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Come radici nella pietra

Alle volte non riesco proprio a capire! Per anni Ruvo è stata la cornice di quello che era un festival jazz conosciutissimo fra i suoi cultori. Una manifestazione che rendeva Ruvo un polo d’attrazione per importanti artisti del jazz internazionale e per gli amanti del genere. Ora, invece, mi tocca vedere resuscitata, dall’oltretomba, una kermesse la quale, anziché favorire lustro alla città e ridare più vigore all’evento musicale, costringe a credere nella probabile incapacità di un paese di dare valore a quello che è.

Quest’anno Ruvo avrà il festival. Bene! Sette giorni di buona musica (si spera) e di fermento artistico inusuale nei restanti 358 giorni dell’anno ruvese. Benissimo! Ci saranno mostre dedicate ad un vaso di Talos, che per una buona parte dell’anno, pare sia stato inspiegabilmente in gita, fuori dalle mura tra le quali siamo abituati a sapere dove trovarlo. Meraviglioso! Conferenze in cui proporre una scuola comunale di musica. Sarebbe ora! Tutto molto interessante ma, il "mondo" lo sa? Certamente! La stampa è stata informata, ci sono in giro le brochures e su internet ci sono articoli che lo annunciano; fa niente se poi la stampa sia locale (cioè di Ruvo, e basta?) e i volantini, siano stati distribuiti, probabilmente, "solo a casa mia", i quali (senza considerare gli errori di inglese e quelli relativi alle date) risultano insipidi come dei tovaglioli di carta, sia nella grafica sia nel descrivere quello che, in realtà, dovrebbe essere, per Ruvo, una perla. Dimenticavo: è l’era di internet, perché non c’è un sito istituzionale dell’evento, sul quale concentrare tutte le informazioni dettagliate e le curiosità sulla prossima settimana a Ruvo?

Il problema è che non sappiamo dar colore alle nostre tradizioni. Tra le altre, Ruvo spicca per quella della musica. Abbiamo avuto una banda gloriosa e dei maestri che, sui ruvesi, hanno sparso le loro note, come se fossero i semi che il contadino getta sul proprio terreno per far nascere le sue piante. Grazie a questo, oggi abbiamo tanti giovani con la passione per la musica, ma non sappiamo dar loro la giusta celebrazione. Riesumiamo un festival glorioso e lo comunichiamo come se fosse una sagra di paese.

Il festival è la dedica fatta dalla città alla musica e ai suoi appassionati. Ruvo deve decidere, una volta per tutte, in cosa deve concentrare i suoi investimenti a favore della propria immagine. E non c’è nessuna scelta da fare; la soluzione è già davanti ai suoi occhi: la musica e il suo festival jazz, che ha una sua storia, una sua esperienza e la sua provenienza, che è Ruvo di Puglia. I maestri, prima di noi, hanno seminato, noi dobbiamo coltivare: formiamo i giovani con una scuola comunale di musica e dedichiamo alla musica le attività e le iniziative cittadine. Io, per ora, nel mio piccolo, ho deciso di contribuire alla diffusione delle notizie che riguardano il festival di quest’anno, mettendo a sua disposizione uno spazio del mio blog (clicca qui). Abbiamo un foglio bianco con i disegni già fatti, a noi non ci resta altro che colorarli.

Le tradizioni sono l’identità dei popoli che i padri hanno tracciato nella storia. Ai figli il compito di difenderle con onore e di arricchirle, perché da esse, prima o poi, bisognerà pur raccoglierne i frutti!

Pasquale Marinelli

(fonte: www.ruvodipugliaweb.it)

Postato il 06/09/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Arte
Le formiche ricche ma povere

(Guarda il video)

E’ impressionante quanto sia vero il fatto che, uscire di casa è un po’ come immergersi in mare aperto, senza dimenticarsi, però, che le bombole dell’ossigeno siano cariche a sufficienza. Perché tutto quello che potremmo fare, una volta messo il piede fuori dalla propria dimora, comporta, di sicuro, un consumo di denaro. Quindi, caricato il portafogli di banconote e monetine, solo allora si potrebbe essere pronti per andare a fare una passeggiatina al parco, magari con un amico che non vediamo da tanto tempo.

Paghiamo tutto, anche per una semplice passeggiata e, paghiamo salatamente: basti pensare al biglietto dell’autobus o al prezzo della benzina per l’auto, se l’appuntamento non è vicino; a quanto si paga per due tazzine di caffè con ghiaccio, se questo, col ghiaccio, sia una nostra passione; siccome non siamo dei cammelli, al costo di una sola bottiglietta d’acqua liscia, se la giornata è particolarmente afosa come quelle di quest'estate; al valore del ticket del parcheggio auto sul lungomare, se si desidera andare sulla spiaggia libera (se poi si opta per gli stabilimenti balneari, allora vi volete proprio male!);  qualora si desideri sorseggiare quella bottiglietta d’acqua comprata al bar, seduti al tavolino, all’ombra, a quanto si paga per un coperto (sì, paghiamo anche l’ombra!).

