Il Blog di Pasquale Marinelli facebook twitter google + rss

      Home | Chi sono | Newsletter | Leggere Orme | Contatti | Plugin | Help |   Log in | Registrati

 

 

A Scuola di Economia

   

blog mobile

Versione per Mobile
www.m.pasqualemarinelli.com

 

 

 Il Blog

 
 Archivio del blog
 

 Categorie

 
 Cultura
 Economia
 Politica
 [Archivio Micropost]
 
 
 
 
 

 Link amici

 
 Segui il blog:
 EconoMia & Finanza
___________________________
 LunarPages.com
 CutePHP.com
 Altervista.org
 Histats.com
 OkNotizie.Alice.it
 Segnalo.Alice.it
 Fai.Informazione.it
 Meemi.com
 RuvoDiPugliaWeb.it
 PortfolioMagazine.it
 RischioCalcolato.it
 WallStreetItalia.com
 Trend-OnLine.com
 Facebook/Bloggeritalia
 BorsaWeb.altervista.org
 ContanteLibero.it
 
 Diggita  
 BlogItalia.it - La directory italiana dei blog 
 Liquida 
 Aggregatore 
 Blog Directory 
 Top 100 Blog 
 http://www.wikio.it 
 BloggerItalia.it 



stampa MPS e le fondazioni bancarie

convention.jpg

Lunedì, a Bologna, si è tenuta la convention per il Contante Libero. Io c'ero e sono intervenuto assieme agli altri blogger che sostengono la campagna per il libero uso del contante.

Il mio contributo alla serata ha riguardato il tema delle fondazioni bancarie e dell'allarmante rapporto che in Italia intercorre fra politica e banche, il quale produce sperimentazioni sociali, uniche al mondo, come quello di privare i cittadini del libero possesso del denaro contante.

Quello delle fondazioni bancarie è un argomento attualissimo; pensate solo al recente scandalo riguardante l'istituto di credito italiano Monte dei Paschi di Siena, che lo vede coinvolto in una situazione di mala gestione. Di questa vicenda, dalla quale nei prossimi mesi dovremo aspettarci delle belle, solo due cose sono certe:

-          che l'ingerenza dei partiti nelle banche è più viva che mai

-          che i danni e le perdite prodotti da tale intreccio non li pagano i responsabili, bensì gli ignari cittadini

Il mezzo con cui oggi i partiti politici italiani controllano gli istituti bancari è quello costituito dalle fondazioni. Esse sono enti "mostro" che la legge definisce essere di natura privata e senza scopo di lucro. Le fondazioni bancarie godono di ampia autonomia gestionale e statutaria e la loro attività è finalizzata al raggiungimento di obiettivi di utilità sociale. Intenti nobili questi, ma le fondazioni bancarie sono anche altro. In realtà, esse sono cellule politicizzate, periferiche dei grandi partiti nazionali, le quali di fatto influiscono sulle decisioni gestionali delle banche ad esse partecipate, spesso controllandole e guidandole al raggiungimento di obiettivi di matrice tutt'altro che di buona gestione.

Fino al 1990, le banche italiane erano pubbliche. Esse, non solo raccoglievano i risparmi e gestivano il credito, ma erano enti finalizzati a funzioni sociali e il reddito da esse prodotto era indirizzato allo sviluppo sociale, su decisione dei partiti i quali si avvicendavano alla guida di esse. Erano gli anni della prima repubblica e questo consolidato rapporto incestuoso fra politica e banca produsse la vergogna che noi tutti conosciamo, fatta di tangenti e corruzione.

Per mettere fine alle indecenze della prima repubblica, l'Italia fu costretta a recepire una direttiva della comunità europea, che imponeva ai singoli stati membri di privatizzare il sistema bancario.

Per la corrotta politica italiana, ciò rappresentava una seria minaccia al controllo che essa ha sempre esercitato nei confronti delle banche, agevolati proprio dal fatto che le banche fossero enti pubblici e quindi sotto il controllo statale.

Con la legge Amato (L. 218/1990), le banche pubbliche furono privatizzate e trasformate da enti pubblici a società per azioni. In pratica, le banche pubbliche italiane venivano scorporate: da una parte si creava l'istituto di credito vero e proprio, operante sotto la compagine di S.p.A. e orientata al profitto, dall'altra si creava la fondazione bancaria, alla quale lo stato affidava le azioni delle neonate banche private, con l'obbligo di detenerne il controllo assoluto, percependone così i dividendi in ragione della quota di capitale posseduta, senza che essa interferisse con la gestione dell'attività creditizia della banca controllata e destinando i redditi così realizzati per promuovere lo sviluppo sociale.

