generazione lavoratrice.

L’odierna legge previdenziale ha sicuramente stabilizzato la spesa pensionistica nazionale ma, ora, ad obiettivo raggiunto, è necessario un ribilanciamento delle voci che costituiscono la spesa pubblica e, soprattutto, è importante ridurre quella assistenziale, lasciando il posto ai cosiddetti ammortizzatori sociali, i quali possono diventare un’ottima e flessibile alternativa agli attuali paletti imposti dalla norma. Tra l’altro, gli effetti dell’attuale crisi economica, insieme a quelle prossime, con il presente sistema pensionistico, si andrebbero a riversare su quei cittadini che raggiungeranno l’età pensionabile e i quali non avranno avuto un flusso retributivo costante nel tempo (perché precari), tanto da poter godere della positiva rivalutazione, al passo dell’aumento del PIL, dei contributi versati. Per evitare ciò è fondamentale che la politica fiscale distribuisca uniformemente  i costi della congiuntura, ad esempio, attraverso la costituzione di fondi di riserva utili per pianificare la distribuzione dei costi dell’invecchiamento fra le diverse generazioni.

La previsione è una percezione squisitamente statistica dell’uomo di oggi. Il tempo delle sfere di cristallo è un capitolo ormai chiuso. Ma se ci si ascoltasse di più, l’uomo riuscirebbe ad intravedersi nel futuro, semplicemente gustando le emozioni che quotidianamente egli prova.

Postato il 02/05/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia
Un mondo dove si pranza la notte

Natura morta con tovaglia a quadri - Juan Gris

Ma ci rendiamo conto di cosa accade in Italia (e anche di ciò che non accade)? Per ogni tragico avvenimento, o se ne fa un patetico evento mediatico oppure diventa una ghiottissima occasione per fare business.

Negli ultimi giorni sono stati mandati in onda programmi televisivi a tutto spiano (e pubblicate pagine e pagine di giornali) circa il tremendo terremoto che ha colpito l’Abruzzo e che ha provocato centinaia di vittime innocenti. Interi telegiornali, ad ogni ora del giorno, per quasi sette giorni di fila, sono stati dedicati a servizi che riguardavano la tragedia in tutte le salse, reportage fini a sé stessi, grossolani approfondimenti tecnici sul cataclisma che si è abbattuto e video strazianti, montati ad hoc con apposite colonne sonore in La Minore penosamente strappalacrime. Ho trovato stomachevole i volgarissimi tentativi dei fannulloni di turno (politici compresi) che puntualmente, ad incidenti di questo tipo, davanti ad un microfono (o come protagonisti di articoli di giornale), esprimono la loro odiosa e falsa solidarietà con l’intento di promuovere la propria immagine (o quella di un partito). Infine, è decisamente indecoroso che il nobilissimo servizio dell’informazione si riduca ad una sudicia tovaglia, spiegata dalla ruffiana gente dello spettacolo e da quella disonesta del malaffare, sulla quale apparecchiare il vergognoso banchetto fatto di disgrazie altrui.

In Italia ogni emergenza è considerata un profumatissima occasione per fare soldi. La gestione delle emergenze (come quella del terremoto in Abruzzo, quella dei rifiuti a Napoli, ecc.) sono appaganti attività per gli enti incaricati dal governo di risollevare una determinata situazione di crisi e, per di più, foraggiati economicamente dallo Stato. In molti casi, sembra quasi che i governi italiani incentivino il sorgere delle emergenze, non applicando le normative di sicurezza già esistenti (come quelle in vigore sulla costruzione di edifici antisismici), abrogandole e sostituendole con disposizioni meno rigide per la garanzia dell’incolumità pubblica (favorendo così le imprese affinché i loro affari siano più remunerativi, più convenienti e a discapito della povera gente), addirittura, non intervenendo nel momento in cui, in realtà, un evento negativo sia scientificamente atteso (dopotutto, si è sempre saputo che l’Abruzzo è una delle regioni d’Italia a più alto rischio di terremoti).

In questo paese, si sa ma non si è ancora capito che, la soluzione a tantissimi problemi che puntualmente degenerano in emergenze, è la prevenzione. Non si parli della costruzione di centrali nucleari in Italia! La maggior parte del territorio italiano è altamente sismico (lascio solo immaginare le funeste conseguenze che si avrebbero se ne sorgesse qualcuna in zona a forte rischio terremoti). Si sa ma non si è ancora capito che l’intervento pubblico deve mirare ad evitare che le anomalie siano un ostacolo per la collettività. Si sa ma non si è ancora capito che, favorire i soli interessi di alcuni di una comunità, produce un torto alla maggior parte di essa. Forse tutto ciò si sa ma non si è ancora voluto capire.

Il successo di un progetto, di un’impresa, di un’attività o di un’idea è nella coerenza di ciò che si fa. Lì dove non c’è coerenza, c’è qualcuno che sta ingannando, forse sé stesso, o forse qualcun altro.

