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stampa Foto al voto: l'agonia dell'Italia

agonia.jpg
* libero riadattamento di "The Agony of a Martyr". La caricatura originale è relativa alla crisi spagnola del 1892

Nei giorni seguenti alle votazioni del parlamento italiano, guardando la televisione, leggendo i giornali o cliccando su internet, è molto facile imbattersi in innumerevoli analisi del voto. Alcune di esse le ho trovate molto interessanti, tutte però, che ripiegano su considerazioni riguardanti lo sterile dilemma  su che cosa significhi per l'Italia questo risultato elettorale, il quale determina l'ingovernabilità di fatto del paese.

In verità, bisognerebbe interrogarsi su cosa significhino queste singolari elezioni italiane per l'Unione Europea e i soggetti che investono nel bel paese. Di seguito, vi spiego il mio perché.

Innanzitutto, desidero evidenziare ai lettori il fatto che, sommando la percentuale degli elettori astenuti, quella delle schede bianche e quella degli elettori che non hanno più votato i tradizionali partiti occupanti la scena politica italiana degli ultimi 10 anni (comprese le liste loro amiche, con all'interno le solite facce), più del 45% degli italiani aventi diritto al voto ha dimostrato di non credere più alle fandonie di tutti coloro i quali si presentano come esperti della politica, profondi conoscitori del popolo italiano e abili conducenti alla guida della macchina amministrativa pubblica. Il PDL (compresa le sue costole Fratelli D'Italia e FLI) ha perso più del 40% dei consensi rispetto al 2008, la Lega Nord ne ha persi circa il 54%. Il PD ha perso più del 28% dei consensi rispetto al 2008. IDV e La Sinistra L’Arcobaleno (quest’anno Rivoluzione Civile e SEL) hanno perso assieme quasi il 32% dei voti. L’UDC ha perso addirittura più del 70% dei suoi voti. Tutti questi signori potranno anche ritenersi soddisfatti o meno e mai sconfitti dal recente risultato elettorale, ma resta il fatto che il trapasso di questi partiti ancora in attività, potrebbe essere finalmente iniziato. Si attende solo un loro grande passo falso in parlamento, tale che anche uno gnu sarà in grado di comprendere l'assoluta inaffidabilità di questi comitati d'affari (perché chiamarli partiti politici, sarebbe un’offesa all’idea di politica).

Tornando alla vera domanda che secondo me dovrebbe condurci ad una più larga riflessione del voto degli italiani, ossia cosa esso possa significare per l'avanzamento del progetto europeo e per le intenzioni dei soggetti che investono nell'Italia, questa non deve essere ritenuta inappropriata. Infatti, dovrebbe essere dato per acquisito il fatto che, da più di un ventennio a questa parte, la guida politica del nostro paese è fortemente condizionata dalle direttive politiche di Bruxelles e dalle manovre economiche di Francoforte. Senza dimenticare l’influenza esercitata dalle intenzioni di investimento nell’Italia, da parte delle istituzioni internazionali (pubbliche o private che siano). Molti degli italiani non tengono a mente tutto ciò quando votano o quando essi si riferiscono ai loro rappresentanti istituzionali. Credere di votare persone al parlamento italiano, affinché queste trovino, indipendentemente da qualcuno, le soluzioni per la ripresa economica, oggi più che mai, significa pretendere dall'eletto che egli faccia, per gli elettori, i conti senza l'oste.

Senza citare necessariamente le fonti normative, le quali cedono di fatto parte della sovranità nazionale a favore degli organi europei, a sostegno di quanto su asserito, è molto più immediata la sua dimostrazione se si fa semplicemente riferimento all'imposizione del governo tecnico subito dagli italiani nel vicino 2011, nominato dal presidente della repubblica (che ricordo non essere eletto da nessun cittadino), su pressione della commissione europea (il cui contributo alla sua nomina, da parte degli italiani, è sostanzialmente nullo), della massima carica della BCE (anch'essa per niente votata dai cittadini) e dall'espressione, sui mercati finanziari, dei creditori del nostro paese.