In pratica, la legge Amato recepì il dettato della comunità europea, col quale si chiedeva un sistema bancario privatizzato. Ma in Italia ciò fu fatto solo in maniera formale. Le banche italiane, seppur trasformate in S.p.A., continuavano ad essere controllate da enti pubblici: della neonate fondazioni bancarie.

Questo aborto normativo è alla base dell'attuale cordone che lega ancora la politica italiana ad alcune delle più importanti banche italiane. E non sono stati sufficienti gli interventi normativi successivi alla legge Amato per risolvere un simile vizio.

Infatti, 4 anni dopo, con la legge Dini (L. 474/1994), le fondazioni furono obbligate a dismettere le proprie partecipazioni negli istituti di credito a cui facevano riferimento, per portarle al di sotto del 50%. Nel 1998 la legge Ciampi (L. 461/1998) definisce le fondazioni come soggetti di diritto privato non profit, senza scopo di lucro e aventi ampia autonomia gestionale e statutaria.

Si osservi il questo grafico. La Fondazione Monte dei Paschi di Siena possiede il 34,9% del capitale dell'istituto bancario senese, quota sufficiente questa per poterlo controllare. Stessa cosa dicasi per la fondazione Compagnia di San Paolo che, con appena il 9,7% del capitale posseduto, controlla Intesa-San Paolo assieme ad altre due fondazioni: Fondazione Cariplo e Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Inoltre, si noti come, a titolo d'esempio, la fondazione Cassa di Risparmio di Asti detenga ancora una quota di partecipazione della banca di riferimento superiore al 50%. Questo perché nel 2003, attraverso il D.L. 143/2003, si eliminò l'obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo superiori al 50%, qualora le fondazioni dichiarassero un patrimonio netto contabile inferiore ai 200 milioni di euro, oppure se operanti nelle regioni a statuto speciale. Per questo oggi sono ben 15 su 88 le fondazioni che detengono ancora un pacchetto di maggioranza assoluta nelle rispettive banche di riferimento.

Attualmente, lo statuto di quasi tutte le fondazioni bancarie prevedono che la nomina dei rappresentanti nei relativi consigli di indirizzo siano nominati prevalentemente da enti pubblici. Nonostante la legge permetta alle fondazioni di modificare in completa autonomia le regole statutarie, quelle relative all'elezione dei rappresentanti non sono mutate in modo significativo rispetto agli anni novanta. Questo perché la politica ha ormai piantato le proprie radici nelle fondazioni bancarie ed essa non ha alcun interesse a perdere il privilegio di poter controllare una banca attraverso la relativa fondazione.

Osservate quest'altro grafico. Come potete notare, tra le più importanti fondazioni bancarie, la concentrazione di ex politici nei consigli di indirizzo è altissima. E' un segno questo che i cosiddetti "trombati" dei partiti politici finiscono per essere segnalati e poi nominati a cariche così delicate ed influenti.

Dunque, dopo 20 anni dalla riforma del sistema bancario italiano, il controllo della banche da parte dello stato è ancora esistente, con più ostacoli rispetto agli anni '90, ma comunque una pericolosa realtà ancora esistente, grazie ad un viziato impianto normativo che maschera, con una mera formalità, una vergognosa verità.

Ora io vi chiedo, alla luce di tutto questo, potranno mai questi consiglieri, ex politici, nominati da enti pubblici e indicati da partiti politici, avere come obiettivo principale quello di rispondere dell'efficienza gestionale delle banche controllate?

Ancora vi chiedo, siamo sicuri che questi consiglieri rispondano sui risultati gestionali delle banche controllate e non, invece, sulla base della loro fedeltà politica?

E infine, queste fondazioni possono assicurare un sano apporto di capitale proprio nelle banche controllate?

Lo sterile dibattito italiano sulla faccenda del Monte Paschi di Siena, che punta i riflettori sul ruolo delle fondazioni bancarie, non si pone simili quesiti, ma si concentra sulla superficiale questione della presunta mancanza di controlli sull'attività dell'istituto senese.

