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stampa Giornalisti pubblicisti al capolinea

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Mi ero promesso di non intervenire sul blog fino alla fine delle festività. Purtroppo non me la sento di continuare a mantenere la parola datami perché sento il bisogno di parlarvi di ciò che in rete si vocifera circa il tema delle liberalizzazioni.

In pratica si teme per la soppressione dell’albo dei giornalisti pubblicisti (da non confondersi con quello dei giornalisti professionisti). Il motivo di tale timore è rappresentato dalla manovra “Salva Italia” (?), Legge n. 183 del 2011, art. 10 in cui si parla di riforma degli ordini professionali, con la quale si abrogano le leggi vigenti sugli ordinamenti professionali, a partire dal giorno 13 agosto 2012. Entro tale data infatti, tutti gli ordinamenti devono essere riformati secondo il disposto normativo del Decreto Legge n. 138 del 2011, art. 3. In particolare, ai sensi di quest’ultimo decreto si ribadisce l’obbligatorietà dell’esame di stato per l’esercizio della professione regolamentata e di un tirocinio obbligatoriamente retribuito.

In effetti, la prima impressione è che da tale disposizione di legge verrebbe colpita proprio la figura regolamentata del giornalista pubblicista, per la cui iscrizione nel relativo albo non è attualmente previsto né un tirocinio né un esame di stato. Quello del gioranlista pubblicista è sempre stato un leggero margine di libertà concesso a chi ha voglia di fare il giornalista per hobby, oppure di svolgere questa attività solo occasionalmente, così da favorire a tutti una più libera espressione del pensiero.

A tale proposito, ritengo che sia necessario attendere le disposizioni dell’ordine nazionale dei giornalisti prima di gridare all’abolizione definitiva di questo albo. Anche perché, le norme succitate fanno riferimento all’abrogazione dei regolamenti vigenti degli ordini e mai all’abrogazione dell’ordine dei giornalisti pubblicisti.

Se di abolizione si dovesse trattare, allora la partita politica si giocherà proprio sulle disposizioni di transizione, le quali cercheranno di danneggiare il meno possibile coloro i quali già ne fanno parte. Ma a questo proposito, io riterrei beffardo invece, dover prendere atto che da questa manovra di “salvataggio” possa, con tutta probabilità, conseguire un’abolizione dell’ordine dei giornalisti pubblicisti ma non quella dell’ordine dei giornalisti professionisti. Che è una cosa assurda, se riteniamo necessarie, ora più che mai, queste benedette liberalizzazioni delle professioni. Se si deve liberalizzare, che si liberalizzi tutto questo apparato che ingessa lo svolgimento di una professione, non solo una parte di esso. Non lo si farà mica per proteggere qualcuno (i soliti) a discapito dei tanti (altrettanto soliti)? Se è così allora non si è capita la lezione!

Se davvero si abolirà quest’ordine, per il cui ingresso oggi bastano più o meno 24 mesi di pubblicazioni retribuite su testate giornalistiche registrate, senza inutili tirocini e senza sostenere assurdi esami di stato (e per questo scommetto che già dovremmo dire grazie a mamma stato!) si restringerà l’ingresso alla professione di giornalista e alla libera attività di espressione del proprio pensiero. Altro che liberalizzazione! E se non lo si abolirà, allora l’ingresso non sarà più così libero come lo è oggi o come il decreto contempla, dopo aver però abrogato disposizioni già un po' più favorevoli alla libertà di svolgere questa professione.

In Italia siamo dei geni! Riformiamo per non cambiare nulla.







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Postato il 30/12/2011 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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