Cosa ci ha spinti a rendere valutabile quasi tutto quello che è parte della vita di ogni essere umano? Ciò che riteniamo valutabile è per tutti importante, quindi significa che esso ha valore e che, come tale, è sucettibile ad essere oggetto di scambio. Ma perché scambiamo ciò che è importante? Perché le cose importanti, iniziano ad essere oggetto di scambio nell’esatto momento in cui esse diventano rare. E se penso a cose importanti, attualmente oggetto di scambio, come allo svago, alle medicine, all’acqua e, probabilmente in un futuro non molto lontano, anche all’aria, io rabbrividisco.

La storia della nostra civiltà è caratterizzata da un continua e, sempre più veloce, evoluzione. Fermarla è letteralmente impossibile. Un asteroide che impatta violentemente sulla Terra cambierebbe davvero la velocità di questa evoluzione; annienterebbe la nostra civiltà o, quanto meno, rallenterebbe il suo folle progresso. Ma, secondo questa ipotesi, del probabile futuro, i protagonisti non saremmo noi. Il compito della nostra civiltà dovrebbe essere quello  di spingersi verso il buon senso comune; irraggiungibile per un uomo ma, da ambire per una comunità.

La vita in un mondo dove tutto ha un prezzo e, dove tutti devono comprare tutto, è l’equivalente di vivere nella miseria più disperata che ci possa essere per un uomo. (Guarda il video)

Postato il 28/08/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia
Le farfalle che non voleranno

Ecco perché non si muove mai nulla! «Ruvo sta perdendo quello che ha», «Ruvo non rinasce», «Ruvo  non ha mai avuto una decente amministrazione». Tutti i cittadini non hanno una percezione positiva di chi amministra la città. E nessuno conosce il perché (“conoscere”; volutamente ho utilizzato questo anziché l’altro verbo, cioè “capire”. Il perché tutti lo hanno capito).

A causa della mia curiosità, la quale, nuovamente, finge di ascoltare la mia coscienza che, puntualmente, mi urla «fatti i fatti tuoi!», ho voluto conoscere (cioè fare un’esperienza) il “mondo politico”. Da qualche settimana incontro esponenti della politica locale i quali (cribbio!) dicono veramente delle sciocchezze (e, cosa per me incomprensibilmente possibile, queste, loro le dicono credendoci  veramente!). Parlano di cittadini (dei ruvesi), parlano dei problemi di tutti e dicono che le cose non vanno per la maggioranza di noi (insomma, tra di loro ripetono le stesse lamentele che, ad apertura di questo post, ho citato a proposito dei cittadini). Ma, leggete leggete, quando si tratta di attivarsi concretamente, la loro preoccupazione non è il cittadino (cosa che logicamente dovrebbe comportare) bensì (ora c’è da sbigottirsi) cosa potrebbe pensare l’opposizione. In pratica le persone che ci chiedono di votarle, non si preoccupano di cosa può pensare il cittadino del loro operato, ma di cosa potrebbe pensare la parte politica concorrente. Praticamente, loro danno conto non ai ruvesi, ma ai loro avversari politici. Come direbbe un mio carissimo amico “questi se la cantano e se la suonano tra di loro”.

E’ questo il meccanismo secondo cui i cittadini diventano vittime di chi li governa. Gli amministratori comunali, quando informano i cittadini lo farebbero in modo velato o non dicendo tutto, anche quando c’è di buono nelle loro azioni, perché quest’ultime (proprio perché buone) potrebbero urtare gli avversari politici, i quali, a loro volta, reagirebbero in modo da creare, con le loro critiche, una guerra mediatica al fine di distogliere gli elettori dal votarli. Ecco spiegato perché non converrebbe, a nessuno di loro, fare gli eroi ma, probabilmente preoccuparsi solo dei loro interessi. I cittadini, li considerebbero solo voti, dote che ogni esponente politico ha per scambiarli con favori.

I giovani devono cambiare le cose (perché hanno un futuro davanti), quelli che sono seduti in consiglio comunale da più di dieci anni consecutivi non porteranno a nessuna novità (il loro futuro l’hanno già avuto e, a loro, converrebbe che le cose restino così come sono). I giovani devono tornare a seguire gli ideali e a battersi per essi. Solo così si inizierà di nuovo a fare politica.

Da sessant’anni, nel modo di governare, non ci  sono stati più gli ideali da difendere ma solo interessi. Torneremo agli ideali quando scopriremo di nuovo i valori.