Innanzitutto, quella del Monte dei Paschi di Siena non è un caso isolato. Illuso chi ci crede e farabutto colui che induce a crederlo. Tutte le banche partecipate alle fondazioni bancarie subiscono questo vizio normativo.

Si deve comprendere che il problema non consiste nella mancanza di controlli ma nel viziato assetto proprietario che la legge disegna per il sistema bancario italiano. Questo assetto proprietario dà i natali a manager del credito non qualificati, che rispondono ad una corrente di partito e non ai clienti della banca che essi dirigono. Questi manager compiono spericolate operazioni finanziarie al solo scopo di favorire gli interessi dei partiti, che piazzando i propri uomini nelle fondazioni, li hanno nominati a dirigere i risparmi di milioni di cittadini. I partiti, si sa, necessitano di ottenere finanziamenti per i lavori pubblici da assegnare ai loro amici, o per promuovere progetti culturali e sociali di dubbia efficienza ed utilità, al solo scopo di raccattare voti. Purtroppo, la possibilità di influire sul processo decisionale di una banca è un punto strategico per un partito politico il quale voglia mantenere una posizione di rilievo su scala nazionale.

Ma gestire una banca in condizioni simili, al lungo andare, significa ammalarla (vedi i recenti casi di Unicredit e Monte dei Paschi di Siena) e danneggiare i risparmi dei propri clienti.

La vergogna della prima repubblica italiana (tutta fatta di tangenti e corruzione) è stata ereditata dalla seconda repubblica proprio attraverso la sopravvivenza di un tale assetto proprietario bancario, di fatto pubblico, attraverso lo strumento delle fondazioni. Queste hanno ricevuto in regalo le quote di partecipazione degli istituti di credito, finanziate sino al 1990, con i soldi dei contribuenti italiani. Le fondazioni hanno un  potere enorme grazie ai soldi degli italiani. E non apportano nulla, dal proprio patrimonio, negli istituti di credito di riferimento. Anzi, esse sottraggono capitali da essa.

Le fondazioni bancarie sono enti blindatissimi. Il loro controllo, a differenza delle società quotate sui mercati, non può mai essere acquisito attraverso operazioni di scalata da parte di altri soggetti, perché il patrimonio di una fondazione è indivisibile per legge. A differenza degli altri enti pubblici, che gestiscono la cosa pubblica, i rappresentanti delle fondazioni non sono votati da nessun cittadino ma soltanto indicati da esponenti di quel partito il quale sia in grado di sfruttare il potere attribuito a taluni enti pubblici di nominare gli amministratori delle fondazioni bancarie. L'unico modo per influenzare le decisioni gestionali di una fondazione bancaria, senza l'uso della violenza, è quello di convincere o corrompere gli enti che nominano gli amministratori delle fondazioni.

Questo è la fogna da cui sgorga il marcio del "sistema Italia".

E' immediato dedurre che le fondazioni bancarie, cosi come oggi esse sono, andrebbero eliminate. Qualcuno propose di tassarle. Perché no? Si tassano gli onesti cittadini, non si può tassare questo covo di farabutti?

Il leader della coalizione di centro sinistra ha dichiarato che sarebbe necessaria una patrimoniale sui grandi patrimoni dei cittadini. Che si applichi una patrimoniale sulle fondazioni bancarie. Sarebbe l'unica tassa patrimoniale che in un colpo solo:

-          non intaccherebbe il risparmio reale del paese e non influirebbe sulla fuga dei capitali all'estero. Il patrimonio delle fondazioni è frutto di una gestione finanziaria, mica da una decisione di minore consumo del singolo individuo!

-          le fondazioni alleggerirebbero le loro partecipazioni negli istituti di credito di riferimento, perché non più convenienti, dando spazio a soggetti più predisposti a servire meglio la collettività

-          sarebbe l'inizio della fine dei privilegi di potere.

Lo so, è solo una farneticazione questa; in effetti, si è mai visto colui che può tassare gli altri, tassare sé stesso?

