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stampa DdE. Piovono soldi dal cielo: LTRO. (Parte 1 di 3)

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Come già annunciato tempo fa, do il via alla nuova rubrica “Discussioni di Economia” (DdE). Questa prima volta per discutere delle operazioni bancarie riguardanti l’immissione di denaro, poste in essere dalla BCE. Per restare con un occhio sempre rivolto alla realtà (come è mia abitudine, quando affronto certi temi), faccio riferimento all’esempio più recente, che risale allo scorso febbraio, quando le banche europee hanno beneficiato della bellezza di 529,53 miliardi di euro “freschi di stampa”.

L’operazione di cui si vuole discutere è definita Long Term Refinancing Operation (LTRO). Attualmente, ne sono stati messi in atto due: il primo a dicembre 2011, con il quale il sistema bancario aveva già ottenuto 489,19 miliardi di euro “sonanti” (LTRO-1), il secondo a febbraio 2012 (LTRO-2). In definitiva, gli euro complessivi versati nelle casseforti virtuali delle banche d’Europa sono pari a 1.018,72 miliardi. Questa è la somma di denaro ritenuta necessaria dall’estabilischment della politica monetaria europea, per ripiegare ad una crisi finanziaria che sembrava essere fuori controllo.

Badate bene però! LTRO è un ripiego e non la soluzione ai problemi dell’economia reale, la quale sta subendo i contraccolpi di questa crisi finanziaria e che subirà anche gli effetti di questa macchinosa operazione. Vediamone il perché.

LTRO è il corrispondente europeo del Quantitative Easing (QE) posto in essere dalla banca centrale americana, la FED. Entrambi non fanno altro che collocare liquidità presso le banche, senza però produrre effetti sull’inflazione dei prezzi dell’economia reale. Infatti, LTRO consiste in un prestito di euro della BCE alle banche, ad un tasso agevolato dell’1% (praticamente regalato), a tre anni. Giunta la scadenza, le banche restituiscono alla BCE gli euro ricevuti in prestito, la quale successivamente li elimina dalla circolazione.

In che modo LTRO contribuisce a calmare la crisi finanziaria? Considerato che questa crisi è dovuta alla sfiducia dei mercati nella capacità di rimborso dei titoli di stato di alcuni dei paesi europei, allora il problema da risolvere sarebbe proprio quello di ripristinare questa fiducia che è venuta a mancare. L’indicatore di questa fiducia/sfiducia è il famoso “spread” fra il rendimento dei titoli di stato e quello del titolo più performante preso a riferimento (benchmark bond). Per abbassare lo spread dei titoli di un determinato stato, ritenuti rischiosi, è necessario, ad esempio, che essi tornino ad essere apprezzati sul mercato e ad essere acquistati dagli investitori.

Siccome il tempo è denaro e intervenire nella struttura delle economie dei paesi in difficoltà per ripararne i “guasti” e attenderne gli effetti, richiederebbe anni (anche se sarebbe stata la cosa prioritaria e più saggia da fare), allora i politici e i banchieri di tutta Europa hanno pensato che il metodo più veloce per affrontare l’emergenza fosse quella di riferirsi agli unici investitori in grado di contribuire ad attuare un pronto rimedio alla critica situazione: le banche. Ossia coloro che già posseggono enormi quantitativi di titoli di stato a rischio di insolvenza, coloro che in passato li hanno assicurati con la creazione dei titoli derivati CDS (moltiplicando di fatto le funeste conseguenze del fallimento di uno stato), coloro che negli ultimi tempi hanno esercitato grande pressione agli stessi stati, non acquistando più i loro titoli.

Così gli istituti di credito hanno tirato la corda, minacciando di provocare il fallimento degli stati europei in difficoltà. Il tutto affinché i governi più virtuosi e determinanti d’Europa accettassero l’idea che, visto e considerato che la BCE, per statuto, non può cedere direttamente denaro di nuova emissione agli stati appartenenti all’UE, ci si dovesse inventare qualcosa pur di dare alle banche la sola cosa di cui hanno bisogno per non fallire: di liquidità, senza la quale non sarebbe neanche possibile iniziare ad acquistare massicciamente e in tempi brevi i titoli degli stati europei, utili per finanziare le rispettive politiche di governo (soprattutto di quelli in pericolo di default come Grecia, Spagna, Italia, Portogallo).

