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Il bagnetto del piccolino

Se vi dicono che stiamo uscendo dalla crisi perché il livello dell’inflazione dell’anno appena conclusosi è più basso rispetto a quello dell’anno scorso, significa che vi stanno prendendo in giro.

Su quasi tutti i quotidiani è in atto la solita campagna-menata sulla “ottimistica” intenzione (e, di intenzioni, è lastricata la via per l’inferno!) di insegnare alla gente che il dato riguardante l’inflazione sia il metro di misura di una crisi economica. L’istituto statistico nazionale pubblica che l’inflazione è minore rispetto a quella dell’anno scorso (fermatasi al solo 0,8 percento), determinando la sensazionale notizia che essa è la più bassa dal 1959 e che il tutto lascia intendere l’inizio di una ripresa economica. Ma intanto, l’anno nuovo è appena iniziato e i prezzi stanno aumentando (vedi nel settore dei trasporti, delle assicurazioni, dell’hi-tech e della petrolio).

Mi sono già ripetuto su questo blog nell’asserire che l’inflazione non è un fenomeno le cui cause non siano da attribuire all’uomo (così come, ad esempio, lo è per un temporale), ma che invece è qualcosa di paragonabile alla manopola del rubinetto di una vasca da bagno, che la banca centrale e il governo, aprono o chiudono provocando l’aumento o la diminuzione della quantità di soldi in circolazione nel Paese e la quale produce un aumento o una diminuzione generalizzata del prezzo dei beni che consumiamo. Quindi, se al 31 di dicembre 2009 l’inflazione è più bassa che nel 2008, significa innanzitutto che così è stato non per opera di uno spirito santo, ma che sono stati gli uomini (ossia quelli più potenti di tutti) a non farla aumentare più di tanto. A questo punto, molti si chiederebbero, giustamente, il perché della scelta di tenere bassa l’inflazione nell’anno 2009. Per rispondere, abbiamo bisogno di quelle informazioni che i media tradizionali, guarda caso, non trasmettono mai contestualmente:

-       quella del calo dei mutui concessi dalle banche (diminuiti del quasi 18 percento rispetto al 2008);

-       quella dell’aumento della disoccupazione (aumentata del 2 percento rispetto al 2008);

-       quella del crollo della produzione industriale (meno 18 percento rispetto al 2008).

Tenere bassa l’inflazione significa mantenere basso il numero di banconote in circolazione così da far aumentare il valore dei soldi a nostra disposizione rispetto a quello dei periodi precedenti. Ecco perché nel 2009 le banche non hanno concesso prestiti con grande facilità: non conviene prestare del denaro che oggi vale tanto per poi rivederlo restituito domani, quando esso potrà valere di meno. Viceversa, nell'anno scorso, per loro è stato molto meglio recuperare quello prestato negli anni precedenti, anni in cui esso valeva molto meno e del quale oggi hanno tanto bisogno viste le loro ultime difficoltà finanziarie. La bassa inflazione si ottiene soprattutto con lo scoraggiamento della produzione industriale (per esempio, attraverso l’aumento delle tasse, oppure con la concessione di finanziamenti statali che contribuisce alla concorrenza sleale e ad un mercato sempre più distorto), così da provocare un indebolimento delle aziende vittime dell’operato pubblico e un aumento della disoccupazione, la quale mortifica gli acquisti e blocca i prezzi dei beni di consumo (i quali restano comunque alti).

Bisogna comprendere che l’inflazione ha molto a ché vedere col far fare il bagnetto al proprio piccino nella vasca della nostra toilette: apriamo il rubinetto e facciamo uscire l’acqua che riempie la vasca e, man mano che essa aumenta, la paperelle di gomma che divertono tanto il bambino, restano a galla ad un livello sempre maggiore fino ad arrestarsi solo quando chiudiamo il rubinetto. A quel punto, il piccolo può immergersi, lavarsi e magari anche divertirsi. Ma se quel rubinetto non lo chiudessimo in tempo, l’acqua raggiungerebbe il bordo della vasca, il livello a cui le paperelle di gomma galleggiano sarebbe aumentato ed esse rischierebbero di fuoriuscire assieme all’acqua in eccesso, la quale finirebbe per allagare il nostro appartamento e, siccome riversatasi sul pavimento, essa si andrebbe sicuramente a buttare, mentre il figliolo non avrebbe più il suo bagnetto perché la vasca sarebbe stracolma d’acqua. A meno che, al verificarsi di tutto ciò, non chiudessimo quel rubinetto, non svuotassimo la vasca quel tanto che basta per poter tranquillamente immergere il pargolo e, magari, visto che non riusciamo a sbloccare lo scarico, non contenessimo quell’acqua in più sottratta dalla vasca, in una o più bacinelle. Vi consiglio di rivisitare questa metafora, sostituendoci però l’operato della banca centrale e dei governi a quel rubinetto, il denaro circolante all’acqua, i prezzi dei beni alle paperelle di gomma e la produzione del Paese alla vasca da bagno, mentre considerate il bambino come l’allegoria di tutti i cittadini di uno Stato moderno e vi invito a cercare di rispondere a questa domanda: nella realtà, che fine fa quell’acqua in più (i soldi), sottratta dalla vasca (la produzione del Paese), per evitare che trabocchi e che, nel nostro paragone, immaginiamo "fortuitamente" contenuta in quelle bacinelle?