Postato il 11/04/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura
Una vecchia fanciulla allo specchio

Il giorno di Pasqua è preceduto dalla Settimana Santa, ovvero un evento unico a Ruvo, in cui potersi perdere nell’oblio dei tempi più lontani, nei quali gli antichi padri della nostra cittadina hanno sempre più riversato la propria vita nella speranza di un domani migliore, in cui essere alleviati dai dolori e dai dispiaceri del quotidiano.

Per ogni ruvese, sono giorni di orgoglio questi, i quali sono dedicati alla Settimana Santa, ossia una ricorrenza religiosa cattolica che fa di Ruvo un polo di attrazione per centinaia di fedeli (e non solo), che trovano nel nostro paese l’occasione di vivere non soltanto momenti di culto e di preghiera, durante le rituali processioni delle antiche statue che rappresentano i protagonisti e i fatti della passione di Gesù ma, anche di magiche circostanze, bagnate dal mistero, dalle ombre, dalle melodie e dallo stupore della gente, la quale accorre numerosa agli eventi religiosi di questo particolare periodo dell’anno ruvese.

La Settimana Santa di Ruvo ha molto a che fare con una radicata tradizione religiosa del nostro popolo ed è espressione di valori quali la fede, la passione, la tradizione, la speranza, l’amore e la fratellanza. Le sue origini sono squisitamente pagane ed ereditate da un cattolicesimo sempre più controverso nei suoi secoli di storia ma, bisogna riconoscere un potere evocativo di questa cerimonia pubblica; l’invocazione delle origini. Durante le quasi tiepidi e luminosissime giornate primaverili, i giorni di questa settimana si squarciano, così da creare un varco buio e profondo, che dà accesso a momenti senza tempo, nel quale avvertire e riconoscere quei desideri e quei sogni espressi da chi è vissuto prima di noi e che, successivamente, si sono realizzati nel dono della vita che, forse, grazie a speranzose preghiere, è stata poi offerta a tutti noi, i quali oggi possiamo partecipare ad un attimo di raccoglimento della comunità ruvese, lungo lo sfilare silente dei credenti nel mentre delle sacre processioni.

Bisogna sostenere gli eventi di questo tipo, perché essi contribuiscono alla individuazione di un'immagine ben definita di Ruvo, la quale possa essere spendibile nei confronti della gente di altre comunità, affinché esse riconoscano la nostra realtà e si incuriosiscano per venire a visitarci. E’ necessario, per Ruvo, che la Settimana Santa non sia una manifestazione isolata dell’anno, ma che faccia parte di un percorso promozionale del nostro territorio, legato, magari, ad altre iniziative che, spalmate nei dodici mesi, vadano a riguardare tutto ciò che contribuisce alla realizzazione della tradizionale rappresentazione sacra di queste nostre giornate: vale a dire, la coltivazione della musica d’autore per gli artisti ruvesi, l’arte figurativa fatta dai talenti della nostra terra, l’esposizione dei prodotti ottenuti con fatica dal nostro territorio e la guida per condividere agevolmente le bellezze del nostro paese.

C’è sempre, in tutti gli uomini, la voglia di raccontarsi. C’è chi lo fa meglio degli altri. Ma tutti, bene o male, ci provano a proprio modo.

http://www.settimanasantaruvo.tk/

Postato il 06/04/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura
Trappola per topi

(Guarda il video)

Bisogna capire come mai sia possibile che a questo mondo ci siano le condizioni affinché capiti ad un uomo di non trovare nulla di cui occuparsi. La disoccupazione aumenta, la disoccupazione diminuisce; che cosa c’è dietro questo fenomeno, per cui molte persone rischiano di essere superflue nella vita che si conduce in una società?

La disoccupazione al sud aumenta, soprattutto fra i giovani (guarda caso!) e, se ci focalizziamo sulla nostra regione pugliese, essa è fra le prime in Europa ad avere un elevato tasso di disoccupazione giovanile. E’ ormai all’ordine del giorno l’imminente chiusura di molte realtà aziendali locali (ma è anche vero che alcune altre – quasi solo, multinazionali – se ne aprono) e, chi riesce a restare a galla in questa valle di lacrime, taglia i costi che riguardano il personale, spesso licenziando anche i lavoratori non più tanto giovani. Si dice che la colpa è della “congiuntura economica” (non sforzatevi di capire che cosa significa: sono quei termini ermetici che servono a tenerci buoni; non significa nulla).

Purtroppo per noi, il problema è squisitamente di politica monetaria (insomma, di decisioni che riguardano quanto, quando, come, dove e perché mettere in giro e, a nostra disposizione, più o meno banconote e monetine). Ma per arrivare a capire quali sono le risposte che i potenti hanno dato ai suddetti problemi, bisogna prima rendersi conto di quelle che sono le priorità umane, ovvero illuminare quella stanza della nostra coscienza che non vede un filo di luce da quasi un secolo, a causa di quei pesanti drappi, fatti di menzogne, di diversivi, di illusioni, che purtroppo celano le sue grandi finestre della ragione. La vita dell’uomo non può prescindere da una condizione lavorativa, perché l’uomo che non lavora cade in un vortice puntato all’annullamento della propria dignità, alla venerazione della perversione, all’azzeramento della giustizia e all’abbandono nell’oblio del proprio animo. Lo raccontano le Sacre Scritture (le sagge scritture, scritte da chi la vita umana l’ha conosciuta prima e, forse, molto meglio di noi) a proposito di Sodoma e Gomorra, e della loro popolazione, che cadde nel peccato più estremo perché non aveva più regole, due luoghi in cui ognuno faceva come gli pareva, commettendo abusi materiali e sessuali: non c’erano più uomini ma bestie; l’unico rimasto estraneo all’oscurità di quei tempi era Noè, il giusto, colui che avrebbe lasciato a noi, in eredità, l’umanità così come tutti oggi la conosciamo.