Firma per il Contante Libero









0 Commenti
Postato il 12/02/2013 da Pasquale Marinelli nella categoria Economia


Inserisci un commento

Nome:
E-mail: (facoltativo)



Digitare i seguenti caratteri:
Security Image


| Dimenticami
Content Management Powered by CuteNews
 

Ricerca avanzata

 

Micropost

catene.jpg

Il Veneto è impegnato in un'ardua battaglia politica per l'indipendenza dallo stato italiano (leggi qui). E' un'azione politica che per i cittadini i quali la stanno conducendo può fare davvero la differenza, più di tutte le mosse politiche operate dai disonesti seduti nei palazzi del potere negli ultimi decenni, più di tutte le crocette apposte fino ad ora dagli stupidi elettori.

Lo stato italiano se ne è accorto, di ciò ha paura e così, attraverso la magistratura, è stato posto in essere un blitz per arrestare 26 esponenti del movimento indipendentista veneto, accusati di presunto terrorismo, di attentato all'ordine democratico e di detenzione di armi da guerra (si fa riferimento ad una piccola pala meccanica corazzata come un carroarmato e ad armi da caccia regolarmente detenute). Secondo la magistratura si starebbero organizzando manifestazioni eclatanti di natura presumibilmente violente.

Fino ad ora, il movimento indipendentista, presunto violento, in realtà ha condotto un'operazione referendaria di indiscutibile valore democratico e manifestazioni di piazza indiscutibilmente pacifiche, esprimendo delle idee che sono, sì diverse da quelle dello stato italiano, ma comunque rispettabili, la cui espressione è da ritenersi libera per il popolo veneto, come per qualunque altro popolo, perché non reca danno a nessuno. Guerriglie e rappresaglie non ce ne sono mai state fino ad ora, di conseguenza, quale sarebbe la colpa dei veneti arrestati l'altro ieri? Sarebbe in corso una sorta di processo alle intenzioni che ritengo ingiusto. In queste ore, sono detenure 26 persone sulla base di mere presunzioni (leggete qui l'ordinanza).

I veneti hanno intuito che quella dei territori indipendenti da uno stato centralizzato, diversamente da come è attualmente organizzata l'Italia, sia la soluzione ideale affinché le cose si risolvano e cambino veramente e in meglio per questo paese. Territori indipendenti comporterebbero maggiore responsabilità nelle mani dei cittadini affinché siano essi a determinare il loro presente e il loro futuro e non un'informe macchina burocratica chiamata stato centrale. Ma soprattutto, ciò consentirebbe maggiore libertà e maggiore efficienza nel servire il soddisfacimento dei bisogni di una vita in comune, contrariamente a come accade attualmente con l'elefantiaco stato centrale, il quale  non è in grado di garantire il miglior servizio al cittadino, oggi sempre più esigente.

E' evidente che il timore dello stato (non degli italiani, figuriamoci se essi siano in grado di rendersene conto!) sia quello di vedere il vento secessionista, che sta soffiando nella regione del Veneto, espandersi in tutto il paese e mettere a repentaglio il potere di chi oggi attanaglia gli inermi italiani. Lo stato vuole punirne uno (il popolo veneto) per educarne cento (il resto del popolo italiano).

Lo stato ha paura... non per i cittadini, ma solo per sé stesso.



Postato il 04/04/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





veneto.jpg

Venerdì 21 marzo, nella regione del Veneto, si è conclusa la consultazione referendaria attraverso la quale i cittadini veneti sono stati chiamati ad esprimere il proprio consenso alla dichiarazione di indipendenza del Veneto dallo stato italiano. Il popolo veneto ha potuto partecipare a questo referendum attraverso internet, accedendo liberamente al portale web Plebiscito.eu ed esprimendo così la propria preferenza. Più di 2,3 milioni di cittadini hanno votato (il 73,2% degli aventi diritto), prendendo d'assalto non solo il suddetto sito internet ma anche i seggi appositamente allestiti nelle piazze dei comuni della regione. Il comitato promotore dell'iniziativa si è assicurato di acquisire l'opinione di tutti i cittadini aventi diritto di voto in Veneto, così come essi risultano presso l'anagrafe degli uffici elettorali della regione. Il comitato ha decretato la vittoria del "Sì" con l'89% dei voti. Una delegazione è stata costituita, la quale dovrà dichiarare il Veneto indipendente e condurre le operazioni necessarie per realizzare il volere di 2 milioni di veneti.

