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stampa Sigarette elettroniche: ritorsioni di stato

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Negli ultimi anni, su tutto il territorio nazionale, si è sviluppato un mercato innovativo costituito dalla vendita delle sigarette elettroniche. Esse consentono al tabagista una maniera alternativa di assumere nicotina: aspirando vapore, anziché il fumo delle sigarette tradizionali, le quali sono pluri conclamate cancerogene e vendute dallo stato in regime di monopolio legale.

Sapete cosa accadrebbe se qualcuno avesse l'iniziativa di mettere su un proprio business in un territorio il cui mercato è già sotto il controllo di una banda di criminali? Accadrebbe che i criminali beccherebbero coloro che hanno avuto l'ardire di mettersi in concorrenza con essi e li minaccerebbero di procurare loro un torto allorquando non si ponga fine all'attività svolta in proprio e ritenuta indesiderata. Se al malcapitato gli andasse bene, gli verrebbe concessa la possibilità di continuare a lavorare, ma per i criminali, se gli andasse male, chiuderebbe baracca e burattini, senza non molte spiacevoli conseguenze.

Sapete cosa accade quando qualcuno decide di svolgere un'attività concorrenziale a quella già svolta dallo stato? Accade la stessa cosa che accadrebbe nel caso in cui si avesse a che fare con dei criminali.

Rispetto alle tradizionali sigarette, quelle elettroniche risultano essere più economiche, non regolamentate da norme assurde e il principio secondo il quale si basa il suo consumo (aspirazione di semplice vapore) appare essere meno dannoso per la salute dell'utilizzatore e di chi gli è attorno. Inoltre, è offerta la possibilità di assumere soltanto vapori aromatizzati con prodotti naturali, non necessariamente arricchiti di nicotina.

E' sempre un'alba d'oro quella che segue una nuova scoperta, fatta di opportunità e di concrete promesse per la prosperità.

Così è stato per l'alba giunta dopo l'arrivo in Italia della sigaretta elettronica. Infatti, un nuovo mercato attendeva di essere esplorato e servito e le persone disoccupate (soprattutto giovani) hanno avuto l'opportunità di inventarsi un nuovo lavoro per importare, far conoscere e distribuire l'innovativo prodotto della sigaretta elettronica e venderlo. Inoltre, l'annosa questione circa i danni causati dal fumo da tabacco sulla salute delle persone poteva essere contrastata in modo concreto, rapido e senza ostacoli, attraverso l'offerta delle più innocue sigarette elettroniche. Infine, grazie alla sigaretta elettronica, la dipendenza da nicotina, oltre a poter nuocere meno alla propria salute, non svuotava le tasche degli italiani così come lo fanno le sigarette tradizionali.

Ricapitolando, quello delle sigarette elettroniche è un fenomeno che ha dato risposte concrete (e non chiacchiere da politici) affinché:

- si aprisse un nuovo mercato in grado di procurare nuove opportunità di guadagno alle iniziative imprenditoriali degli italiani;

- si contrastasse la dilagante disoccupazione italiana (soprattutto quella giovanile);

- si rendesse meno nociva e meno costosa la dipendenza da nicotina dei cittadini fumatori rispetto all'insindacabile e scientificamente riconosciuta dannosità della sigaretta tradizionale.

Insomma, grazie a questa innovazione, molti cittadini italiani, in assoluta autonomia, in maniera del tutto spontanea e senza macchinose interferenze burocratiche, hanno iniziato a determinare le opportunità sopra elencate, le quali avrebbero potuto fornire un valido contributo alla tanto auspicata crescita economica del paese.

Di fronte a questo straordinario e positivo scenario, cosa pensate che abbia fatto lo stato italiano, che tanto dice di volere bene ai suoi cittadini? Pensate che esso abbia assecondato le libere scelte imprenditoriali, lasciandole libere di esprimersi, così da consentire maggiore occupazione e migliore soddisfazione dei bisogni? Assolutamente no. Lo stato, attraverso i suoi rappresentanti, promette la crescita economica ed una maggiore occupazione, ma difronte ad una reale occasione di risalita economica, come quella costituita dal mercato nascente delle sigarette elettroniche, ne ostacola il libero sviluppo.

