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stampa Decreto liberalizzazioni: ancora in gabbia

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Ai confini della genialità, dopo aver disposto di tartassare gli italiani a più non posso, solo ora il governo si è apprestato per la redazione di disposizioni circa le liberalizzazioni. Sfogliando la bozza del decreto in discussione, hanno attirato la mia attenzione alcune misure, quali:

1.     l’aumento del numero delle farmacie; non eliminando l’obbligo di licenza di vendita ma fissando un nuovo rapporto obbligatorio (una farmacia ogni 3.000 abitanti);

2.     il favorire maggiore concorrenza fra i prodotti farmaceutici; non eliminando il vincolo di vendita nelle sole farmacie ma obbligando i medici ad indicare nella prescrizione medica il farmaco equivalente se di minor prezzo;

3.     l’incremento dell’occupazione giovanile; non con la riforma del diritto del lavoro e la semplificazione fiscale ma introducendo una nuova compagine societaria, la “società semplificata a responsabilità limitata” per chi ha meno di 35 anni, costituita senza atto pubblico, con un capitale sociale simbolico di 1 euro;

4.     la facilitazione dell’accesso dei giovani alle professioni; non abrogando l’obbligo di iscrizione agli albi ma concedendo agli atenei la possibilità di integrare la pratica professionale nel piano di studi universitario;

5.     l’aumento del numero dei notai; non abrogando il relativo albo ma incrementando i ruoli a concorso a più di 1500 nuovi notai, in 500 nuove sedi, ponendo limiti temporali minimi per l’apertura degli studi e aumentando la competenza territoriale degli stessi;

6.     l’incremento della concorrenza fra imprese assicuratrici; non abrogando l’obbligo agli automobilisti di assicurarsi ma imponendo agli intermediari di informare i clienti circa le condizioni contrattuali di altre tre diverse compagnie assicuratrici;

7.     la liberalizzazione del settore energetico e dei trasporti; non favorendo l’eliminazione dei vincoli normativi e infrastrutturali per l’ingresso sul mercato di nuovi concorrenti ma costituendo un’ennesima autorità garante (l’Autorità per le Reti).

Non è che a me non vada bene mai niente! Questa bozza, fra l’altro, prevede alcune misure ben accette per un processo di liberalizzazione, come l’abrogazione delle tariffe professionali minime e massime o la concessione ai punti vendita del diritto di rifornirsi da più fornitori anziché esclusivamente da uno solo. Ma da quanto emerge da una prima lettura, direi che il mio concetto di liberalizzazione stride con quello che si deduce dal disegno di questo disposto normativo. Liberalizzare per me significa rimuovere vincoli a favore di una maggiore concorrenza fra gli attori economici. Invece l’intento di quanto su evidenziato è apporre altri obblighi e orpelli!

Ad esempio, obbligare i medici ad indicare il farmaco generico, gli intermediari ad indicare le condizioni contrattuali di più compagnie, continuare ad obbligare il numero massimo di licenze per la vendita dei farmaci o delle abilitazioni alla professione di notaio, come diavolo contribuisce a liberalizzare i rispettivi mercati che da anni sono ingessati e non producono un libero abbassamento dei prezzi di vendita? Non si tratta nemmeno del concetto di semplificazione, il quale sarebbe un vero inizio per transitare alla liberalizzazione vera e propria. Invece qui si impongono altri obblighi inutili al fine dichiarato. Comunque il settore farmaceutico resta protetto e comunque la professione notarile resta protetta. Essenzialmente, non cambia nulla!