Aldilà che si sia credenti o meno, qualcuno, prima di noi, ha voluto dirci che noi uomini dobbiamo occuparci di tirare avanti la nostra vita e, magari, anche quella di una propria famiglia: con il lavoro, con il portare a casa un pezzo di pane. Distogliendoci da ciò, finiamo per fregarcene degli altri (anche di quelli a noi cari) e per dare un calcio alla tanto reclamata giustizia. Se il sistema in cui viviamo permette che l’uomo sia privato di una occupazione allora c’è un problema che difficilmente sarà risolto perché il “diabolico” ha preso il sopravvento sulla nostra realtà.

L’uomo non può ammazzare il tempo perché è il tempo ad ammazzare l’uomo. (Guarda il video)

Postato il 19/03/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura
L'oro blu

(Guarda il video)

Sono completamente sconcertato! L’acqua, il bene più prezioso che la natura di questo pianeta offre alla vita, diventa sempre di più oggetto di mercato ed è scambiata come una qualsiasi altra merce.

E’ sorprendente notare quanto sia sfrenata la corsa all’acqua da parte di poche ma potenti multinazionali, le quali puntano ad accaparrarsi, nel più breve tempo possibile, i diritti di estrazione e di commercializzazione di questa vitale risorsa. La cosa è resa ancora più obbrobriosa dalla facilità con la quale la pubblica amministrazione ha permesso e, praticamente obbligato, in maniera moralmente incomprensibile, che un diritto dell’umanità diventi il diritto di una multinazionale. Si afferma che solo il tre percento dell’acqua presente in natura sia potabile e che la maggior parte è consumata dall’industria e dall’agricoltura: solo una misera e residua quota decimale è destinata alla necessità di dissetarsi dell’uomo. Ciò spiega il motivo per cui essa sia un potenziale bene di scambio in un mercato: perché è rara. Per non parlare dell’impatto ambientale provocato da miliardi di bottiglie di plastica prodotte per la commercializzazione dell’acqua minerale. Ormai in Italia ci sono regioni che hanno già privatizzato la gestione e la distribuzione dell’acqua (compresa la nostra Puglia), registrando un inevitabile e vertiginoso incremento delle bollette indirizzate ai sempre più poveri cittadini.

Nel momento in cui un’azienda privata inizia ad occuparsi di offerta di un servizio vitale alla collettività, dovrà comunque e principalmente salvaguardare i propri guadagni e non l’esclusivo interesse alla vita dell’umanità. Ciò si traduce automaticamente in un aumento dei costi subìto dalle persone (sia economici che ambientali) e lo spettro dell’incapacità di accesso, da parte delle fasce meno abbienti, ad un servizio così importante (quale è l’approvvigionamento di acqua), comincia ad essere molto più concreto e sempre meno lontano dalle realtà dei paesi del terzo mondo. Infatti, per salvaguardare i propri utili, un’azienda privata dovrà puntare esclusivamente alla massimizzazione dei profitti attraverso l’aumento delle vendite, il livello della domanda, in questo mercato dell’acqua, sarà sempre più alta e, di conseguenza, elevati rimarranno i prezzi di vendita. Concepisco questo ragionamento circa un qualsiasi altro bene di consumo ma non per quanto riguarda l’elemento più importante della nostra vita.

La gestione del servizio di erogazione dell’acqua deve rimanere cosa pubblica e deve essere orientata al minor costo tollerabile. Solo un’azienda pubblica ed efficiente può garantire a tutta la popolazione l’approvvigionamento di acqua, limitando il corrispettivo della prestazione ad un solo e semplice contributo (e non ad un prezzo di acquisto) per sostenere i costi di depurazione e di distribuzione idrica. E’ necessario il divieto assoluto di messaggi pubblicitari di vendita che abbiano l’acqua come soggetto. I comuni devono promuovere il consumo della propria acqua potabile urbana e lo stato deve obbligare l’installazione, nelle abitazioni, di impianti di raccolta dell’acqua piovana per gli usi diversi da quelli alimentari (nulla di estremamente tecnologico!).

Probabilmente, le prossime guerre civili del mondo occidentale si combatteranno per l’acqua, impariamo a risparmiare le nostre ricchezze perché solo in questo modo gli uomini ricordano il loro valore e le preservano per il proprio futuro. (Guarda il video)

Postato il 07/03/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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