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stampa F. Carbone: uno Stato sociale insostenibile!

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E’ un onore per me pubblicare di seguito l’intervista a Francesco Carbone, rilasciata il 26 giugno scorso, in esclusiva per il blog. Egli è uno studioso di economia, autore e divulgatore di saggi di economia e finanza e presidente dell’associazione Usemlab.

Carbone non è nuovo su questo blog. Qualcuno ricorderà che ho già avuto modo di presentarlo attraverso il suo ultimo lavoro editoriale “A Scuola di Economia”. Questa volta ho chiesto a Francesco di fare una chiacchierata e di poterla condividere con tutti voi, per conoscerlo un po’ di più e perché ci aiuti a comprendere meglio cosa, secondo lui, stia succedendo all’economia italiana ed europea in questi ultimi turbolenti anni. Consiglio vivamente di leggere l'intervista, tutta d’un fiato, perché è interessantissima.

Buona lettura.

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Ciao Francesco! Tu sei autore di un libro che si intitola “A Scuola di Economia”, acquistabile on-line sul sito di usemlab.it e che questo blog ha già avuto modo di presentare ai suoi lettori. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a realizzarlo e in che modo questa tua opera può aiutare le famiglie e i piccoli risparmiatori?

“Come tutti gli altri quattro libri della serie USEMLAB, il libro ha come primo obiettivo quello di far intraprendere al lettore un percorso di crescita personale mirato ad una maggiore consapevolezza del mondo economico e finanziario. Questa trasformazione si pone come fattore indispensabile sia per riuscire a difendere i propri risparmi, sia per trovare, tanto come consumatori, lavoratori, imprenditori, il giusto orientamento nelle scelte che prendiamo quotidianamente.

A Scuola di Economia in questo senso è il libro più completo di tutti quelli finora pubblicati. Nei propri programmi ministeriali l’educazione pubblica ignora totalmente, e direi volutamente, qualunque corso di istruzione economica e finanziaria di base. Questo libro compensa tale lacuna presentando attraverso quaranta semplici lezioni un corso intero, di gran lunga migliore e più interessante della macroeconomia e microeconomia insegnate nelle nostre università ancora legate a un approccio economico errato, di tipo ingegneristico, matematico, positivista.”

Tu sei un divulgatore della teoria economica della scuola austriaca. Qual è la differenza fra il pensiero della scuola economica austriaca e quello mainstream della scuola economica keynesiana? Che cosa significa e cosa comporta per te essere un divulgatore di questa scuola di pensiero in Italia?

“La differenza è di metodo. La Scuola Austriaca è l’unica che considera la scienza economica come una scienza umana e sociale. Non a caso il libro accademico di riferimento della Scuola Austriaca resta ancora dopo oltre sessanta anni dalla prima pubblicazione (del 1949) L’Azione Umana di Ludwig Von Mises. Partendo da metodi diversi si giunge a identificare cause, risultati, conclusioni, soluzioni quasi sempre differenti se non addirittura totalmente agli antipodi le une con le altre.

La scoperta della Scuola Austriaca, avvenuta per me a distanza di circa sette anni dalla Laurea in Economia, mi ha aperto le porte per una nuova e più profonda comprensione dei processi economici. I corsi tradizionali seguiti all’università avevano, eufemisticamente parlando, soddisfatto solo in maniera parziale la mia curiosità intellettuale. E’ stato come vivere l’esperienza di una rivoluzione copernicana applicata al mondo economico. Cosa può esserci di meglio che riuscire a trasmettere agli altri, in termini comprensibili, una conoscenza che è in grado di trasformare letteralmente ciò che pensiamo, che facciamo, che diventiamo? Si tratta senza dubbio di una grande soddisfazione.”

Per un cammino sociale prospero, quali sono i punti deboli dell’Europa e dell’Italia e di chi è figlia questa crisi economica?

“L'Europa è ingessata in uno Stato sociale insostenibile oramai da lungo tempo e l'Italia fa parte di quei paesi che si ritrovano nella fascia più debole, lo dimostrano, con ben pochi margini di dubbio, gli sviluppi più recenti sui mercati finanziari. Già l'anno scorso eravamo giunti sull'orlo del baratro. Solo gli interventi della Banca Centrale Europea sono stati in grado di acciuffarci all'ultimo momento da una rovinosa caduta. Le forze in gioco che chiedono il raggiustamento degli squilibri strutturali europei tuttavia non sembrano volersi arrestare.

Le continue svalutazioni del passato hanno nascosto in maniera sistematica problemi strutturali che l'Euro ha solamente fatto emergere in superficie. Le dinamiche che hanno avuto luogo in questi ultimi dieci anni sotto l'ombrello dell'Euro, per un vizio connaturato non tanto alla valuta unica, quanto alla cosiddetta tragedia dei beni comuni rendono oramai impossibile il rientro su un sentiero prospero senza passare prima da un raggiustamento profondo che sono certo, troverà sviluppi inevitabilmente traumatici.”

Che cosa intendi con “tragedia dei beni comuni”?