Ovviamente, la consultazione non ha alcun valore legale secondo le leggi dello stato italiano (l'art. 5 della Costituzione italiana è inequivocabile), ma ciò non significa che sia da considerarsi illegittima l'intenzione di un popolo ad autodeterminarsi; ciò lo prevede l'ONU, che sancisce il principio dell'autodeterminazione dei popoli nel suo statuto; paradossalmente, lo prevede anche lo stesso stato italiano con la legge n. 881/1977. L’autodeterminazione e la secessione sono diritti naturali dell’uomo e sono quelli a cui si ispira questo movimento indipendentista. Non si può prescindere dal riconoscerli se si vuole una società veramente libera. Si consideri, infine, che sulla strada dell'indipendenza si sono avviate altre due realtà europee: la Catalogna e la Scozia. In Italia, anche il Friuli sarebbe intenzionato a seguire l'esempio veneto.

Trovo entusiasmante la prova di forza dei veneti ed esemplare la determinazione da essi espressa fino ad ora, e nei modi (assolutamente pacifici) e nella metodologia applicata, per raggiungere l'obiettivo di indipendenza da uno stato canaglia, il quale non è in grado di provvedere per il futuro dei suoi cittadini.

Devo anche dire che inizialmente ero un po' perplesso. Per una semplice ragione: in rete ho trovato pochi documenti nei quali si illustrassero come si immagina il futuro di uno stato veneto indipendente. Per quanto siano state sufficientemente spiegate le ragioni del diritto del Veneto ad autodeterminarsi (tutti sacrosantamente condivise dal sottoscritto), non si trovano dichiarazioni circa quale alternativa di stato i veneti immaginano, su quali principi ergerebbero la struttura organizzativa del popolo veneto indipendente. Insomma, nel caso in cui ottenesse l'indipendenza, il Veneto su quali presupposti si riorganizzerebbe? I veneti che hanno votato per il "Sì", sono consapevoli di cosa accadrebbe all'indomani dell'indipendenza?

Anche perché, il deludente epilogo delle mire indipendentiste della Lega Nord le abbiamo viste: erano solo chiacchiere e niente fatti.

Invece, è notizia di questi giorni quella secondo la quale la delegazione del comitato che ha indetto il referendum, all'indomani del risultato del voto, si sarebbe messa subito al lavoro per studiare la possibile riorganizzazione del popolo veneto indipendente. Inoltre, il comitato organizzatore si rende disponibile a condividere il know-how, acquisito dall’esperienza finora condotta, con i popoli i quali desiderino  intraprendere anch’essi la strada dell’indipendenza dallo stato italiano.

In conclusione, un plauso alla presa di posizione del Veneto, che in questo modo accoglie in Italia il vento di indipendenza che soffia d’oltralpe e che spero possa soffiare anche più giù, fino alle regioni più meridionali del paese, perché ritengo che la scelta dell'indipendenza sia la più valida escogitazione politica rimasta per i cittadini affinché essi possano riprendersi, non solo il loro presente, ma anche il loro futuro. Se si continua a sperare nello stato italiano affinché risolva i problemi che esso ha causato, potete stare freschi, cari italiani! I veneti lo hanno capito e sembrano pronti a riprendersi le loro responsabilità su come vivere il proprio territorio.



Postato il 26/03/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





 

Micropost precedenti



Tassare i BOT? No, tassare le "rendite pure"

Sospesa la ritenuta d'acconto sui bonifici dall'estero

Prepotenza di stato

Bonifici dall'estero: tassa del 20%

 

 

Ultimi commenti

pasquale [17/04/2014] scrive: ma che stai dicendo? ma ti rendi conto? ma a chi frega tutta sta cosa che stai provocando? Stai impedendo una discussione sul Target 2.
Questo mio commento vale come avvertimento : o disserti, o commenti, o chiedi circa il Target 2 (l'argomento di questo post) oppure, da ora, ogni commento e polemica decontestualizzati da questo post verranno cancellati (così come previsto nella sezione Help del blog). Vai al post

hectortrade [17/04/2014] scrive: appunto, lasciamo perdere lei non sa nemmeno leggere quello che scrivo, capisce roma per toma, se poi le piace di più L'Italia pre-risorgimentale (epressione goegrafica, la chiamava Metternicht) a me piace ancor più quando c'erano gli Etruschi e i 7 re di Roma !
(poi chissà perchè non si può anche parlare di questo, lo ha fatto pure lei e ci ha messo pure un bel post a fianco ...ah già questo sito è per illiminati economisti, non per ignoranti che esprimono congetture sconnesse come me ! Anche questo molto BELLO !) Vai al post

