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stampa I santi protettori dei blogger

René Magritte

Lo avevo detto! Prima o poi, in Italia, avrebbero iniziato a regolamentare internet (leggi qui). Ci sono stati (e continueranno ad esserci) molteplici tentativi a tale scopo ma, blogger di tutta Italia, niente paura!

E’ una notizia di tutti i giorni, da qualche mese a questa parte (e ovviamente, su internet non sui classici strumenti di informazione di massa), quella relativa all’estensione, in Italia, del diritto di rettifica all’informazione via web (dimenticando che internet già garantisce il diritto di rettifica, per sua natura) e che ha prodotto una densa nube di panico sull’esercito di internauti allarmati dai poco felici effetti che procurerebbe, una proposta normativa (già quasi al traguardo dell’iter legislativo), nei confronti di chi commetterebbe questo “reato” di esercizio della libertà di opinione.

E’ assurdo che ciò accada in questa maniera, dopo che l’alfabetizzazione è diventata cruciale per un uomo che vive nella società occidentale, la quale rende una persona ben capace di reperire informazioni allo scopo di barcamenarsi nel migliore modo possibile all’interno di un aggrovigliato periodo storico come quello dei nostri giorni. E’ deludente che tentativi di questo tipo vengano fatti avanzare e passare quasi inosservati fra quella popolazione che crede di vivere in uno stato di completa libertà. E’ degradante doverne parlare dopo che la storia ci ha insegnato che gli errori legati all’incoerenza si pagano atrocemente nel mondo che ci siamo inventati e creati. Io mi chiedo; a fronte di tutto ciò, potrebbero i blogger prendere alcuni piccoli accorgimenti preventivi per poter continuare, con una certa tranquillità, a fare ciò che una probabile legge li ostacolerebbe a fare: ossia, a condividere liberamente informazioni ed opinioni?

Forse, sì. Infatti, per evitare il rischio di scontare le sanzioni previste dal disegno di legge, la quale obbligherebbe la pubblicazione di una rettifica, qualora la richiesta dovesse essere avanzata da chi si sentisse leso dalle affermazioni di un qualunque post, i blogger probabilmente potrebbero:

-          apporre una piccola, apparentemente “insignificante”, consuetudinaria e formale dicitura in fondo ad ogni post, con la quale si informa che i fatti e le persone menzionate siano puramente casuali  (in questo modo, ci si rimangerebbe, in modo solo formale, ciò che si è detto, anche se, sostanzialmente, si è comunque riferito ciò che si vuole condividere);

-          far ospitare il proprio blog su un server straniero (in questo modo, le autorità italiane non potrebbero sequestrare il blog al fine di ottenere anche i tabulati di connessione e di trasferimento dati, in quanto fisicamente presente su di un territorio in cui la legge italiana non ha nessuna giurisdizione).

Così operando, nessuno avrebbe la necessità di chiedere di rettificare un post che smentisce (solo formalmente) con una clausola come sopra ipotizzata, quanto immediatamente prima asserisce. Inoltre, localizzando il blog all’estero, sarebbe praticamente impossibile procurarsi dal server straniero (in quanto non obbligato da un paese estero a derogare il diritto alla privacy dei propri clienti) le prove utili le quali dimostrerebbero che una determinata persona, ad una determinata ora, con una specifica rete di connessione, risalente ad una precisa zona geografica (in cui il reato sarebbe stato commesso) e codice IP, abbia effettivamente trasferito dati all’indirizzo web in causa e reso pubblico esattamente il testo incriminato. Lo riconosco; concepire tali stratagemmi per aggirare una legge così, è profondamente seccante se ci si sente italiani eredi legittimi di questo che è sempre stato un meraviglioso paese.

Bisogna riconoscere che internet è la struttura più democratica mai esistita nella storia dell’uomo, perché i meccanismi che la controllano sono esattamente tanti quante sono le persone che vi accedono, la utilizzano e vi partecipano.







2 Commenti
Postato il 23/07/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


tecnoson [23/07/2009 11:01 pm] scrive:
è vero salvatore, ma il provider presso cui ci colleghiamo per accedere ad internet può fornire solo l'indirizzo IP, i tempi delle connessioni e i siti a cui ci si connette ma, come giustamente indica Pasquale nel suo post, sono indispenabili gli altri dati, i quali possono dimostrare che l'utente abbia effettivamente trasferito sulla rete precisamente il testo oggetto di accusa. E questi te li può dare solo il server presso cui è ospitato il sito, il quale registra tutto ciò che avviene all'indirizzo considerato. Bravo Pasquale.
salvatore [23/07/2009 10:16 pm] scrive:
interessante riflessione. Però gli accorgimenti che prevedi sarebbero un tantino improbabili come soluzione. Si dimentica che l'indirizzo IP è comunque rintracciabile dal gestore della linea telefonica (il quale è italiano)..
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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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