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stampa Elogio del blogger

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Per quanto la cosa urti di molto certi uomini, quelli di potere innanzitutto, bisogna ammettere l'evidenza che i blogger, oggi, siano riusciti nell'ardua impresa di indebolire significativamente l'informazione di stampa. Quest'ultima, giorno dopo giorno, si sta rivelando sempre di più per quello che è: solo un'accozzaglia di reclame riguardanti eventi di ogni genere e di comunicati voluti dai padroni e i loro amici. Nulla di più. I blogger stanno riuscendo là dove una schiera di artisti, intellettuali e teologi (alle volte, anche organizzati) per un secolo hanno fallito, nell'intento disperato di screditare qualunque organo di informazione televisivo, radiofonico e di stampa.

Pierpaolo Pasolini, a proposito dei mass media, diceva: "Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre"

Carmelo Bene invece: "L'abuso d'informazione dilata l'ignoranza con l'illusione di azzerarla"

Jacque Deridda apostrofava: "L’informazione informa i fatti e mai sui fatti"

Aristotele insegna: "Non conta la veridicità del fatto accaduto ma il convincimento che il messaggero di questo fatto riesce a trasmettere"

Finalmente, a cavallo fra il primo e il secondo millennio, grazie soprattutto alla diffusione dei dispositivi digitali e dell'uso di internet, sta sorgendo una nuova figura di intellettuale, quella del blogger. Egli è uno scrittore metropolitano, con un disperato e incessante bisogno di scrivere e così di comunicare, per il solo piacere di condividere con altri e in modo disinteressato le proprie esperienze, le proprie opinioni, le proprie ricerche, di divulgare il più possibile nuove forme di idee lungo tutta la rete virtuale di utenti, in maniera virale; un modo questo mai sperimentato nella storia dell'uomo, ciò possibile solo grazie al progresso tecnologico.

Il blogger, attraverso internet, non produce informazione, al contrario, egli fa disinformazione.

Tale affermazione potrebbe suonare ai più come una concetto dall'accezione negativa, ma vi assicuro che quello della disinformazione è un fare non tanto negativo quanto lo è invece il produrre informazione.

Lungo tutto il secolo scorso, sino ai giorni nostri, l'informazione dei mass media l'ha fatta da padrona sull'opinione pubblica, influenzandola alla convenienza di un editore e mascherandosi da paladina della verità. L'informazione forgia i tratti della neolingua orwelliana e attraverso la sua diffusione, essa rende i significati orfani delle parole. Esse vengono rapite dai produttori di informazione attraverso i giornalisti, unici emissari di questo crimine intellettuale, i quali le recludono nelle segrete del potere, per poi restituirle alla massa svuotate della loro anima, così da non essere più ambasciatrici dei concetti che esse rappresentavano, bensì solo pedine di un gioco al massacro, chiamato democrazia, fra padroni e coloro che si ritengono liberi cittadini.

Faccio un esempio per spiegare meglio in che cosa consista il crimine di cui sopra. E’ significativo il caso della parola “liberale” e di come il linguaggio giornalistico l’abbia corrotta. Vedete, il liberale è colui che crede nella libertà e si prodiga per essa. Ma l'informazione di stampa ha attribuito tale termine a schiere di politici che, anziché prodigarsi per la libertà, hanno contribuito ad istituzionalizzare sempre di più lo stato, ad incrementare inverosimilmente le tasse, a dettare leggi assurde sulla contrattazione privata, eccetera; gente che, così facendo, ha di fatto ridotto la libertà, prodigandosi non per essa ma per il potere di stato. Eppure, per l'opinione pubblica ormai, tali soggetti, sono identificati come liberali. Paradossalmente, oggi, chi realmente si prodiga per la libertà dovrebbe guardarsi bene dall'essere definito liberale perché, purtroppo, considerarsi a favore della libertà e descrivendosi con quel termine, il risultato che ne consegue è che ci si andrebbe a confondere con un esercito di cialtroni, tutt'altro che liberali. Ed è così che la parola "liberale" è stata restituita dai giornali agli individui, ossia priva del suo significato originario, cioè in una forma che non rappresenta più il concetto sottostante, cioè quello di libertà, che per secoli, grazie anche all'uso della parola “liberale”, si è rafforzato nella cultura degli uomini. In questo modo, il concetto di libertà si fa più labile, perché si ritrova con una parola di meno che la rappresenti.

E' in questo modo che l'informazione si è comportata nei confronti  di tante altre parole, rappresentative della cultura di un uomo. Molte di esse, per l'uso che essa ne ha fatto, oggi sono ormai inspiegabili rispetto a quel loro senso originario che, in anni di utilizzo da parte degli uomini, ne hanno forgiato la cultura e delle quali ora ne diventano improvvisamente privi. In altri termini, l'informazione ha stuprato la cultura, ha sgualcito le vesti che esaltavano i tratti innati della sua saggezza e verità. Ne è rimasto il vuoto, in cui risuonano solo gli echi degli strilloni che gridano i fatti dell'attualità, che fra omissioni e distorsioni, di fatto non sono altro che menzogne vendute per certezze.