Quando non sappiamo più cosa rispondere, solo allora abbiamo la possibilità di essere migliori di prima.

3 Commenti
Postato il 22/01/2010 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


Leonardo Facco [29/01/2010 02:19 am] scrive:
Articolo interessante, complimenti!
smile
dr_PigaxRM [23/01/2010 06:36 am] scrive:
E' necessario indagare se si tratta di un temporaneo squilibrio o di circostanze di vischiosità strutturale dei prezzi nella fase di un accentuato ribasso. In tal caso il tutto deriverebbe da una politica di prezzi a tariffe pubblici e che dà insufficiente dinamica competitiva nei settori produttivi, soprattutto nei servizi, i quali sono meno esposti alle dinamiche competitive del mercato globale. Lodi a chi conduce riflessioni sull'economia come quelle fatte in questo post. E' sicuramente più costruttivo che limitarsi a urlare le virtù di una disinflazione che onestamente non è tale, ove misurata nell’unica dimensione che conta, ossia quella comparativa.
tupu [23/01/2010 03:44 am] scrive:
tutti i genitori, zii e nonni sanno benissimo che quando si fa un bagnetto ad un bimbo, se l'acqua è troppo alta i banbini rischiano di anneggare, infatti nel bagnetto i bambini devono toccare con il sederino il fondo della vasca e stare seduti! Questo completa ancor più la tua perfetta metafora !!!
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Impero romano: economia barbara

roma.jpg

Chi l’ha detto che l’impero romano cadde a causa dei barbari, i quali saccheggiarono le città di Roma e distrussero l’egemonia di una grande civiltà? E’ quanto principalmente continua ad emergere sui sussidiari e sui testi scolastici, mentre in pochi si pongono il dubbio relativo alla quasi impossibilità dell’annientamento di oliate e potenti macchine da guerra così come lo erano le legioni romane, in grado di respingere qualsiasi attacco, soprattutto se disorganizzato come quello delle popolazioni barbariche. In realtà i barbari liberarono il popolo romano dall’oppressione imperiale, divenuta sempre più ossessiva sin dai tempi dell’imperatore Diocleziano. Il popolo di Roma non mosse alcuna resistenza agli stranieri che giunsero per spazzare via i propri governanti. I mercati romani non stabilivano più i prezzi dei beni autonomamente, ma li fissava l’imperatore mentre densissima era la burocrazia. I cittadini erano obbligati a svolgere il mestiere dei propri padri, i tributi erano insostenibili per la popolazione, altissima era la spesa pubblica per le missioni militari ed elevata era la spesa sociale per sostenere i più poveri (la maggior parte della popolazione) e per far divertire i nobili (nel Colosseo e nei circhi). Anche i Romani inflazionavano la moneta (ossia, aumentavano i denari in circolazione) diluendo sempre di più l’oro con un altro metallo meno prezioso (tipo il ferro), di fatto svalutandola e provocando un irrimediabile aumento dei prezzi al consumo. Fu una crisi economica vera, la quale indusse la gente a rifiutare il potere usurpatore, a demotivare l’esercito a combattere per un impero non più soddisfacente e ad auspicare un liberatore. Oggi stiamo vivendo una situazione molto simile, dove lo Stato è onnipresente nelle nostre vite con arroganza e asfissia, ovunque noi ci muoviamo. Per chi crede che la storia debba servire da insegnamento, impari che dalla storia l’uomo apprende ben poco.

Postato il 04/09/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





Buone vacanze!

vacanze.jpg

Per tutto il resto del mese di Agosto proverò a staccarmi dalla quotidianità di un intenso anno di lavoro e dai mesi di continue pubblicazioni sul blog. Il riposo di quest’estate lo dedicherò alla riflessione ma soprattutto all’apprendimento di cose nuove, alla conoscenza di gente diversa e di realtà interessanti da cui imparare il meglio che si può, così da avere nuove fonti di ispirazione per i prossimi post. A questo saluto e arrivederci si aggiunge Annalisa, che sicuramente rinnova l’appuntamento con “Leggere Orme” sul blog. Un saluto. Pasquale

P.S. Buone vacanze a tutti e arrivederci a Settembre! Pasquale e Annalisa

Postato il 12/08/2010 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Microblog.





 

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Pasquale [08/08/2010] scrive: infatti dario! Il punto è che se noi perdiamo un vantaggio comparato nella produzione di auto mentre è la Serbia che lo guadagna, sarebbe il sistema italiano a dover garantire la libertà di far sorgere nuove produzioni (quelle in cui poter essere migliori), le quali andrebbero a compensare tale perdita, affinché siano anche i Serbi a comprare da noi ciò che loro non possono produrre e che ad essi è necessario per vivere meglio. Accadrebbe naturalmente se si lasciasse più libertà. Vai al post

dario [08/08/2010] scrive: @ sere: nessuno in Italia affronta questo problema. cerchiamo di salvare chi produce con la scusa di non aumentare la disoccupazione. I lavoratori godono di rendite enormi grazie a ciò che hanno ottenuto i sindacati negli anni. però l'efficienza istituzionale del nostro paese è bassa perché grantisce poco sulla riqualificazione dei lavoratorie sul loro reinserimento Vai al post

sere [08/08/2010] scrive: certo, ma se invirtù di questo trasferimento i consumatori perdono il lavoro, come potranno comprare quei prodotti (anche se a prezzi inferiori)? a questo tu non ci pensi? Vai al post

 
 
 

 

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