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stampa Redditometro. L'onere della prova al fisco

redditometro.jpg

L’agenzia delle entrate assicura i cittadini dicendo che il redditometro sarà utilizzato solo per quei casi veramente eclatanti e che i consumi di una persona fisica saranno misurati in base alle medie Istat (che fortuna!). Inoltre dall’agenzia ci dicono che se il contribuente non si riconosce nei calcoli del redditometro, egli potrà fornire anche argomentazioni non documentate. Insomma, ci vogliono tranquillizzare. E ci credo! Dopo che, con la sentenza n. 23554 del 20 dicembre 2012, la Corte di Cassazione si è espressa stabilendo (e ribadendo) che l’onere della prova è a carico dell’amministrazione pubblica e non del contribuente così come previsto dal D.L. 78/2010 (art. 22), che introduce il nuovo redditometro, è evidente che ogni abuso previsto da tale dispositivo sarebbe impugnabile ai danni dello stato, il quale perderebbe tutti i contenziosi! In effetti, considerato che i singoli cittadini non sono obbligati dalla legge (così come lo sono invece le imprese) a conservare i documenti contabili relativi agli acquisti che essi effettuano, come si può pretendere che questi si debbano caricare dell’onere di provare di non avere commesso un reato? Ogni tanto, una buona notizia.









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Postato il 18/01/2013 da Pasquale Marinelli nella categoria Micropost


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consiglio.jpg

E' stato appena deliberato dal consiglio dei ministri il contenuto dei punti riguardanti il cosiddetto "decreto del fare". Leggi qui il testo integrale. Vi dirò la verità, ero scettico sulla buona sostanza di questo provvedimento, non tanto per il pregiudizio che nutro nei confronti dell'attuale esecutivo, ma per il curioso nome attribuito al decreto "decreto del fare", che esprime un intento (il fare) ma trascura di comunicare come fare (fare bene o fare male?), lasciando così intendere che l'importanza del provvedimento sia solo quello di fare qualcosa, a prescindere che lo si faccia bene o male. Infatti, per quanto condivisibili siano i punti del decreto in cui vengono ridotte le procedure burocratiche, aumentata la liberalizzazione del settore energetico, multata la P.A. per i ritardi dei suoi pagamenti, riduzione fiscale al settore della nautica e la liberalizzazione dell’accesso a Internet tramite le connessioni wi-fi, ritengo che sia stata persa un'altra occasione per affrontare seriamente la risoluzione dei problemi italiani. Infatti, il decreto non dispone nulla di significativo sul taglio della spesa pubblica e non spende più di una parola (o due) sulla riduzione della pressione fiscale. In alcuni settori, le uscite pubbliche vengono destinate in maniera leggermente diversa rispetto a prima, i costi fiscali vengono trasferiti da un soggetto all’altro, l'IMU resta ancora in vigore anche se parzialmente sospesa (ma non avevano detto di eliminarla?) e l'aumento dell'IVA, previsto per il prossimo mese, non è stato scongiurato. Con simili provvedimenti, questi ministri continuano a credere di potercela dare a bere con la storia dei loro presunti intenti sul bene comune. In effetti, hanno tutte le ragioni per essere sicuri che gli italiani si lascino abbindolare; fino a quando il 75% degli italiani si reca ancora alle urne, nonostante la palese incapacità di chi propone loro un'offerta politica in grado di mantenere le promesse elettorali, di cosa dovrebbero avere paura questi politici?



Postato il 17/06/2013 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





matita.jpg

Li senti al bar, li senti nel treno. Ma li leggi anche su facebook e sui giornali. Ancora tanti italiani che, all'indomani delle elezioni, sprecano il loro fiato inneggiando la coalizione vincente per essersi imposta su tutti, che scherniscono gli sconfitti per la sonora batosta subita, altri ancora che sminuiscono la vittoria degli avversari. Poi c'è chi, riconoscendo la sconfitta, invita i vertici della coalizione perdente a prendersi le proprie responsabilità e chi "urla" che vi sarebbe aria di cambiamento. A questi italiani basta che cambi la faccia di chi li governa per credere che in Italia cambi qualcosa. Cari lettori del blog, una sola cosa emerge di significativo dalle recenti elezioni amministrative 2013: i non votanti del primo turno sono stati il 37,62% degli aventi diritto (un incremento del 14,78% rispetto alle passate amministrative). Invece, in occasione del secondo turno, gli aventi diritto che non si sono presentati alle urne costituiscono il 51,49% (più della metà non è andata più a votare). Oggi come oggi, questi sono i veri segnali di voglia di cambiamento degli italiani, e non l'inversione di tendenza degli esiti elettorali. Infatti, sempre più gente sceglie di non legittimare più i governi di questo sistema politico, non recandosi alle urne e, quindi, i cittadini italiani votano sempre meno. Discorsi su chi abbia vinto o perso le elezioni non servono a nulla. Non è più sufficiente che cambino le persone al governo perché la situazione politica ed economica migliori, è indispensabile che cambi l'idea di come si vive e ci si organizza in una comunità. Che al potere salga Tizio, piuttosto che Caio, è ormai solo una questione di sterile alternanza fra soggetti figli del sistema già corrotto e da cambiare. Coalizioni di destra o di sinistra non cambieranno il sistema che un numero crescente di italiani desidererebbe invece che cambi. Perché, come coloro che oggi lasciano il governo dei rispettivi comuni, anche quelli che ora li sostituiscono sono in quel sistema; non ne sono fuori. Anzi, essi, per il solo fatto di essersi candidati al gioco delle elezioni, sono diventati il sistema; quello che è democraticamente farlocco, anti meritocratico, disprezzante della proprietà privata e della libertà degli individui. In un contesto in cui sempre più italiani non partecipano più alle votazioni, ci vorrà sempre più coraggio per chi osa governare in Italia.



Postato il 12/06/2013 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





 

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carlo [12/06/2013] scrive: Non votanti, lamentatevi con chi è stato eletto dalla minoranza degli elettori. Solo così vi riconoscerete. Dicono che chi non vota poi non si dovrebbe lamentare; lo dicono perché, se i non votanti si lamentassero e fossero in tanti, per chi è stato eletto dalla minoranza dei cittadini ci sarebbe da aver paura di chi, astenendosi, non li ha legittimati ad amministrarli e ha dimostrato di rifiutare il sistema... Vai al post

carlo [12/06/2013] scrive: più della metà degli italiani non ha scelto il sindaco che deve amministrare la loro città. E se questi si ribellassero alle disposizioni di chi è stato eletto da una minima parte dei cittadini? E se tutti questi non votanti si rifiutassero di obbedirgli, così come si sono già rifiutati di andare a votare? Che si fa? Li si arresterebbe tutti? O li si giustizierebbe? Eh già, se i non votanti sapessero che stanno diventando così tanti, cosa non combinerebbero! Devono solo riconoscersi fra loro... Vai al post


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