pasquale [17/04/2014] scrive: Siamo uniti da più di 150 anni, mi sa tanto di vecchia più questa unità che non l'idea separatista. Ah no, pardon! Quest'ultima l'hai poi definita "modaiola" e "attuale"... insomma mettiti po' d'accordo; pensi che l'idea separatista sia vecchia o nuova? Mah!!
Se uno non vuole stare più con te, perché lo devi costringere a starci per forza? Risolte le pendenze, ognuno è libero di farsi una sua strada.
Parli di Europa, ma che significa Europa, ma di cosa parlate?
Parli di Italia, certo che mi sarebbe piaciuta di più l'italia pre-risorgimentale, ma scherzi? con le sue differenze e le varie autonomie, che erano la ricchezza di questo territorio, da cui oggi ereditiamo molto più di ciò che ereditiamo dagli ultimi 150 anni.
Comunque, qui si commenta il post "Target 2. Cosa è e come funziona" e tu stai deviando l'attenzione che questo argomento merita. Se devi dire altro, commenta il post corretto. Vai al post

hector [17/04/2014] scrive: Il Veneto è Italia da 150 anni. Non mi risulta che fosse scontento di entrare nel nuovo Regno d'Italia perchè era meglio stare tra italiani che sotto gli austriaci, l'aveva provato. Tutte queste nuove idee di autonomia che saltano fuori adesso mi puzzano tanto di vecchio. La frantumazione non porta mai a risultati positivi in prospettiva, io sono favorevole invece all'unità, non solo dell'Italia di cui mi sento parte ma anche del'Europa dopo quanto successo con due guerre mondiali. Purtroppo l' Europa attuale non è quella che sognavano i padri fondatori nel dopoguerra venendo dalla catastrofe bellica, non se lo dimentichi! Le piaceva com'era l'Italia pre-risorgimentale? le piace ora la frantumazione dell'Italia e dell'Europa stante la glonbalizzaione con le nuove potenze economiche mondiali di cui stiamo tutti quanti subendo già i colpi economici? tutte queste nuove ideee separatiste hanno in comune solo l'egoismo di chi vuol salvare il culo solo per sè stesso specie ora che c'è la crisi (dovuta anche all'euro, le piaccia o meno). Se poi gli eroi del popolo veneto sono quattro esaltati con le ruspe trasformate in carri armati siamo alla frutta.
Per il resto non sto' più a polemizzare e ad urtare la sua suscettibilità, vorrei dire permalosità, "de minimis non curat praetor" e raccolgo il suo caldo invito a sparire da questo sito. Ho replicato solo perchè qualcun altro possa leggere e non farsi fuorviare dal separatismo modaiolo attuale che le piace tanto. Vai al post

pasquale [17/04/2014] scrive: non do' del lei a chi si mostra irrispettoso con me; con "ah bello" ti riferiresti alle mie considerazioni? Ma come ti esprimi? Vuoi prendermi in giro?

Mai dato dell'ignorante; ti ho soltanto suggerito di studiare meglio.
L'interpretazione che dai del mio post circa il quale io farei passare per vittima la Germania è tutta tua, personale, ma che sminuisce il contenuto più profondo che in esso io ho provato ad esprimere. Resti comunque libero di pensarla come credi. Come anche lo sei nel non condividere il diritto all'autodeterminazione di un popolo (problemi tuoi).

Sono intollerante con chi esprime frasi buttate a caso, senza argomentazioni e prove alla mano (contrariamente, invece, a quanto io mi sforzi di fare in ogni post che pubblico su questo blog).
Se non hai nulla di più serio e interessante da aggiungere alla discussione, è esemplare la tua scelta di starne fuori. Vai al post


Le battaglie del blog


Contante Libero


I portali del blog

botton02

Ultimi post inseriti:

Un misuratore di dolore
Che forma ha l'amore?
I nostri eroi

 

 

 

© 2008-2014 MarneviBlog 2.0 by Pasquale Marinelli - Tutti i diritti sono riservati | Designed by Pasquale Marinelli | Diffusione dei contenuti | Privacy |
loghi creati il 24/04/2011 | ® registrati il 06/06/2011 | pubblicati il 06/06/2011 | Autore: Pasquale Marinelli | © Titolare del copyright: Pasquale Marinelli | Limiti di utilizzo