E' stato evidente che, nel momento più delicato e cruciale della crisi finanziaria e di quella economica, l'opinione degli italiani sul da farsi non è valsa proprio a niente. Anzi, date le mutate condizioni del governo di allora, l'opinione dei cittadini non è stata proprio richiesta. La gestione di una simile emergenza, per fortuna o purtroppo, non è rimasta affidata ai rappresentanti allora in carica, espressi dalla cosiddetta volontà popolare, ma è stata affidata a rappresentanti espressi dalla volontà di chissà quale altro e più ristretto gruppo di interesse, comunque ben più accetti dall'Unione Europea e dai creditori dell'Italia, di quanto non lo fossero quelli eletti dal popolo. Fu così che, assieme alla contestuale politica attuata della BCE, si giunse ad un temporaneo allentamento delle tensioni internazionali circa l'evidente insolvibilità dello stato italiano.

Le elezioni conclusesi lo scorso lunedì 25 febbraio dovrebbero aver sancito, finalmente, le premesse parlamentari per la costituzione di un più popolare governo italiano. Queste però non determineranno la formazione di un governo stabile e sperato da tutti coloro che si sono recati alle urne, dato che il centrosinistra (ben auspicato dai vertici UE, visto e considerato le intenzioni antiliberiste del suo programma e, soprattutto,  l'occhio più volte strizzato alla lista del premier "tecnico" uscente, beniamino dei vertici UE) non controlla in modo assoluto il senato, dove sarebbe in balia dei venti che tirerebbero dalle vie della coalizione di centrodestra e del sorprendente Movimento 5 Stelle (unica e sola spina nel fianco dei maggiori e tradizionali partiti nostrani).

Aldilà di come andranno le consultazioni previste per la formazione di un governo, il quale potrebbe scaturire da curiosi accordi fra le forze in parlamento affinché si ottenga una maggioranza dalle "larghe intese" (immaginate cosa potrebbe significare una simile espressione, data la dubbiosa integrità etica della maggioranza dei partiti in parlamento!), il compito a cui si dovrà adempiere (sia che questo governo fosse politico o nuovamente tecnico) sarà quello di gestire il fallimento finanziario ed economico di uno stato, dalle spese pubbliche insostenibili con le sole tasse prelevate dai cittadini.

Fino ad ora, chi ha veramente scongiurato il default italiano è stato il governatore della BCE. Nessun’altro. Egli però non potrà più posticipare l'inevitabile schianto della nostra economia come ha già fatto in passato. Perché statutariamente non gli è concesso fare di più. Per fortuna, io direi, visto che agli stimoli della politica monetaria della BCE, il tessuto economico italiano non risponde più in modo tanto euforico quanto accadeva in passato, talmente l’economia italiana si sarebbe atrofizzata! E le carte rimaste da utilizzare sono quelle costituite dall'operazione OMT e dal progetto "fondo salva stati" (di cui ho già scritto qui e qui), i quali entrambi sarebbero una trappola per l'Italia, laddove fosse costretta ad usufruire delle opportunità creditizie che queste manovre offrirebbero. Ciò perché l'aiuto da parte del "fondo salva stati" sarebbe condizionato da un possibile commissariamento del nostro governo, da parte degli organi che gestiranno il fondo.

Questi due piani in cantiere sarebbero l'ultima strategia praticabile per quella elite di banchieri e politici i quali credono ancora al progetto europeo e bramano per un'unione politica e fiscale europea.

Quindi, cosa dovrebbero aspettarsi gli italiani? Purtroppo essi dovranno aspettarsi un governo il quale continui sulla scia tracciata da quello tecnico (quel governo che, guardando in fondo al tunnel, vedeva la luce del treno che si dirige minaccioso contro il paese confondendola con la via di uscita) e che conduca il paese al claustrofobico progetto europeo, di integrazione politica e fiscale, il quale porterà alla fine della sovranità nazionale. Oppure che gli italiani si aspettino uno stallo governativo (o un governo provvisorio) fino a quando il centrodestra e il centrosinistra non avranno ottenuto un peggioramento dei dati economici dell'Italia, tale da attribuirne la colpa all'opposizione del Movimento 5 Stelle e cercare di fermare l'ascesa dei suoi consensi, giustificando così agli italiani ingenui la necessità del governo dalle "larghe intese" o di un ritorno al voto con una nuova legge elettorale, ma cucita su misura dei partiti già agonizzanti.

D'altronde i cittadini italiani ci sono già cascati una volta, bevendosi la storiella secondo la quale sarebbe stato necessario, per il loro bene, l'introduzione di un governo tecnico, il quale ben poco ha fatto per il loro bene.

Un po’ mi rincuora il fatto che più del 45% circa degli elettori italiani non abbia più sostenuto i politici i quali sono stati la causa della sciagura italiana. Il comportamento del 45% degli elettori italiani io lo interpreto come un "basta" alle precarie condizioni causate dal rapporto fra Europa e politici nostrani. Lo interpreto come un “no” alla prosecuzione del fallimentare progetto di unificazione politica e fiscale europea.