E che dire di un probabile aborto giuridico quale sarebbe la “società semplificata a responsabilità limitata”? Ma non si faceva prima a riformare la compagine societaria a responsabilità limitata già esistente? L’inutilità prevista dell’atto pubblico per la costituzione di essa la si poteva estendere a quella di tutte le tipologie di società previste dal nostro ordinamento. Purtroppo, dare un senso all’esistenza dei notai è più forte di avviare una liberalizzazione seria per questo paese! Trovo ridicolo l’euro simbolico per la costituzione del capitale sociale di questo tipo di società, perché quest’ultimo invece è la vera garanzia verso i terzi e non la firma del notaio sull’atto. Già me le vedo; migliaia di imprese organizzate con questa forma societaria i cui soci investono rischiando capitali simbolici da 5, 10, 100, 500 euro. Che razza di imprese saranno queste, da valere così poco che nemmeno i soci stessi rischiano più di tanto in esse! Figuriamoci se ci sarà qualche istituto a concedere loro dei prestiti? Se si avviano imprese di così scarso valore, che bisogno c’è di istituire un’altra compagine societaria? Bastano gli istituti per l’impresa già previsti dal nostro diritto!

Inoltre, per gli albi professionali. Va bene far perdere meno tempo per il compimento del tirocinio ma comunque gli ordini professionali continueranno ad esistere e a vincolare obbligatoriamente l’ingresso all’esercizio delle professioni.

E infine, l’istituzione di un’altra autorità, la quale diriga il mercato energetico e dei trasporti, intervenendo sulla formazione delle tariffe e sulla concessione delle licenze. Praticamente un altro mostro amministrativo che non permetterà alla domanda e all’offerta di interagire liberamente tanto da consentire una naturale allocazione delle risorse in base alle reali esigenze, ma che centralizzerebbe le decisioni nelle mani del solito soggetto pubblico. Chiedo ai nostri governanti: così si liberalizza, accentrando le decisioni?

Niente da fare, cari lettori! In Italia lo stato non vuole schiodare dal ruolo di mamma di tutti noi . E, considerate le pressioni delle categorie sociali e professionali, l’Italia più forte non vuole cambiare bensì ma  vorrebbe continuare sulla rotta che ha condotto la nostra economia in una gabbia, fregandosene delle generazioni future. Ci dicono che dobbiamo continuare a fidarci della macchina che è la causa dell’intasamento del nostro sistema di vita sociale; lo stato. Quindi esso deve continuare a regolare tutte le nostre relazioni e, conseguentemente, di liberalizzazioni se ne sente solo parlare. Purtroppo!







2 Commenti
Postato il 21/01/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


pasquale [22/01/2012 12:59 pm] scrive:
be' lorenzo, è evidente che la casta resta protetta. Più affollata, ma pursempre protetta. Questa non è liberalizzazione. Questo è spostamento della ricchezza all'interno della stessa categoria. Non ne beneficeranno i consumatori e, di conseguenza, l'intera economia.
lorenzo [22/01/2012 12:53 pm] scrive:
Come si realizza il risparmio per il cittadino e su quale classe di farmaci, aumentando di 5000 unità il numero delle farmacie? Non certo su quelli a carico del Ssn, avendo questi i prezzi fissati per legge dallo Stato e quindi devono restano gli stessi. Costituiscono la metà del mercato della farmacia.
Il cittadino risparmia su quelli a pagamento diretto? Ma già metà di questi, gli OTC, quelli senza obbligo di ricetta e che sono il 10% circa del mercato dei farmaci, sono stati liberalizzati anni fa in supermercati e parafarmacie, con un effetto di riduzione di prezzi mediamente del 10% . Se da 22000 punti vendita (18000 farmacie, 3500 parafarmacie e 400 corner nei supermercati) si passa a 27000 si può difficilmente sperare in ulteriori ribassi, dato che il numero dei punti vendita é già capillare e copre ampiamente la domanda sul territorio, ma soprattutto perché la nuova farmacia delle 5000 previste, come impresa neocostituita dal farmacista neolaureato difficilmente avrà la forza economica e commerciale con i fornitori e le capacità di realizzare economie di scala superiori a Coop e Auchan tali da praticare prezzi piú bassi di loro o della farmacia economicamente solida e consolidata. (by www.chicago-blog.it)
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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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