Infatti:

- da gennaio 2014, come da DL n. 76 del 28 giugno 2013 art. 11 c. 22 potrebbe scattare l’accisa del 58,5% sul prezzo di vendita delle sigarette elettroniche (e loro accessori). Non scordiamoci che al prezzo del prodotto si applica anche l'IVA (recentemente passata dal 21% al 22%). Quindi è stato decretato che sul prezzo della sigaretta elettronica si applichi una prima tassa (l'accisa), per poi applicare l'altra tassa finale (l'IVA). Tasse su tasse; un tipico esempio questo di come lo stato distorce la struttura dei prezzi di mercato, aumentandoli senza aver conferito alcun valore aggiunto al prodotto;

- da gennaio 2014, la commercializzazione dovrebbe essere assoggettata alla preventiva autorizzazione dell'agenzia delle dogane e dei monopoli di stato per i soggetti aventi gli stessi requisiti previsti per ottenere la licenza di vendita dei tabacchi (DL n. 76 del 28 giugno 2013 art. 11 c. 22);

- l'utilizzo della sigaretta elettronica è vietato nei pubblici locali e ai minori di 18 anni come da ordinanza del ministero della salute del 26 giugno 2013;

- la pubblicità la quale abbia ad oggetto le sigarette elettroniche è vietata, come disposto dal DL n. 76 del 28 giugno 2013 art. 11 c. 23.

Tutto questo perché? Perché lo stato ci vuole talmente tanto bene che si è preso la briga di condurre delle ricerche lampo su queste sigarette elettroniche e avrebbe dimostrato che esse sarebbero dannose per la salute di chi le utilizza, paragonando i loro effetti a quelli delle sigarette tradizionali.

Che carini quelli del governo! Non vogliono che ci facciamo del male! Per loro, noi siamo incoscienti, non sappiamo ciò che è bene e ciò che è male per noi; loro invece sì e, secondo la loro ineguagliabile  saggezza, il mercato delle sigarette elettroniche sarebbe da regolamentare perché potenzialmente dannoso.

Ma se fosse vero che le sigarette elettroniche nuocciono alla salute, perché lo stato non le vieta del tutto, come già accade per altri prodotti, la cui vendita è attualmente vietata? Oppure, perché non ostacola con altrettanta ferocia ogni dispositivo soltanto ipotizzato dannoso, come si dice che lo sarebbero i cellulari, le automobili, i cibi grassi, ecc.? In verità, avrei da ridire anche in questi ultimi casi, ma almeno sarebbe la mossa più logica, laddove fosse sincera la preoccupazione che lo stato avrebbe per la nostra salute! Non trovate?

Sulla pericolosità delle sigarette elettroniche il dibattito è ancora aperto. Quiqui e qui trovate ricerche pareri autorevoli e notizie riguardanti ricerche scientifiche che invece non attribuiscono alle sigarette elettroniche effetti collaterali pericolosi, tanto quanto lo siano altresì quelli delle sigarette tradizionali (circa le quali, rispetto alle sigarette elettroniche, non trovereste un solo studio scientifico che non riconosca la loro cancerogenicità). Inoltre, assodato che aspirare fumo, derivante dalla combustione di qualsiasi cosa, è di per sé dannoso mentre aspirare vapore non lo sia, l'obiezione secondo la quale ci sarebbe il rischio che sia il liquido utilizzato nelle sigarette elettroniche ad essere nocivo è idiota, in quanto non esiste una sola marca di liquidi, non tutti risultano essere nocivi e il rischio di trovarne uno dannoso sarebbe lo stesso che si correrebbe nell'acquisto di un pacco di farina la quale potrebbe essere inconsapevolmente contaminata; ma non per questo si applicano accise sulla farina, si limita il suo consumo o si vieta la sua pubblicità!

E' evidente che, in merito, lo stato sarebbe preoccupato per tutto tranne che per la nostra salute.

È la sua cassa che piange a preoccupare lo stato. Se esso vietasse la vendita delle sigarette elettroniche, non coglierebbe l'occasione di lucrare su un nuovo mercato in ascesa, tutto da tassare. Infatti, i negozi che vendono al dettaglio queste tecnologiche sigarette hanno ottenuto un così grande successo di richieste da parte dei consumatori, tanto da aver destabilizzato il fatturato del monopolio di stato derivante dalla vendita dei tabacchi, minando le entrate dello stato ottenute a scapito della salute dei suoi cittadini.

Quello delle sigarette elettroniche è un mercato che ha generato nel 2012 un fatturato di circa 350 milioni di euro, con più di 3.000 punti vendita su tutto il territorio nazionale e con l'impiego di circa 4.000 mila persone, senza considerare l'indotto del fenomeno commerciale (dati dell'associazione di categoria Anafe).