Dal 25 febbraio, i potenti politici d'Italia si stanno affannando per mantenere il loro status quo, minacciato da un lento e sempre più ardito sentimento di ribellione dei cittadini, parte dei quali hanno dovuto rendere determinante in parlamento un inedito movimento politico, che si trova al cavallo dello stato di indignazione popolare (e spero, niente di più!).

Per questo i partiti ancora al potere e sopravvissuti a queste elezioni saranno costretti ad assecondare le mire accentratrici di chi tiene al guinzaglio la nazione italiana: l'Unione Europa, appunto.

Infine, bisogna prendere atto che ci sia ancora un 75% di elettori italiani i quali sostengono, col proprio voto, programmi politici che attribuiscono esclusivamente allo stato il compito di risolvere la vita degli italiani. Ciò  è per me un motivo di preoccupazione per la salvaguardia della libertà degli individui. Sia il centrodestra, sia il centrosinistra, sia i centristi, sia anche il Movimento 5 Stelle, hanno esposto intenzioni programmatiche le quali non riducono l'azione dello stato nella vita privata degli individui e nelle loro interazioni economiche. Anzi, esse la incrementano. Gli italiani nutrono la speranza di una vita migliore, non credendo nelle proprie capacità e abilità, così da assumersi la responsabilità del proprio futuro, ma chiedono che il loro sperato successo nella vita dipenda dallo stato. Essi vogliono che sia lo stato a provvedere al bene comune e che questo non sia affidato alla responsabilità di ogni singolo individuo; anche a costo di minore libertà.

Ci si illude ancora del fatto che, la soluzione a questa crisi, sia politica. Non è così! La soluzione politica è continuamente applicata, ma fallisce miseramente, ormai da anni. E questo, il 75% degli italiani non lo ha ancora capito e spera in una soluzione politica, migliore rispetto a quella precedente, ma puntualmente disattesa, mentre tutto continua ad andare a rotoli.

Ciò è indice del fatto che gli italiani non hanno ancora ben capito perché siamo giunti al triste epilogo di questa stato italiano così indebitato, che ha condotto politiche di assistenza ai cittadini costate oltre le proprie possibilità di spesa, compromettendo la capacità private di auto sostenersi. Per questo si è resa complice di un sistema monetario che impoverisce i più anziché aiutare a vivere meglio con gli altri, ha sostenuto un sistema previdenziale che non garantisce più la pensione delle nuove generazioni.

Ecco perché, se da un certo punto di vista, queste elezioni mi hanno un po’ rincuorato, dall'altra esse mi hanno ulteriormente preoccupato.









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Postato il 04/03/2013 da Pasquale Marinelli nella categoria Politica


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Buone notizie. Ricordate la ritenuta del 20% che le banche italiane avrebbero dovuto applicare sui bonifici dall’estero derivanti da redditi di natura finanziaria (leggi qui)? Il decreto legge n. 66/2014 elimina definitivamente questa gabella introdotta sprovvedutamente nel 2013. Riporto testualmente il comma 2 dell’art. 4 E' abrogato il comma 2 dell'articolo 4 del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167 convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227.” Considerato che l’Italia annega sempre di  più in quantità record di debito pubblico, è schiacciata sempre di più da un’incivile pressione fiscale, i cui cittadini lavoratori sono sempre meno e che essa sostiene un sistema bancario e politico sempre più profondamente corrotto, non è molto come provvedimento, bisogna ammetterlo! Però, ogni tanto, una buona notizia è sempre bene darla. E non dite che in questo blog si leggono sempre e solo cose negative.



Postato il 16/07/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





schiavi.jpg

Gli schiavisti americani dell'800 credevano che se la schiavitù dei neri fosse stata abolita, i commerci sarebbero cessati e che addirittura nessuno più avrebbe raccolto cotone. Quando la schiavitù fu effettivamente abolita, non solo i commerci continuarono ad essere fiorenti, ma anche il cotone continuava ad essere efficientemente raccolto. Fu allora che si rivelò quanta ignoranza pervadeva in un'importante fetta della classe dirigente americana dell'epoca. Stessa cosa accade oggi. La classe dirigente attuale crede ancora, ad esempio,:

- che senza la banca centrale nessuno più avrebbe qualcosa che funga da mezzo di scambio come il denaro;

- che senza aumentare il denaro in circolazione nessuno più godrebbe del progresso;

- che senza lo stato centrale nessuno più vivrebbe in un mondo civile;

- che senza la democrazia rappresentativa nessuno piu godrebbe della libertà;

- che senza la carta costituzionale sopra ogni cosa nessuno più avrebbe diritti e doveri;

- che senza il denaro contante nessuno più evaderebbe le tasse.

