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Cervelli d'argilla

Siamo vuoti! Ormai ci sono ideali che in Italia non vogliamo più difendere, per noi i valori sono sempre più terreni, essi sono sempre meno assoluti e restiamo pressoché imbambolati davanti agli oltraggi al pudore, al rispetto di un uomo e alla cultura di una civiltà.

Gli ultimi accadimenti spiattellati qua e là dai media sono di notevole interesse al fine di comprendere cosa stia accadendo in questa “strana” società dei giorni nostri. Politici che vanno a prostitute, maschi che si trans-formano in donne e viceversa, bambini che non fanno più marachelle ma compiono veri e propri delitti, giovani che si fanno rinchiudere in una casa e riprendere dalle telecamere di una trasmissione televisiva,  ragazzini che tentano di diventare cantanti (o ballerini) famosi attraversando le fucine televisive, vengono fatti passare, per l’intrattenimento della nostra gente, esclusivamente per fenomeni da baraccone, venduti alle massaie che da casa, loro malgrado, si ritrovano sistematicamente davanti alla tv, oppure agli sprovveduti (per carità, del tutto in buona fede!) che leggono i giornali, affidandosi così a banalissime chiacchiere di paese.

Mi sono chiesto più volte il motivo per cui il tutto sia diffuso alla conoscenza degli uomini della nostra società in modo sfrontato, e mai nessuno, invece, abbia affrontato certi temi per comprenderne una tendenza o abbia valutato l’utilità di tale spettacolarizzazione. Non starò qui a calpestare le questioni da me prese ad esempio per scrivere se sia giusto o meno che un politico (o qualunque altra persona) abbia certe personalissime debolezze (consuetudini o vizi), su cosa induce una persona a voler mutare sesso, su come sia possibile che un bambino violenti una coetanea, oppure se ci sia un talento attribuibile ad un concorrente il quale partecipi ad un realty show. Piuttosto è importante comprendere le conseguenze di queste operazioni mediatiche, le quali hanno tutto ciò ad oggetto e che distraggono la gente dalle genuine questioni della vita (vedi le petulanti notizie su fantomatiche pandemie). Le persone sono rimbambite da informazioni, spesso inutili per la loro esistenza (vedi quelle diffuse dai rotocalchi dei periodici circa i gusti sessuali dei politici o dei calciatori). Esse lasciano che le proprie convinzioni sprofondino nell’opinione altrui urlata al megafono, la quale è tutt’altro che disinteressata (vedi quella emergente in qualsiasi talk show televisivo che tratti l’attualità). Tutto ciò produce un inesorabile inaridimento dell’animo umano. Io ritengo che possiamo discutere circa qualunque validissimo ventaglio di progetti interessanti per il bene della collettività, ma purtroppo, essi, indistintamente, saranno ostacolate dalla questione che, in tutti gli anni di vita di questa nostra nazione, ha costantemente devastato la serietà dell’Italia, ovvero, quella culturale.

La cultura è la vena principale attraverso la quale far scorrere il sangue della rivoluzione, la quale non avrà mai inizio se i suoi elementi cardine, ossia i suoi ideali e i suoi valori, non riusciranno ad irrorare le menti prima ancora di essere pulsati lungo gli atri del cuore di ognuno. La chiesa cattolica ad esempio, ha colonizzato il cuore e la fede di milioni di esseri umani, diffondendo i propri valori e promuovendoli esattamente attraverso la divulgazione di tante di quelle opere artistiche e culturali, le quali oggi costituiscono l’ottanta percento del patrimonio di noi italiani. “Fare cultura” non significa fare pettegolezzo per lo sputtanamento del finto reale televisivo o sulla depravazione dell’autonomia intellettuale di ognuno a causa della stampa mentitrice, né tanto meno confonderla con l’istruzione (la quale è ben altra cosa). Piuttosto essa significa arricchire l’animo degli uomini attraverso l’opera di comunicazione delle idee, necessariamente compiuta da capolavori viventi, come i santi, i mistici o, in mancanza di questi, dagli artisti. Dare importanza all’opera culturale determina il momento in cui le menti si potranno finalmente formare (per così accorgersi della brutalità di ciò provoca la necessità di informare), in modo da impreziosirle di valori e di ideali da difendere, abbandonando l’eccesso dell’ovvia spettacolarizzazione dell’impertinenza e delle danze di ri-forma di fallimenti già consumati.

Quando la cultura riesce ad allargare le trame della ragione degli uomini, essa rende un popolo difficile da asservire. Ma allo stesso tempo, esso diventa molto più facile da governare.

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Postato il 07/11/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura


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Impero romano: economia barbara

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Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

Postato il 04/09/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





Buone vacanze!

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Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

Postato il 12/08/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





 

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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