“Una tragedia dei beni comuni emerge quando i diritti di proprietà non sono ben definiti. Nel mare, ad esempio, un pescatore è incentivato a pescare quanto più egli riesce a fare, prima che gli altri pescatori gli sottraggano le risorse comuni. Ciò porta a un sovra sfruttamento ed eventuale esaurimento della risorsa. Non a caso molto spesso vengono loro imposte delle quote di pesca. I paesi dell'Unione potendo monetizzare indirettamente i propri deficit via sistema bancario, e scaricando i costi sui paesi più virtuosi, hanno goduto dello stesso incentivo. E sempre non a caso erano stati fissati dei criteri da rispettare in relazioni ai deficit e ai debiti pubblici. Tuttavia il rispetto di tali criteri non è mai stato cogente. Di conseguenza nessun paese "debole" dell'area Euro ha sfruttato l'Euro per mettere i propri conti pubblici a posto ma negli anni del boom ha perseverato in politiche di spesa insostenibili. Adesso i nodi sono venuti al pettine, e nessuno vuole pagare le conseguenze delle proprie azioni, anzi la Germania si trova persino in una delicata situazione: se si rifiuta di continuare a finanziare i paesi deboli rischia ugualmente di pagare un costo elevatissimo e di perdere tutti i crediti finora concessi al resto dell'Eurozona (circa 700 miliardi) tramite un complesso meccanismo definito Target 2.”

Caro Francesco, aiutaci a capire cosa, secondo te, nella prima metà di quest’anno sia veramente accaduto all’economia europea (e, di riflesso, a quella italiana).

“Semplicemente le politiche monetarie della BCE tese a fornire liquidità alle banche e ai mercati attraverso le cosiddette operazioni LTRO, hanno continuato a incentivare comportamenti rischiosi (moral hazard). All'esaurirsi dello stimolo, avvenuto davvero in tempi molto rapidi, il reale problema di solvibilità è riemerso in superficie, peraltro aggravato. Non si può continuare a curare un problema di solvibilità come se fosse uno di liquidità. Ciò nel lungo termine non fa che peggiorare la situazione. E' un errore che viene ripetuto da diversi anni, perlomeno dall'esplosione della crisi finanziaria del 2008.

Purtroppo tutto questo si incastra per come la vedo io, in un contesto molto delicato: siamo infatti prossimi alla fine di un superciclo economico, fondato sul debito e sul denaro a corso forzoso. L'Europa è in questo momento solo l'anello più debole di una catena sulla quale agiscono forze enormi, troppo a lungo represse. Questo anello a sua volta è formato da altri piccoli anelli e l'Italia era uno di quelli che stavano per cedere. Lo è ancora, ma grazie agli interventi della BCE alcune di queste forze hanno trovato modo di spostarsi e di scaricarsi sulla Spagna. Un intervento coordinato e massiccio come vanno auspicandosi le forze politiche europee non risolverebbe alcun problema, al limite otterrebbe il risultato di spostare l'energia su qualche altro anello interno o anche esterno all'Eurozona, potrebbe essere l'Inghilterra o il Giappone.”

Quali scenari si prospettano davanti a noi? Se quello dell’economia austriaca fosse un pensiero applicato, come se ne uscirebbe?

“Il problema è che questo superciclo durato cento anni è giunto al culmine della propria sostenibilità. Negli ultimi 35-40 anni ha avuto modo di creare distorsioni strutturali mai viste prima nella storia. Se non fosse stato per l'incredibile sviluppo tecnologico e per la globalizzazione, che hanno avuto modo di generare enorme ricchezza per gli abitanti dell'intero pianeta, questo ciclo sarebbe già giunto alla definitiva resa dei conti. Non possiamo escludere che nuove scoperte possano alleviare o posticipare questo raggiustamento traumatico, tuttavia è solo applicando i principi del libero mercato che si potrà riprendere un sentiero sano di crescita sostenibile e di benessere diffuso.

Tali principi vanno applicati al cuore dell'economia, ovvero al denaro e al sistema finanziario, di fatto gestiti da un pianificatore centrale con poteri assoluti. Troppi, quasi tutti sbagliano accusando il liberalismo, il liberismo e il libero mercato, in realtà il primo è defunto da oltre cento anni, il secondo è pesantemente distorto dal contributo teorico spesso alquanto confuso dei monetaristi, e il terzo lo ritroviamo perlopiù nel mercato che ci fanno generalmente sotto casa una volta a settimana.

Il sistema in realtà è vittima di un interventismo sempre più profondo che si è radicato proprio laddove non dovrebbe essere affatto applicato. “La Crisi dell'Interventismo” non a caso è il sottotitolo che scelsi per il mio primo libro, Prevedibile e Inevitabile, che nel dicembre 2008 ha lanciato la collana USEMLAB giunta con A Scuola di Economia al suo quinto e speriamo non ultimo volume.”

Grazie mille per la tua disponibilità, Francesco, da parte mia e dei lettori del blog.

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Per chi fosse interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questa intervista, consiglio di acquistare i testi distribuiti da Usemlab.it. In particolare, per iniziare un percorso di apprendimento più consapevole della disciplina economica, segnalo:

-     Che cosa è il denaro, Usemlab, 2010, pp. 220

-     A Scuola di Economia, Usemlab, 2012, pp. 350

-     Guida per investire nell’oro e nell’argento, Girbaudi, 2009, pp. 254

-     La Tragedia dell’Euro, Usemlab, 2011, pp. 220

-     Prevedibile e Inevitabile, Usemlab, 2008, pp. 258

Solo per i lettori di questo blog, per tutto il mese di luglio 2012, è riservato uno sconto speciale del 10% sull’acquisto di qualsiasi libro che trovate a questo indirizzo. Vi basterà digitare, al momento dell’acquisto, il seguente coupon “marinelli”, per ottenere lo sconto speciale. Per gli ordini superiori a 50 euro, le spese di spedizione sono gratis. Mentre per quelli effettuati con corriere, è prevista una simpatica shopper di cotone in omaggio. Non perdete questa occasione!







0 Commenti
Postato il 03/07/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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