Ciò che credevano gli schiavisti, per la maggior parte degli uomini moderni, risulta essere ormai un'idiozia per cui ridere di simili cavernicoli e compatire chi purtroppo ne fu vittima. In futuro, anche le generazioni più progredite di quella attuale rideranno dell'arretratezza di pensiero dell'odierna classe dirigente, anch'essa da considerare cavernicola, e compatiranno coloro che ne saranno state le vittime.



Postato il 03/07/2014 | da Pasquale Marinelli | nella categoria Micropost.





 

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Merkel in lacrime, gli italiani anche!

 

 

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giuseppe [20/07/2014] scrive: se certi atteggiamenti non statuali delle banche tendono a sembrare rapine pechè non se ne occupa la procura esendo gli stessi devastanti per una società come la nosta (esperienze personali di maggior valore economico) Vai al post

antonio [23/06/2014] scrive: Grazie per la risposta e per gli esempi molto chiari.Continuerò a leggere i suoi post con molta atenzione!! Vai al post

pasquale [22/06/2014] scrive: 3. il CDA di una banca in dissesto, a fronte di un'opportunità di rifinanziamento, delibera un aumento di capitali che i piccoli risparmiatori possessori di azioni quotate in borsa della stessa banca non possono permettersi. Di conseguenza, essi sono costretti a vendere in massa le proprie azioni. Ciò determinerà un minor valore di mercato delle loro azioni per cui i risparmiatori saranno costretti a svenderle rispetto a quanto le hanno acquistate. Quindi, il costo del rifinanziamento viene pagato dai risparmiatori in termini di svalutazione dei propri risparmi.
4. I governi varano un piano di salvataggio di una banca in dissesto utilizzando soldi pubblici. Le coperture per tale piano vengono trovate attraverso una tassazione patrimoniale sui rendimenti dei possessori di titoli finanziari. I risparmiatori pagano il salvataggio della banca in termini di maggiore pressione fiscale
5. La banca in difficoltà economiche incrementa i costi dei servizi ai propri clienti, a fronte di nessuna aumento quantitativo o qualitativo della propria offerta. I risparmiatori pagano le difficoltà della banca in termini di un ingiustificato aumento del costo dei propri risparmi.
6. La banca in dissesto, sospende (oppure ostacola) la restituzione del denaro presente sui conti correnti. I risparmiatori pagano il dissesto della banca in termini di privazione della proprietà dei propri denari.

Questi sono i primi metodi che mi sono venuti in mente. Gli esempi sarebbero molti di più.. Vai al post

pasquale [22/06/2014] scrive: grazie antonio per la domanda. Ci sono vai modi per costringere i risparmiatori europei a pagare i debiti privati delle banche.
1. la BCE aumenta la quantità di euro in circolazione o diminuisce il tasso di interesse per coprire i buchi nei bilanci delle banche. Ciò determina un minore valore dell'euro rispetto ai beni reali che i risparmiatori percepiranno come aumento del costo della vita, per cui essi con i loro risparmi riescono a comprare meno rispetto a quanto potevano comprare in tempi precedenti. Quindi, per sistemare i bilanci delle banche, i risparmiatori pagano questa operazione in termini di minore potere d'acquisto dei propri risparmi.
2. la BCE abbassa il tasso ufficiale di interesse e, di conseguenza, il tasso di interesse dei futuri risparmi saranno anch'essi più bassi. I risparmiatori pagheranno in termini di minore convenienza a risparmiare. Vai al post

antonio [21/06/2014] scrive: Ho letto attentamente lo scritto che condivido,ma nell'ultima parte dove parla dell'aggressione al risparmio privato,non riesco a trovarne il collegamento con ilresto.Che il risparmio degli italiani faccia gola a molti lo sapevo e l'intuivo,ma come i risparmiatori possano essere costretti a pagare il rientro del debito privato dalle banche,non riesco a capirlo.Potrebbe essere più chiaro su questo punto,magarifacendo qualche esempio?Grazie.Attendo risposta chiarificatrice. Vai al post


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