Come potete vedere, nessuno ancora sembrerebbe essersi posto il problema di cosa invece avrebbe bisogno la popolazione, per riprendersi un presente e un futuro dominato da politiche squisitamente virtuali. Nessuno ancora ha seriamente sbrigliato nuove opportunità di realizzazione per la componente operosa della società, che vive la realtà e tocca con mano lo sgretolarsi di un tessuto non più capace di garantire sicurezza agli individui, perché lacerato dalla crisi di un irresponsabile e corrotto sistema finanziario globale... (continua a leggere Parte 2 di 3)

Per oggi mi fermo qui e rimando la continuazione di questo post alla prossima pubblicazione. Anticipo solo che, nella seconda parte di questa DdE, continuerò la trattazione del tema, esaminando l’assurdità (se mai fosse possibile l’esame di un’assurdità) delle operazioni messe concretamente in atto dal sistema bancario, per mascherare, con la solfa del salvataggio dell’Europa, un vero e proprio soccorso d’emergenza riservato esclusivamente a coloro che sono responsabili di una crisi che solo noi cittadini comuni siamo chiamati a pagare. E nessun altro!

Discussioni di Economia







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Postato il 20/03/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


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Gian [20/11/2014] scrive: Ma quale fallimento! Non diciamo piddinate!
Se il PIL del Giappone cala non è di certo dovuto alle politiche Keynesiane, anzi!
Leggi qua http://scenarieconomici.it/calo-del-pil-in-giappone-probabili-ripercuss
ioni-negative-in-europa/

Per commentare sti dati bisogna anche aver un po' di cognizione di causa. Vai al post

Luca [20/11/2014] scrive: mi viene da pensare...se le politiche neokeybesiane non vanno...neoclassici e seguaci di chicago altrettanto (perlomeno dalle nostre parti in europa, ma anche in america non sono tutte rose e fiori) visti i risultati di questi ultimi anni a che santo bisogna votarsi?!?!? La crisi che stiamo vivendo ha sicuramente mandato "in crisi" molte teorie economiche che andrebbero sicuramente ripensate. Vai al post

Martina77 [30/10/2014] scrive: Gli italiani hanno memoria cortissima: quando esco neppure ricordano del governo Letta,figuriamoci del 1992,da dove tutto è partito (e l'Euro non c'era).A questo punto della situazione il ritorno ad un'altra valuta sarebbe una incognità asssoluta,forse perché il tutto andava previsto molto prima e non adesso,ma prima andava bene a tutti.
A volte,sentendo certi discorsi mi sento disorientata: la gente non pensa,ripete. Vai al post

Martina77 [30/10/2014] scrive: @Fabry...non so che lavoro faccia lei,ma si guardi i rapporti ocse anni 90';l'Italia nel 1992-98 non era affatto la settima potenza c'era crisi a non finire,neppure nel 2001,lei sogna,eppure c'era la Lira.
Non sono una pro-euro,ma quando mi sentivo di criticarlo ciioè nel 2003,venivo additata come quella che rompeva sempre i.....,da tutti compreso dai leghisti farlocchi che dopo non aver fatto nulla per contrastare l'immigrazione,adesso con dementi patentati e falsi economisti si ergono a "no euro". Vai al post

pasquale [29/10/2014] scrive: ATTENZIONE cari lettori. Questo mio post non vuole essere un elogio dell'euro (assolutamente no).

Ho scritto tutto il blog schierandomi CONTRO L'EURO. In questo stesso post critico ancora una volta l'euro per aver dato l'occasione ai delinquenti che ci governano di nascondere i problemi che hanno provocato anziché di risolverli! Che cavolo!

Nel post non è in discussione l'abbandono dell'euro; è anche mia opinione che ne dovremmo uscire, laddove si potesse scegliere come opzione o si potesse non condividere con gli altri stati membri il destino a noi riservato (così come ha già detto Gio).

Qui è mia intenzione discutere l'ALTERNATIVA proposta dai più del RITORNO ALLA LIRA; nel post metto in discussione il fatto di "ballare" da una VALUTA FIAT ad un'altra, cosa che per me non è una condizione sufficiente per risolvere i problemi economici dell'Italia.

Sono contro le VALUTE FIAT, di conseguenza sono contro l'euro e contro la lira, che sono entrambe valute fiat e che entrmbe nutrono il germe che corrompe il denaro e la sua funzione indispensabile nell'economia Vai al post

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