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Lo spazio fra la spiaggia e il mare

Poveri in Riva al Mare (1903) - Pablo Picasso

Ci sono le avvisaglie di una rivoluzione nella mente di molti, ma nessuno riesce a spiegare in che cosa essa consiste. In tanti vogliono cambiare la società e il suo sistema ma, alla fine, non ci sono i fatti che lasciano presagire al moto di insurrezione.

Il malcontento dell’ultimo decennio da parte di chi, a proprio modo con la pubblicazione di blog, con la costituzione di nuovi movimenti indipendenti (o presunti tali) o con l’opposizione intellettuale al governo di turno, continua a manifestare il proprio disappunto circa i riflessi prodotti dall’andamento del sistema economico e politico sulla gente, indurrebbe i più zelanti dei cittadini a sospettare la crescita del desiderio di un cambiamento sempre più ricercato fra i più di noi. Quest’ultimo è avvertibile pure in certe manie e mode le quali, ultimamente, stanno prendendo piede attraverso la rappresentazione cinematografica e letteraria dei scenari apocalittici profetizzati da antichi popoli (si immagini a quelli dei Maya e riguardanti la presunta fine dei tempi prevista per dicembre 2012) e dalle sacre scritture (si pensi a quelli annunciati nel libro de “L’Apocalisse” di Giovanni e contenuto nella Bibbia) ma finanche con i racconti, così inquietanti, dei documentari scientifici che riguardano la distruzione del pianeta a causa dell’impatto di meteoriti con la sua superficie, di grandi terremoti e di estremi cambiamenti climatici i quali decimerebbero la vita sulla Terra.

Ritengo che essi siano segnali sintomatici i quali rappresentano un incremento, sempre più generalizzato, del grado di insoddisfazione delle persone sul sistema in cui si è costretti ad integrarsi (soprattutto  della generazione più giovane). Più si parla di ottimismo (anziché parlare ottimisticamente) più si ammette che, probabilmente, ci sia qualcosa per cui non esserlo, con un volgarismo tentativo di iniettare così la fiducia nella gente. Quante volte si è sentito dire in queste settimane che la produzione di settembre 2009 è aumentata dell’un percento? Quanti si chiedono “rispetto a cosa essa sarebbe aumentata?”. Se si fosse in grado e si avesse la cultura di verificare le informazioni ricevute, ci si accorgerebbe che il dato riferito in questi giorni è semplicemente (e quindi, insignificante) relazionato allo stesso  indice del mese scorso, il quale, tra l’altro, non considera che esattamente un anno fa (a settembre del 2008) avevamo registrato un meno  due percento rispetto all’anno prima (ossia al 2007). Di conseguenza, l’informazione corretta sarebbe che quest’anno si è recuperato un misero un percento del dato negativo registrato un anno fa e che, di questo passo, ci vorrebbero oltre 2 anni (minimo) di costante aumento della produzione per recuperare del tutto. Altro che ottimismo!

Con ciò, quello che desidero far capire è che bisogna avere obiettività e, soprattutto, consapevolezza di ciò che si compie, così da poter condurre degnamente la propria vita in questa nostra società e, fondamentalmente, che non dobbiamo farci prendere per i fondelli. La voglia latente di resettare il nostro mondo, così come è espresso nella cinematografia, nella letteratura e nei servizi di divulgazione scientifica dei giorni nostri, riflette l’inizio di un sentimento di rassegnazione dell’uomo di oggi davanti al mostruoso sistema che conduce diabolicamente la vita di tutti. Si immagina che l’unica opportunità di rovesciare le nostra situazione e di poter ricostruire tutto da capo, sia un disastroso cataclisma naturale oppure la provvidenziale discesa sulla Terra di Dio il quale, essendo tanto abituato a ripristinare l’ordine delle cose, giudichi finalmente i malvagi e restituisca ai giusti la libertà di vivere e di procreare.

L’uomo è consapevole della propria esistenza solo rispetto a sé stesso ed è maledettamente inconsapevole della propria inesistenza rispetto a tutte le altre cose. Che bello quando accade il contrario!

2 Commenti
Postato il 01/10/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


luigi d. [20/10/2009 05:11 am] scrive:
ho appena ascoltato la news del telegiornale circa il calo del 22,2% del fatturato del settore industriale e mi è venuto in mente il post di questo blog. In contraddizione, una settimana fa dicevano che la produzione industriale era aumentata e che stava inziando la ripresa. Con tutto questo casino ci fanno confondere per non capirci nulla. Nemmeno io non so cosa pensare a proposito dell'andamento economico. appena ci metto dentro gli occhi, il mio cervello va in tilt.. help
tupu [01/10/2009 06:14 am] scrive:
Condivido ogni singola parola. La consapevolezza delle cose, basta subire passivamnete. Siamo noi il cambiamento. Mi piace anche notare che l'immagine veda due genitori con le braccia conserte quasi rassegnati,ma è il bambino che apre le mani, che ha il desiderio di creare il futuro. Dovremmo imparare proprio da loro a riscoprire il sapore dolce della vita.
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Impero romano: economia barbara

roma.jpg

Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

Postato il 04/09/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





Buone vacanze!

vacanze.jpg

Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

Postato il 12/08/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





 

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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