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Le vacanze, di solito, spettano a chi lavora. E’ giusto che sia così; illudersi di sfuggire alla catena di montaggio è un diritto da concedere all’uomo “moderno”.

Io andrò in vacanza, per rendere i miei giorni da trascorrere al mare, vacanti di pensieri pessimisti sul mio futuro.

Ogni volta che si è in vacanza, questa ha un senso diverso perché la vacanza può essere caratterizzata da giorni vacanti di lavoro, vacanti di studio, vacanti di dolori, vacanti di cattivi pensieri o di qualsiasi altra cosa che renda l’uomo schiavo per un periodo troppo lungo. La vacanza è una necessità che contraddistingue il cesto dei bisogni che, tutti gli uomini del secolo appena iniziato e di quello che si è immediatamente concluso, portano in braccio durante il corso della loro “attuale” esistenza.

Chiunque si sia concesso, o si concederà, una vacanza (cioè, giorni vacanti di qualsiasi cosa che opprima), lo condivida sul blog, indicando, semplicemente, di che cosa renderà (o abbia già reso) vacanti i giorni estivi, trascorrerndoli diversamente da tutti gli altri dell’anno.

Il vuoto è il silenzio dopo un grido, un pianto o un dolore. E’ nel vuoto che, in silenzio, ognuno resta solo e in pace con sé stesso.


Postato il 08/08/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura





Risveglio al mattino - Jean Mirò

Ruvo è in uno stato di coma. Ma non del tipo naturale; è in un coma farmacologico. Praticamente è indotto per precisa volontà di chi non è interessato diversamente e che, purtroppo per noi altri, avrebbe il potere di risvegliarla.

Ruvo non riesce ad arrestare la forte emorragia di cittadini che scappano dal paese. I giovani trovano lavoro ed emigrano altrove mentre, quei pochi che restano, passano il loro tempo libero nei paesi limitrofi, i quali offrono più spazi di divertimento e svago. Ma c’è anche chi, non potendone più, si trasferisce con la propria famiglia nei paesi vicini (e questo pare essere un dato sempre più crescente negli ultimi anni). La cosa più inquietante è che, ad oggi, nessuna misura viene presa per contrastare questo problema (perché è un problema), anzi, le occasioni di intervento vengono sistematicamente non colte e quando le stesse occasioni vengo create, a chi si rende pioniere, gli attende una marea di difficoltà veramente scoraggianti. Un esempio di occasione creata è quella realizzata da un famoso pub ruvese che ogni mercoledì sera permette di far esibire dal vivo gruppi musicali nello spazio antistante e all’aperto del proprio locale, radunando un manipolo nutrito di giovani ad ogni appuntamento. E’ un evento raro e che fa pensare più ad un sogno che ad una realtà.

E’ vero che i politici hanno una grossa porzione di responsabilità sul dilagare di questo fenomeno e sulla ostilità che incontra chiunque si attivi, al loro posto, che cerchi di guizzare contro la corrente di un fiume che, attraversando rapide sempre più insidiose, svanisce in una conca d’acqua sempre più melmosa e stagnante. Ma è anche vero che, il potere di cambiare le cose, risiede in quella classe della società che ha i presupposti per prendere iniziative convincenti: i commercianti, gli imprenditori e, soprattutto, gli operatori turistici (i gestori di negozi, ristoranti, bar, pub, alberghi, bed&breakfast, ecc.). Questi sembrano essere in perenne competizione tra loro, alimentando un’antipatica concorrenza che non porta a niente, se non ad un disequilibrio di prezzi e alla perdita di quote di mercato a favore delle realtà turistiche delle altre zone del nord barese.

Mi rivolgo alle strutture turistiche, in particolar modo, ma non solo; associatevi, condividete le vostre idee sull’animazione della città di Ruvo (ognuno ha dimostrato di averle), create un sistema che stabilizzi i prezzi dei vostri servizi e fate in modo che Ruvo abbia un carattere attraente (Ruvo non ha un carattere). Ai politici non interessa l’idea, ai politici interessano le cifre a loro vantaggio; approcciatevi con loro puntando sul numero di risorse da impiegare e da richiamare agli eventi che volete realizzare. Non rimanete semplici granelli di sabbia, unendovi diventerete una spiaggia dove approdare, forti e soprattutto una realtà di riferimento (quello che ancora oggi, purtroppo non siete).