Postato il 21/08/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica
Buone vacanze

Le vacanze, di solito, spettano a chi lavora. E’ giusto che sia così; illudersi di sfuggire alla catena di montaggio è un diritto da concedere all’uomo “moderno”.

Io andrò in vacanza, per rendere i miei giorni da trascorrere al mare, vacanti di pensieri pessimisti sul mio futuro.

Ogni volta che si è in vacanza, questa ha un senso diverso perché la vacanza può essere caratterizzata da giorni vacanti di lavoro, vacanti di studio, vacanti di dolori, vacanti di cattivi pensieri o di qualsiasi altra cosa che renda l’uomo schiavo per un periodo troppo lungo. La vacanza è una necessità che contraddistingue il cesto dei bisogni che, tutti gli uomini del secolo appena iniziato e di quello che si è immediatamente concluso, portano in braccio durante il corso della loro “attuale” esistenza.

Chiunque si sia concesso, o si concederà, una vacanza (cioè, giorni vacanti di qualsiasi cosa che opprima), lo condivida sul blog, indicando, semplicemente, di che cosa renderà (o abbia già reso) vacanti i giorni estivi, trascorrerndoli diversamente da tutti gli altri dell’anno.

Il vuoto è il silenzio dopo un grido, un pianto o un dolore. E’ nel vuoto che, in silenzio, ognuno resta solo e in pace con sé stesso.

Postato il 08/08/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura
Il risveglio dei principi

Risveglio al mattino - Jean Mirò

Ruvo è in uno stato di coma. Ma non del tipo naturale; è in un coma farmacologico. Praticamente è indotto per precisa volontà di chi non è interessato diversamente e che, purtroppo per noi altri, avrebbe il potere di risvegliarla.

Ruvo non riesce ad arrestare la forte emorragia di cittadini che scappano dal paese. I giovani trovano lavoro ed emigrano altrove mentre, quei pochi che restano, passano il loro tempo libero nei paesi limitrofi, i quali offrono più spazi di divertimento e svago. Ma c’è anche chi, non potendone più, si trasferisce con la propria famiglia nei paesi vicini (e questo pare essere un dato sempre più crescente negli ultimi anni). La cosa più inquietante è che, ad oggi, nessuna misura viene presa per contrastare questo problema (perché è un problema), anzi, le occasioni di intervento vengono sistematicamente non colte e quando le stesse occasioni vengo create, a chi si rende pioniere, gli attende una marea di difficoltà veramente scoraggianti. Un esempio di occasione creata è quella realizzata da un famoso pub ruvese che ogni mercoledì sera permette di far esibire dal vivo gruppi musicali nello spazio antistante e all’aperto del proprio locale, radunando un manipolo nutrito di giovani ad ogni appuntamento. E’ un evento raro e che fa pensare più ad un sogno che ad una realtà.

E’ vero che i politici hanno una grossa porzione di responsabilità sul dilagare di questo fenomeno e sulla ostilità che incontra chiunque si attivi, al loro posto, che cerchi di guizzare contro la corrente di un fiume che, attraversando rapide sempre più insidiose, svanisce in una conca d’acqua sempre più melmosa e stagnante. Ma è anche vero che, il potere di cambiare le cose, risiede in quella classe della società che ha i presupposti per prendere iniziative convincenti: i commercianti, gli imprenditori e, soprattutto, gli operatori turistici (i gestori di negozi, ristoranti, bar, pub, alberghi, bed&breakfast, ecc.). Questi sembrano essere in perenne competizione tra loro, alimentando un’antipatica concorrenza che non porta a niente, se non ad un disequilibrio di prezzi e alla perdita di quote di mercato a favore delle realtà turistiche delle altre zone del nord barese.

Mi rivolgo alle strutture turistiche, in particolar modo, ma non solo; associatevi, condividete le vostre idee sull’animazione della città di Ruvo (ognuno ha dimostrato di averle), create un sistema che stabilizzi i prezzi dei vostri servizi e fate in modo che Ruvo abbia un carattere attraente (Ruvo non ha un carattere). Ai politici non interessa l’idea, ai politici interessano le cifre a loro vantaggio; approcciatevi con loro puntando sul numero di risorse da impiegare e da richiamare agli eventi che volete realizzare. Non rimanete semplici granelli di sabbia, unendovi diventerete una spiaggia dove approdare, forti e soprattutto una realtà di riferimento (quello che ancora oggi, purtroppo non siete).

Ogni idea è un sogno. Ogni sogno è destinato a morire. Ma se l’idea fosse tanto forte da essere un progetto, allora sì che essa diventa realtà.

Postato il 29/07/2008 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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