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Ho appena finito di leggere un libro molto interessante: “Oltre la Democrazia” di Frank Karsten e Karel Beckman (traduzione di F. Carbone) edito da USEMLAB.it e il mio giudizio è ottimo; sotto ogni punto di vista. Un testo rivoluzionario, direi!

Questo libro mi ha stimolato a riflettere sulla democrazia e su quello per cui, fra qualche mese, gli italiani saranno chiamati a fare in occasione delle elezioni politiche 2013. Essi, democraticamente, voteranno i propri rappresentanti nel parlamento della repubblica italiana, rinnovando così una tradizione, nemmeno tanto secolare.

A mio modo di vedere la questione, quello di votare è qualcosa che ha sempre meno a che fare con l’esercizio di un presunto potere detenuto dal popolo e sempre più l’aria di un rito; un rito simile a quello religioso. Sì, perché, se ci pensate su, la democrazia sembra essere la religione più popolare che, dagli inizi del secolo scorso, si è sempre di più imposta (o meglio, è stata imposta) alle civiltà occidentali. Ci si riferisce ad essa considerandola come il massimo esercizio di espressione della libertà. Il suo testo sacro è la carta costituzionale, il pastore supremo è il presidente della repubblica, i rappresentanti istituzionali e i politici eletti costituiscono la curia, i privilegiati nominati a cariche pubbliche sono i santi profeti, i partiti corrispondono alle parrocchie clericali e i cittadini mortali sono invece i fedeli di questa moderna religione.

Non intendo criticare alcun esercizio religioso. Per carità! Solo che, in qualunque religione, l’unica speranza che non si può mai nutrire è la possibilità, anche minima, di diventare il soggetto della fede (il dio o il profeta da adorare). Nell’esercizio democratico invece, la speranza di ricoprire il ruolo del soggetto a cui dedicare la “fede”, è concessa eccome! Per la maggior parte dei cittadini, ciò comporta che la democrazia è sempre e comunque fuori discussione, perché essa concede la possibilità a chiunque, senza discriminazione alcuna, di far parte, un giorno, di quel sistema di privilegi che solo agli eletti dal popolo sono riservati. Questo induce a credere che la democrazia sarebbe l’unico sistema giusto, generoso e concepibile per organizzare un paese! Una strana religione, questa della democrazia, la quale lascia intendere che anche tu fedele puoi diventare il dio che oggi tutti adorano. Non è una religione frustrante come le altre, non comporta sacrifici, ma solo diritti e doveri civici, in cambio della libertà di scegliere il rappresentante a cui riporre le proprie speranze, attraverso il semplice esercizio del voto. Sarebbe una religione perfetta!

La democrazia non ha nulla a che vedere con la libertà e chi continua a credere ad una simile fandonia, molto probabilmente ha un concezione molto labile di libertà. La democrazia, come ogni religione, ha bisogno dei suoi dogmi, a cui bisogna crederci e basta, senza mai metterli in discussione. Perché? Perché la democrazia è la democrazia. E’ così! Punto. Se leggete il libro “Oltre la Democrazia”, questi dogmi (13 in tutto) sono ben individuati, particolarmente descritti è sapientemente demoliti dagli autori (acquistalo qui)

Ciò che non ci viene insegnato nelle nostre scuole è che la democrazia, al pari del nazismo, del fascismo, del socialismo e del comunismo, è un sistema politico di stampo collettivista. In quanto tale, la democrazia è un sistema politico che mira a sottrarre la ricchezza ai cittadini con la forza, per poi ridistribuirla alla collettività, sottoforma di servizi gestiti da un governo centrale (spesso sotto la veste di monopolista) oppure come finanziamenti o incentivi per una certa categoria sociale anziché per un’altra. Chi ha vissuto le forme estreme di collettivismo o è abituato al ragionamento economico conosce molto bene gli effetti negativi di lungo periodo che un simile sistema produce. Certo, la democrazia è un collettivismo meno doloroso delle altre forme politiche su citate, ma il minimo comune denominatore che le accomuna è la mancanza del senso assoluto di libertà: infatti, anche nella democrazia si ammettono deroghe alla libera contrattazione e alla proprietà privata. Deroghe sono previste anche per la libertà di espressione e di pensiero, tant’è vero che, ad esempio, io che scrivo in un paese ritenuto democratico, non sono libero di dire proprio tutto ciò che voglio, altrimenti verrei subito accusato di vilipendio. Parafrasando un po’ Pasolini, dico che io stesso non voglio proferire certe cose innanzi all’ingenuità o alla sprovvedutezza di alcuni lettori e, per questo, sono costretto ad autocensurarmi.

