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stampa Foto al voto: si vota sempre meno

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Li senti al bar, li senti nel treno. Ma li leggi anche su facebook e sui giornali. Ancora tanti italiani che, all'indomani delle elezioni, sprecano il loro fiato inneggiando la coalizione vincente per essersi imposta su tutti, che scherniscono gli sconfitti per la sonora batosta subita, altri ancora che sminuiscono la vittoria degli avversari. Poi c'è chi, riconoscendo la sconfitta, invita i vertici della coalizione perdente a prendersi le proprie responsabilità e chi "urla" che vi sarebbe aria di cambiamento. A questi italiani basta che cambi la faccia di chi li governa per credere che in Italia cambi qualcosa. Cari lettori del blog, una sola cosa emerge di significativo dalle recenti elezioni amministrative 2013: i non votanti del primo turno sono stati il 37,62% degli aventi diritto (un incremento del 14,78% rispetto alle passate amministrative). Invece, in occasione del secondo turno, gli aventi diritto che non si sono presentati alle urne costituiscono il 51,49% (più della metà non è andata più a votare). Oggi come oggi, questi sono i veri segnali di voglia di cambiamento degli italiani, e non l'inversione di tendenza degli esiti elettorali. Infatti, sempre più gente sceglie di non legittimare più i governi di questo sistema politico, non recandosi alle urne e, quindi, i cittadini italiani votano sempre meno. Discorsi su chi abbia vinto o perso le elezioni non servono a nulla. Non è più sufficiente che cambino le persone al governo perché la situazione politica ed economica migliori, è indispensabile che cambi l'idea di come si vive e ci si organizza in una comunità. Che al potere salga Tizio, piuttosto che Caio, è ormai solo una questione di sterile alternanza fra soggetti figli del sistema già corrotto e da cambiare. Coalizioni di destra o di sinistra non cambieranno il sistema che un numero crescente di italiani desidererebbe invece che cambi. Perché, come coloro che oggi lasciano il governo dei rispettivi comuni, anche quelli che ora li sostituiscono sono in quel sistema; non ne sono fuori. Anzi, essi, per il solo fatto di essersi candidati al gioco delle elezioni, sono diventati il sistema; quello che è democraticamente farlocco, anti meritocratico, disprezzante della proprietà privata e della libertà degli individui. In un contesto in cui sempre più italiani non partecipano più alle votazioni, ci vorrà sempre più coraggio per chi osa governare in Italia.







2 Commenti
Postato il 12/06/2013 da Pasquale Marinelli nella categoria Comunicazioni


carlo [12/06/2013 06:15] scrive:
Non votanti, lamentatevi con chi è stato eletto dalla minoranza degli elettori. Solo così vi riconoscerete. Dicono che chi non vota poi non si dovrebbe lamentare; lo dicono perché, se i non votanti si lamentassero e fossero in tanti, per chi è stato eletto dalla minoranza dei cittadini ci sarebbe da aver paura di chi, astenendosi, non li ha legittimati ad amministrarli e ha dimostrato di rifiutare il sistema...
carlo [12/06/2013 06:11] scrive:
più della metà degli italiani non ha scelto il sindaco che deve amministrare la loro città. E se questi si ribellassero alle disposizioni di chi è stato eletto da una minima parte dei cittadini? E se tutti questi non votanti si rifiutassero di obbedirgli, così come si sono già rifiutati di andare a votare? Che si fa? Li si arresterebbe tutti? O li si giustizierebbe? Eh già, se i non votanti sapessero che stanno diventando così tanti, cosa non combinerebbero! Devono solo riconoscersi fra loro...
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Martina77 [30/10/2014] scrive: Gli italiani hanno memoria cortissima: quando esco neppure ricordano del governo Letta,figuriamoci del 1992,da dove tutto è partito (e l'Euro non c'era).A questo punto della situazione il ritorno ad un'altra valuta sarebbe una incognità asssoluta,forse perché il tutto andava previsto molto prima e non adesso,ma prima andava bene a tutti.
A volte,sentendo certi discorsi mi sento disorientata: la gente non pensa,ripete. Vai al post

Martina77 [30/10/2014] scrive: @Fabry...non so che lavoro faccia lei,ma si guardi i rapporti ocse anni 90';l'Italia nel 1992-98 non era affatto la settima potenza c'era crisi a non finire,neppure nel 2001,lei sogna,eppure c'era la Lira.
Non sono una pro-euro,ma quando mi sentivo di criticarlo ciioè nel 2003,venivo additata come quella che rompeva sempre i.....,da tutti compreso dai leghisti farlocchi che dopo non aver fatto nulla per contrastare l'immigrazione,adesso con dementi patentati e falsi economisti si ergono a "no euro". Vai al post

pasquale [29/10/2014] scrive: ATTENZIONE cari lettori. Questo mio post non vuole essere un elogio dell'euro (assolutamente no).

Ho scritto tutto il blog schierandomi CONTRO L'EURO. In questo stesso post critico ancora una volta l'euro per aver dato l'occasione ai delinquenti che ci governano di nascondere i problemi che hanno provocato anziché di risolverli! Che cavolo!

Nel post non è in discussione l'abbandono dell'euro; è anche mia opinione che ne dovremmo uscire, laddove si potesse scegliere come opzione o si potesse non condividere con gli altri stati membri il destino a noi riservato (così come ha già detto Gio).

Qui è mia intenzione discutere l'ALTERNATIVA proposta dai più del RITORNO ALLA LIRA; nel post metto in discussione il fatto di "ballare" da una VALUTA FIAT ad un'altra, cosa che per me non è una condizione sufficiente per risolvere i problemi economici dell'Italia.

Sono contro le VALUTE FIAT, di conseguenza sono contro l'euro e contro la lira, che sono entrambe valute fiat e che entrmbe nutrono il germe che corrompe il denaro e la sua funzione indispensabile nell'economia Vai al post

Fabry [28/10/2014] scrive: L'Italia i prodotti li fà! Vai al post

Gio Tomei [28/10/2014] scrive: Sull'Euro, il problema di scegliere non si pone. Il destino tra i Paesi è comune. E poi, l'Otalia, nelle condizioni in cui è ridotta che ha per competere? E se fosse solo il turismo, con quel che varrebbe la lira, regaleremmo a poco e all'insufficineza anche l'unico settore che da soli potremmo provare a "vendere". Poi, il mondo a blocchi di oggi e di domani mattina che spazio darebbe alla barchetta piena di buchi e "pezze a colore" (come si dice a Napoli) dell'italica penisola. Non ne parliamo più, è fiato sprecato: resta la politica elettiva, non questa, come strumento. E qui si reinserisce la banca no profit. Ma che c'entra la riserva frazionaria? A scopo unico e no profit su regole stringenti da statuto e regolamenti occorre valutare la certezza della restituzione del debito e il valore dato anche ad un piccolo aumento della capacità di consumi sulla numnerosità della platea. Si tratta di servizio e non di profitto, ma occorre avere ego altruistico per comprendere visione e prospettiva. Buona vita Vai al post

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