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Addio agli uomini senza volto

La grande guerra (1964) - Renè Magritte. Collezione privata

Torniamo a responsabilizzarci! Diamo un taglio netto alla confermata e ormai depravata consuetudine della delega delle proprie responsabilità.

Questo non è un grido. E’ il mio modo di prendere atto di una speranzosa inversione di tendenza. Vivo in una piccola cittadina del sud Italia che in questi giorni di tardo autunno mi ha letteralmente stupito; ossia Ruvo di Puglia. Infatti, percorrendo il suo centro storico non ho potuto non notare l’iniziativa dei commercianti della zona di animare il passeggio di questi giorni prenatalizi dei passanti, non solo con semplici e reclamizzanti decorazioni che teatralizzano questo “gran varietà religioso”, ma anche con un lieve e delizioso sottofondo musicale natalizio, il quale riempie lo spazio sonoro di un luogo tanto bisognoso di essere “reinventato” e soprattutto ravvivato. Insomma, laddove la pubblica amministrazione di questa cittadina non arriva a comprendere appieno la semplicità e la grandissima utilità del decoro del paese in alcuni momenti della vita in comune degli uomini, trascurando, con legittime giustificazioni, la scarsa messa in opera delle decorazioni natalizie, ci arriva chi è decisamente e direttamente interessato; ossia il singolo membro della comunità  (in questo caso, i commercianti), collocando alberi di natale negli angoli della strada principale, addobbandoli con elementi che pubblicizzano l’insegna dei negozi che esercitano nelle vie storiche, decorando gli ingressi degli esercizi con festoni tra loro in sintonia fra una rivendita e l’altra, installando un impianto stereo che si estende lungo quasi tutta la strada maggiore e che amplifica musiche con temi natalizi.

La qualità estetica di questa privata iniziativa è di sicuro sindacabile ma, a me, interessa cogliere l’occasione di riferire questo accadimento perché sembra esemplare per riflettere sulla necessità, nelle nostre vite, di evitare il vicolo ceco in cui spesso ci imbattiamo e rappresentato dall’attendersi, di ognuno, che sia qualcun altro (per esempio, lo Stato) a risolvere i nostri bisogni. Accade che, ormai sempre più spesso, assumiamo un atteggiamento di deresponsabilizzazione sull’organizzazione della vita in comune. Pensiamo, giustamente, che chi abbia ricevuto i nostri voti politici, debba risolvere i problemi della collettività, ma poi ci scordiamo, soprattutto in momenti come questi, che probabilmente quei voti da noi espressi in passato, siano stati oggetto di uno scambio di promesse clientelari che riguardavano soltanto la risoluzione di un proprio problema, come per esempio, potrebbe essere la raccomandazione per ottenere un posto di lavoro, magari mai ricevuto (perché soggiogati dall’astuzia del politicante) e, per nulla essi abbiano riguardato, ad esempio, la promessa che a Natale il paese fosse illuminato a festa. Quindi, deleghiamo allo Stato (e alle sue appendici locali) troppo e ci attendiamo che questo ente si occupi di noi così come farebbe la mamma con il proprio figliolo. Ma lo Stato non è la nostra mamma e quindi le promesse possono anche non essere mantenute, con il risultato che, chi lo rappresenta sedente su di una poltrona, ha il potere di disporre delle nostre vite (perché da noi delegato col voto). Il resto dei cittadini, invece, avrà partecipato soltanto alla scelta del candidato ma non alle decisioni che effettivamente riguarderanno l’organizzazione della nostra vita. In effetti, su quelle si perde la propria voce in capitolo nell’esatto momento in cui si appone il segno sulla scheda elettorale, perché così facendo si dichiara di non volersi occupare direttamente della risoluzione dei problemi della società, i quali, probabilmente, da coloro che riceverebbero il potere, non saranno considerati minimamente, perché nella scala delle priorità dell’uomo viene prima il proprio interesse e dopo quello altrui.

Noi dovremmo essere lo Stato e non chi ci rappresenta. Così come è accaduto ai cittadini ruvesi i quali, avendo ricevuto dal proprio Comune una scarsa illuminazione a festa del paese e solo un suo particolare interesse alla tradizionale realizazzione di un caro presesepe nella piazza principale di Ruvo, sono stati i commercianti del luogo che si sono ad esso sostituiti, regalando a chi abita questo paese il colore e il calore del Natale. Allo stesso modo dobbiamo comportarci sulle altre questioni che riguardano la nostra vita, come, ad esempio, la pulizia delle nostre strade, la cura e la preservazione del verde, l’accoglienza turistica nella nostra terra e tanto altro ancora. Dai nostri rappresentati istituzionali invece, dovremmo solo pretendere che difendano, per conto di tutti, la libertà di ognuno di decidere in concerto e in prima persona della propria vita nella collettività.

Un’alta dose di libertà richiede una quantità altrettanta uguale di responsabilità. Ma avere responsabilità significa rispondere ai valori in cui si crede, così da potersi immedesimare in essi.

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Postato il 13/12/2009 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


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Impero romano: economia barbara

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Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

Postato il 04/09/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





Buone vacanze!

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Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

Postato il 12/08/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





 

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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