Dalla democrazia non si può scappare. Non puoi scegliere di non farci parte. Di conseguenza, vi chiedo dov’è la libertà nella democrazia?

Diceva Giorgio Gaber in una sua famosa canzone “la libertà è partecipazione”. Infatti aveva ragione: la libertà è partecipazione, non la democrazia. L’esercizio della democrazia, il cantautore italiano la paragonava al farsi uno shampoo, ad una sorta di auto-lavata di testa, giusto per sentirsi più puliti, più profumati, accontentandosi solo di poter scegliere il colore preferito del prodotto da usare e di riuscire così ad ingannare uno stato di noia perenne (ascoltate il brano Lo Shampoo. E’ divertentissimo!).

In effetti, la democrazia è tutt’altro che partecipazione! In uno stato di democrazia gli individui della società dovrebbero essere chiamati a votare per prendere delle decisioni: a votare se mandare le truppe italiane in Afganistan oppure no; se cambiare la legge elettorale oppure no, e se sì in che modo; se realizzare un ponte oppure no; e così via. In realtà, nella democrazia, i cittadini non sono chiamati a partecipare ad una decisione, bensì essi sono chiamati ad esprimere una scelta, non sempre direttamente, di chi li dovrà comandare e rappresentare. Sarà costui che poi deciderà per loro. Quindi, il risultato sarà che, come nella dittatura, i cittadini saranno comandati da qualcuno. Solo che nella democrazia quel qualcuno è pressato dai vari gruppi di interesse che lo hanno votato (le cosiddette forze sociali), mentre nella dittatura, queste pressioni, sono ridotte molto all’osso e ciò permette al dittatore di decidere molto più velocemente le restrizioni alle libertà individuali. Anche nella democrazia le libertà  individuali si riducono, ma a differenza della dittatura, esse si restringono solo in un modo molto più lento e graduale, a causa delle pressioni multi direzionali dei vari gruppi di interesse, i quali allungano i tempi di attuazione dei provvedimenti. Ma il risultato finale è identico!

Con la democrazia si sceglie il proprio rappresentate, apponendo su una scheda elettorale la propria firma con una X, dando così il mandato a comandare ad un soggetto terzo. Pensate un po’, ci obbligano per anni a studiare e ad imparare a leggere e a scrivere, per poi chiederci di firmare il mandato a governare con una X, così come firmano gli analfabeti! Che bella considerazione ha il sistema democratico di noi e della nostra istruzione! Quanto siamo fortunati!

L’illusione sta proprio nel far credere ai cittadini di partecipare democraticamente alla vita istituzionale del proprio paese. Ma non è così! Con l’elezione dei rappresentanti parlamentari, il popolo smette di partecipare allo svolgersi istituzionale, per il solo motivo per cui egli ha precedentemente delegato altri ad occuparsi del suo presente e futuro. Così facendo, il cittadino non è più interpellato per prendere le decisioni sul da farsi e che lo riguardano. Considerato ciò, io mi chiedo: dov’è la democrazia in tutto ciò? Forse è pensiero comune credere che sia impensabile consultare direttamente milioni di cittadini per ogni singola e complessa decisione da prendere. Ma se è così, allora si ammette che la democrazia (quella propriamente detta) non è un sistema efficace per far esprimere la libera volontà di milioni di cittadini così come il concetto di democrazia richiederebbe. Infatti, è stata necessaria una rivisitazione di essa, che l’ha trasformata in quella che oggi noi esercitiamo, la quale non è la democrazia bensì è una “democrazia rappresentativa”. E questa non c’entra nulla con la democrazia. E’ solo un surrogato ignobile di un concetto originario nobile.

Il bello del libro “Oltre la Democrazia”, il quale ha ispirato questo post, non è solo quello di discutere e sfatare i miti della democrazia, ritenuti ingenuamente incrollabili, ma è anche quello di parlarne in maniera accessibile a chiunque, di essere letto nell’arco di una mezza giornata e, soprattutto, di suggerire l’idea di un sistema sociale alternativo alla democrazia, ovvero quello delle comunità autonome e concorrenti. Un sistema, quest’ultimo, più rispettoso della libertà individuale e tutt’altro che utopico.

Per saperne di più però, vi invito a leggere “Oltre la Democrazia” edito da Usemlab, che potete acquistare qui. Potrebbe essere un’idea originale da regalare a Natale ai vostri cari. Non perdetelo!







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Postato il 19/12/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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