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I soldi dal cilindro

Comprendo benissimo l’incomprensibilità del linguaggio economico. Troppi paroloni, vagonate di neologismi di derivazione anglosassone e acronimi che confondono il cervello, il quale, all’ora di pranzo (o a quella della cena) dovrebbe interpretare il tutto fra una forchettata  di spaghetti e un sorso di vino.

Quanti di voi non si sono mai trovati davanti alla TV o alla radio, sintonizzati con un trasmissione (del telegiornale o di un approfondimento giornalistico), riguardante l’argomento “economia e finanza”? Per chi ha provato almeno una volta questa esperienza, sarà certamente d’accordo con me  sulla questione riguardante il buio pesto che genera il linguaggio e le tematiche affrontate, le quali provocano effetti imbarazzanti per l’intelligenza di chi tenta di capirci qualcosa.

Mi sono ripetuto più volte in merito, asserendo che la confusione che impera circa l’argomento “economia” è spudoratamente voluta da chi controlla le azioni delle banche e di quelle dei politici, i quali non hanno alcun interesse affinché il cittadino medio comprenda cosa muove i meccanismi del sistema economico, all’interno del quale, lo ricordo, ci siamo dentro tutti, fino alla cima dei propri capelli. Si vela l’ovvio con noiosi programmi televisivi e radiofonici, con stupidi editoriali della carta stampata i quali dicono di tutto sull’andamento dei titoli, su cosa succede in borsa, degli stock option, di titoli derivati, ma non spiegano le cose elementari e necessarie. Si parla tanto di crisi e nessuno ci dice in che cosa essa consiste, da che cosa è dovuta e se le misure che si intendono adottare funzionerebbero oppure no. Ogni riferimento a tali problematiche è debellato dall’informazione moderna. Si discute di crisi, si nomina il fenomeno dell’inflazione e ci si limita a spiegarla come un aumento generale dei prezzi (ciò che prima si acquistava con un euro, oggi lo si acquista con due euro).

Questo è ciò che i santoni dell’economia in TV intendono con inflazione. Però, dare certe definizioni è l’ormai classico trucchetto che oggi si usa per non parlare delle cause dei problemi. In realtà l’inflazione è un aumento considerevole delle banconote e delle monetine che ci sono in giro, in quanto i politici chiedono alla banca centrale di stamparne delle nuove (ovviamente, pagando alla banca emittente un interesse con i soldi che noi versiamo con le tasse) per fronteggiare la crisi nel modo più semplice, erogando nuovi finanziamenti alle imprese. Ciò porta alla conseguenza che, nel lungo andare, si resta poveri pur avendo tanti soldi in tasca perché quella nuova moneta in circolazione (che le imprese gireranno alle persone sottoforma di stipendi e di investimenti) non è giustificata da un aumento della produzione delle aziende nazionali, ma solo da aria fritta. La soluzione più ovvia sarebbe ritirare i soldi in eccesso dalla circolazione, aumentando le tasse e le imposte (come se non fossero già alte qui in Italia!). Non è così semplice! Il problema è che, avendo così operato, il danno è ormai fatto (perché intanto i prezzi sono aumentati), scatenando conseguenze cicliche che determinano quegli alti e bassi del costo della vita, ai quali siamo tanto abituati a subire. L’inflazione non è una conseguenza  o un fenomeno dovuto alla disfunzione del sistema economico. L’inflazione è un vero e proprio interruttore, azionato volontariamente dai governi, per condizionare il comportamento della gente, al fine di poter effettuare ciò che veramente distorce il mondo in cui viviamo, ovvero il cancro della nostra società, ossia le speculazioni finanziare, le quali fanno credere che qualcosa (tipo una casa, un’azienda, una valuta monetaria, ecc.) valga tanto mentre in realtà essa equivarrebbe a meno di zero (o viceversa).

Oggigiorno, il linguaggio viene barbaramente corrotto dai mass media che ne controllano la sua diffusione, provocando il disinteresse comune al significato delle parole e al senso a cui esse intendono, lasciando che se ne occupi solo quella minor parte degli uomini che si arricchisce sull’ignoranza altrui.

1 Commenti
Postato il 03/08/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


tupu [04/08/2009 05:13 am] scrive:
Non so perchè ma leggendo mi è venuta in mente una frase di una canzone di Luca Carboni "La mia città" dove dice:"e c'è?chi per poterti fregare ha imparato a studiare...". Mi sento tanto ingannata, come se avessi bisogno di un paio di occhiali per vedreci meglio e me li dessero sporchi. Per fortuna la rete è un potente sgrassatore per i nostri occhiali sudici di menzone o mezze verità!
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Impero romano: economia barbara

roma.jpg

Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

Postato il 04/09/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





Buone vacanze!

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Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

Postato il 12/08/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





 

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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