Ogni idea è un sogno. Ogni sogno è destinato a morire. Ma se l’idea fosse tanto forte da essere un progetto, allora sì che essa diventa realtà.


Postato il 30/07/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica





E’ incredibile! Dalle nostre parti, più di un laureato non trova lavoro proprio perché è laureato. Avete letto bene, è come se un ragazzo con la laurea avesse la fedina penale sporca.

In pratica, un laureato che non riesce a trovare un lavoro che si addica al proprio ambito di studi (e questo succede proprio qui, dalle nostre parti) e che abbia difficoltà a spostarsi al nord Italia (dove, da questo punto di vista, i giovani, pare se la passino molto meglio), e che abbia voglia di lavorare e non abbia problemi a svolgere lavori di livello inferiore rispetto a quelli a cui potrebbe ambire, presentandosi ad un colloquio di lavoro, riceve sistematicamente risposte del tipo “non appena ci sarà una proposta in linea con il suo profilo, non esiteremo a contattarla”.

Un laureato ha sicuramente delle ambizioni che vanno al di là di un lavoro, per esempio, prettamente manuale; non vivrebbe bene un ambiente lavorativo in cui potrebbero chiedergli, fra l’altro,  di andare a pagare bollette alla posta oppure di fare fotocopie (magari mi pagassero solo per fare delle fotocopie!). Così  i datori di lavoro, per evitare che un laureato, ribellandosi a ciò, alteri la serenità di un ambiente lavorativo, preferiscono, per la stessa occupazione, far lavorare chi una laurea non ce l’ha (presumendo un’umiltà più radicata e minori pretese da parte di questi ultimi). Ma secondo me il problema è un altro. I laureati, sicuramente ci mettono del loro; infatti c’è quello snobismo di fondo, da parte di questi, che ha permesso un simile luogo comune. Ma è soprattutto vero che il mercato del lavoro è saturo, le nostre piccole aziende non sono incentivate ad assumere risorse e le università sono fonti di miraggi nel deserto; esse non preparano al lavoro e i cinque anni di studio accademico si sarebbero potuti dedicare, in alternativa, ad imparare un mestiere veramente spendibile sul mercato (oggi un laureato, per spendere il proprio titolo deve avere la fortuna di trovare un’azienda che gli permetta di fare esperienza; è questa che si spende, non il titolo).

La soluzione non è certamente quella di mentire ai colloqui di lavoro, cioè di omettere che si è in possesso di una laurea (alla fine viene tutto a galla e si rischia di sentirsi dire “però, la prossima volta deve essere più sincero!”). Bisogna imparare un mestiere (magari quello che più ci appassiona), e fare esperienza sul lavoro, aldilà di uno stipendio (agli inizi, ovviamente!). Poi, successivamente, se è nelle nostre gambe, aprire una attività in proprio, oppure proporsi con quello che si è e non con quello che si ha.

E’ vero che nel mondo d’oggi ci sono sempre meno sicurezze, allora affidiamoci alle nostre esperienze, perché esse sono la nostra sicurezza.


Postato il 23/07/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura





Ci siamo mai chiesti perché sempre più famiglie sono strozzate da un mutuo? Io sì e mi sono guardato attorno. Ovunque giri la testa oppure schiacci il tasto di un telecomando o di una tastiera, scritte cubitali ti richiamano all’ordine urlandoti a migliorare la tua vita (fino a cinque anni fa circa, solo l’azione cattolica), chiedendo “semplicemente” un prestito ad una banca.

E’ la realtà degli ultimi dieci anni. Le nostre cassette della posta, le nostre caselle di posta elettronica e i parabrezza delle nostre auto sono costantemente invasi da volantini che invitano la gente a chiedere soldi in prestito alle banche (quelle specializzate nello strozzinaggio legalizzato, oggi si chiamano, per la precisione, finanziarie).  E’ ovvio che, chi è preso dalla disperazione, si lascia tentare ed entra in un giro vorticoso, in cui spesso succede che non riesce a restituire quanto ha avuto (che inesorabilmente diventa “quanto è dovuto”), più gli interessi. Si pensi al dilagare degli acquisti a rate (cioè, ci si indebita per acquistare un televisore, un computer, un frigorifero, ecc.); in questo modo, per chi non ha i soldi necessari per acquistare un’automobile, non ci sono problemi: si paga pian piano per i prossimi 3 anni (se ve lo potrete permettere!). Ma la mania di contrarre debiti dilaga anche nell’imprenditoria. Conosco più di un imprenditore (di Ruvo, ma non solo) che apre un negozio, una rivendita di tabacchi, o addirittura, aziende vere e proprie, esclusivamente con euro prestati dalle banche (in pratica esistono aziende che nascono già indebitate fino al collo).