Pensate all'assurdità della cosa: allo stato non va giù che, a guadagnare del successo di una iniziativa privata, siano solo i soggetti privati che l'hanno messa in pratica. Col nascente mercato delle sigarette elettroniche, le persone si sono spontaneamente rimboccate le maniche per combattere la crisi e si sono inventati un lavoro, rischiando di tasca propria, senza alcun incentivo di stato o pianificazione di governo, senza nessun richiamo alla spesa pubblica. Stando così le cose, perché mai il guadagno (materiale e immateriale) derivante da ciò non debba essere goduto esclusivamente dai produttori, distributori, venditori e consumatori privati di questo nuovo prodotto?

Purtroppo, per quanto questo fenomeno vada a beneficio dei cittadini, ciò non importa allo stato. Per esso, i cittadini hanno fatto i cattivi, si sono intromessi nel business del tabacco (interamente controllato dallo stato) ed essi devono essere disciplinati. Così ragiona lo stato che votate, cari italiani! Se la vostra iniziativa privata si intromette in qualche modo con un business di stato, non siete liberi di intraprenderla, anche se essa dovesse recare maggiori vantaggi alla collettività. E questo del fenomeno delle sigarette elettroniche è l'esempio più recente e lampante di come lo stato si comporti come un criminale: se gli pesti i piedi, accade che esso ti rovina oppure, come in questo caso, ti estorce il pizzo, in cambio della possibilità di poter continuare a svolgere la tua innocua e vincente iniziativa imprenditoriale, con la scusa di un presunto danno sociale che essa recherebbe e per nulla dimostrato.







5 Commenti
Postato il 17/10/2013 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


Manuel [01/11/2013 11:50 pm] scrive:
Articolo condivisibile in toto, aggiungendo però una postilla: lo stato si comporta così, qui come in altri campi, contando su certa chiusura mentale e passività della maggioranza dei cittadini. Quando siamo in presenza di tabagisti che dicono "Mah, non so, non mi fido molto...sembra che le sig. elettr. facciano male", è chiaro che ci troviamo in un contesto di ignavia e passività in cui lo stato sa di poter agire quasi indisturbato, col minimo sforzo. Anzi,a dirla tutta, mi meraviglio che questi dispositivi non siano stati ancora vietati tout-court come in certi paesi.
fer83 [31/10/2013 12:06 am] scrive:
fermiamoli. inventiamoci qualcosa. fermiamoli
pasquale [30/10/2013 11:32 am] scrive:
Bellissimo file, Giorgio.. grazie per la condivisione
Giorgio [30/10/2013 10:41 am] scrive:
Un'analisi completa ed attenta, complimenti! Non potendo provare la corruzione di chi ha proposto questa iniqua legge, non resta che pensare ad una miope stupidita' generalizzata, la cui responsabilita' cade totalmente sulle istituzioni. Mi permetto di segnalare un manifesto che credo sintetizzi il mio pensiero
http://vapori.biz/download/grazie_roma.pdf /
Roberto [17/10/2013 04:31 pm] scrive:
Bell'articolo. Una fotografia cruda di quella che purtroppo è la realtà del business delle sigarette elettroniche, e non solo.
Mi permetto di inserire il link a un articolo che parla proprio di questo, visto secondo l'ottica di chi ha investito in franchising
http://dottorfranchising.it/sigarette-elettroniche-una-storia-annunciata /
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pasquale [27/07/2016] scrive: Le banche le abbiamo inventate perché fungessero da deposito di beni merci (metalli preziosi, principalmente), proprio perché circolassero le rappresentative note di banco (il denaro contante, appunto).
Studia meglio Claudio, perché articoli come questo sono la prova schiacciante che non tutti vogliono rimanere nell'ignoranza dilagante. Ignoranza dilagante di cui il tuo commento ne è purtroppo una prova schiacciante. Vai al post

claudio [24/07/2016] scrive: Abbiamo inventato le banche per non circolare con il denaro. Eravamo i primi siamo oggi indietro come le palle dei cani e l'articolo ne è prova schiacciante. Ps. Sarà mica casuale che abbiamo il record dei pagamenti in contanti e il record dell'evasione fiscale. Vai al post

claudio [29/06/2016] scrive: C'è qualcuno che potrebbe dirmi quanto costa stampare e coniare moneta nella UE e in Italia? Vai al post

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