E' in questo stato perpetuo delle cose che, la maggior parte degli individui moderni, si ritrova a dibattere con pensieri e giudizi completamente corrotti. Essi sono impossibilitati a formulare un giudizio proprio il quale, anziché essere corroborato da un solido bagaglio culturale, il più delle volte, è tracciato dalle falsità prodotte dalla stampa o, peggio ancora, dettato dall'opinione del giornalista di turno.

Chi è d'accordo con quanto fin'ora detto, non può non esserlo anche quando affermo che gli individui dovrebbero liberarsi dalla tirannia dell'informazione sull'intelletto, dalla quale essi dovrebbero disintossicarsi. Essi dovrebbero rompere ogni legame con ciò che è definita informazione e smettere di essere meri consumatori di menzogne. In poche parole, gli individui dovrebbero disinformarsi.

I blogger, nel loro insieme, non offrono un prodotto preconfezionato, voluto da un singolo interessato e, per questo, già potenzialmente viziato di nociva tendenziosità (l'informazione, per l'appunto), bensì loro fanno opera di disinformazione. Essi sbriciolano i costrutti letterari dei giornali come se fossero biscotti. Ciò grazie alla piena libertà di pubblicazione che deriva dal non essere subalterni ad un direttore. Con dedizione quotidiana e passione, i blogger raccontano notizie, argomentano concetti, esprimono emozioni, condividono studi e pubblicano ricerche. E il tutto in tempi immediati, senza aggravanti oneri di divulgazione alcuni, senza domandare il permesso o attendere il nulla osta da un editore o intermediario. All'interno di una vasta rete, in cui questi intellettuali, scrivendo i loro blog, esprimono una moltitudine di punti di vista, essi costellano l'etere virtuale (ma non per questo irreale) di preziosi pensieri, i quali sono destinati a formare la cultura di chi li leggerà e li studierà. Essi rispondo direttamente ai commenti dei loro lettori e curano i rapporti con i loro sostenitori. Un pluriverso intellettuale si sta originando; non ce ne accorgiamo ma è così. Grazie a questa rivoluzione, i singoli individui oggi possono aiutarsi finalmente a disinformarsi.

Ma cosa resta dopo un processo di disinformazione?

Ovviamente non vi rimane che una cosa sola: la formazione.

Ebbene sì, cari miei lettori, quello che, da Gutenberg ad oggi, non riesce a fare l'informazione, lo fanno i blogger - e ancor meno di niente ci riesce l'istituzione scolastica! Mentre l'informazione istruisce l'opinione pubblica al ragionamento e la scuola istruisce le menti al consenso, i blogger invece permettono agli individui di formare le proprie menti. Questi nuovi intellettuali restituiscono alla gente la possibilità di apprendere dal prossimo e in autonomia, di confutare concetti e di discuterne, di condividere scoperte e di riunire gli stessi interessi in piccole comunità. Tutto questo, in condizioni ideali, affinché ognuno, se solo e quando lo vuole, può crearsi la propria formazione, quella ritenuta più necessaria e che più appaga il desiderio innato di conoscenza.

Un giornalista, per compiacere la gerarchia che gli allunga il panino a fine mese, si troverà, prima o poi, a corrompere le parole che egli usa per lavorare, il blogger invece non ha costrizione alcuna per giungere a compiere un tale "crimine". Il blogger, in quanto intellettuale, è bramoso di conoscenza e desideroso di compiacere solo la gente che lo segue, dalla quale apprende e, per riuscire in questo, deve essere onesto e sincero. Altrimenti, le sue parole si perderanno fra  i milioni di miliardi di bit della rete.

Con questo, non voglio dire che i blogger siano la reincarnazione dei grandi intellettuali del passato e che, a noi di oggi, tanto continuano ad insegnare. Intendo dire che l'opera dei blogger è frutto di un esercizio intellettuale che sta mettendo a dura prova chi ha creato il vuoto culturale nella nostra società. Oggi, sulle poltrone che un tempo furono occupate da Kafka, Joyce, Wilde, Hemingway, Manzoni, Pasolini e via dicendo, siedono i giornalisti, cialtroni ridicolamente intellettuali. Non ne reggono il confronto. Questi sarebbero gli acuti osservatori della realtà moderna, gli interpreti della nostra società, i difensori della nostra cultura.

Questi scrittori metropolitani invece, i blogger, sono i protagonisti di una fase determinante per cambiare i nostri periodi bui. Essi hanno la missione di estromettere i disonesti intellettuali, di scaraventarli via da quelle poltrone letterarie che oggi essi occupano, dalle quali hanno lacerato l’anima degli uomini e che, per questo, impediscono l'ascesa di nuovi ed onesti intellettuali.

In definitiva, oggi i blogger preparano il campo ai futuri Oscar Wilde, ai futuri Ernest Hemingwey o ai futuri Pierpalo Pasolini.







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Postato il 26/11/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Cultura


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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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