Oggi, purtroppo, la vita è stata resa più costosa, hanno fatto in modo che gli stipendi siano sempre più insufficienti, che le tentazioni che inducono a spendere inutilmente il denaro e che distraggono dalla cupa realtà siano sempre in agguato e che, quando non si arriva più alla fine del mese, gli sfizi non si riescono più a togliere o i figli non possono sposarsi perché non si riesce a comprare casa, il diavolo possa avvicinarsi, accarezzarti, prestarti dei soldi, ma chiedendoti in cambio di consegnargli, nel pugno della sua mano, la punta della tua cravatta, quella che oggi ognuno di noi porta al collo. E quando lui decide di tirare e di stringere con forza il nodo, ormai non puoi fare più nulla perché non si è mai potuto fare nulla; era tutto architettato a legarti a lui.

Dobbiamo tornare ai valori di sempre. Se si desidera acquistare qualcosa, la si compra solo se i soldi si hanno. La vita non può migliorare firmando 5 pagine di un contratto, con decine di clausole scritte in minuscolo microscopico, dove ti piangono gli occhi solo per lo sforzo di riuscire a leggerle. Un vero imprenditore è colui che rischia col proprio capitale (non con quello degli altri). Bisogna tornare a risparmiare e a dimenticare l’acquisto a debito: chi ha voluto tutto questo sono le banche che ci stanno schiavizzando.

Il denaro è solo carta, non può fruttare e moltiplicarsi in altro denaro  (quello che chiamiamo “interesse”). Le piante, gli animali e l’uomo; solo le cose vive possono fruttare e moltiplicarsi.


Postato il 15/07/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia





La creazione di Adamo (1511) - Michelangelo Buonarroti. Cappella Sistina, Città del Vaticano

Nelle ultime settimane non si fa altro che piangere l’ormai “ei fu” antico contenitore culturale, ovvero cinema-teatro, Politeama di Ruvo. Inutilizzato da decenni, oggetto, in passato, di più speculazioni a perdere da parte del comune e trasformato qualche settimana fa in un cumulo di pietre dal quale, presto, dovrebbe sorgere un’ennesima costruzione edilizia. E Ruvo se lo merita!

Il Politeama è Ruvo ridotto in macerie dai ruvesi. Ruvo, secondo me, avrebbe subito, per troppi anni, la sfacciata cura degli interessi personali di chi ha promesso ai suoi cittadini di guidarla, noncurante di una comunità desiderosa di cultura, sanità, svago (volutamente non voglio andare avanti con l’elenco).

Quello che è successo al Politeama (che potrebbe ripetersi con l’ex cinema Vittoria) non è altro che il figlio del disinteresse al progredire e dell’interesse ad accumulare ricchezze da parte di pochi i quali, guarda caso, sono gli stessi che, puntualmente, elemosinano voti ad ogni campagna elettorale. Ma è anche un destino concretizzatosi a causa dell’assoluta mancanza di talenti in grado di suggerire, con arte, ad una pubblica opinione l’importanza di un progresso culturale tale che possa rendere necessario l’uso di un contenitore come quello che il Politeama, potenzialmente, era.

Doveva andare così! E così, probabilmente, potrebbe accadere per un’altra risorsa inutilizzata di Ruvo (l’ex cinema Vittoria). In questi anni ho capito che le necessità secondarie (ma non per questo, trascurabili) della collettività ruvese sono considerate da tutti come futili e non ci si batte per soddisfarle. Al contrario, c’è chi piange per esse (mentendo spudoratamente) oppure chi moralizza, allo stesso modo, a giochi ormai persi.

Abbiamo bisogno di talenti, di persone che facciano grande una storia (quella di Ruvo). Molti li chiamano eroi. Io li chiamo grandi; coloro che sono disposti a morire per una idea comune.

I cittadini sapranno di aver avuto un eroe il giorno in cui sentiranno il bisogno di ringraziarlo. E in quel giorno, Ruvo riprenderà a dedicare ad esso statue e lapidi.


Postato il 10/07/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura





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Ultimi Commenti
 
pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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