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stampa Tassa sugli SMS

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Da qualche ora, sul web, rimbalza la notizia secondo la quale ci sarebbe il rischio che il governo introduca una nuova tassa che colpirà gli invii di SMS (leggete qui). Pare che un disegno di legge, il quale introdurrebbe questo ennesimo scempio, sarà discusso nei prossimi giorni dal Consiglio dei Ministri. Il tutto per finanziarie gli interventi della Protezione Civile, che sarebbe proprio oggetto di riforma. Sugli SMS si ipotizza una tassa che possa arrivare fino a 2 centesimi di euro per messaggio, inviato da cellulare, da computer o da siti internet. Questa sarebbe l’alternativa, prevista dallo stesso DDL, ad attingere dalle accise sul carburante, per un importo che oscilli fino a 10 centesimi al litro. In verità, non sono ancora riuscito a trovare una copia di questo disegno di legge, ma se la notizia dovesse risultare fondata e il colpo dovesse andare a segno, sarebbe un ulteriore insegnamento che ci giunge dai piani alti del potere circa la risoluzione di questa crisi. Questa si dovrebbe risolvere soltanto spolpando la ricchezza della popolazione. Razziando un po’ ovunque (per la serie n’do cojo, cojo). Dovremmo uscire dalla tempesta tagliandoci le gambe, così da non poter più correre liberamente per rimetterci in sesto come meglio riteniamo. Poi sarà lo stato a trovarci nuovi posti di lavoro! Poi sarà lo stato a sussidiarci! Ovviamente, dopo che avranno distrutto tutti i nostri risparmi. Invece dovremmo capire quello che diceva l’economista J. B. Say: è una palese assurdità pretendere che la tassazione possa contribuire alla ricchezza della nazione, assorbendo parte del prodotto interno, e arrecarne vantaggio consumandone parte della ricchezza. La tassazione non è nient’altro che il trasferimento di una porzione delle risorse che costituiscono il prodotto nazionale dalle mani degli individui a quelle del governo, con il pretesto di assecondarne spese e consumi pubblici [e che quest'ultimo considera più idonei per la popolazione, con presunzione e arroganza n.d.a.].







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Postato il 12/04/2012 da Pasquale Marinelli nella categoria Comunicazioni


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pasquale [16/10/2014] scrive: Molto gentile eridanio.
Sono molto incuriosito dalla sua intuizione. Vorrei approfondire l'argomento. Le scrivo una e-mail. Vai al post

eridanio [15/10/2014] scrive: Posso senza dubbio spiegare meglio. L'intento era di sollevare la curiosità sul fatto che oggi volendo almeno ci si può provare a liberarsi dal perverso giogo dell'art. 1834 cc.
Anche la banca tecnicamente può fare riserva intera... va da se e non lo commento oltre.
Quel che volevo sottolineare è che con la disciplina recentissima dei soggetti di cui al 114 xyzies tub si potrebbe sperimentare un tipo di organizzazione che in maniera trasparente e diretta abbia una certa dose di successo nel ritorcere la disciplina delle riserve contro il regolatore obbligandolo ad una diligenza contraria alla riserva frazionaria. Se detta diligenza dovesse essere applicata in un soggetto misto (e cioè una banca che volontariamente applicasse contrattualmente con la clientela la riserva frazionaria o la riserva intera), temo prevarrebbero gli aspetti di regolazione prudenziale sul soggetto che lo renderebbe comunque catturato, soggiogato e castrato e quindi non più indipendente nella scelta imprenditoriale di come indirizzare il trattamento dei depositi.
E' una faccenda tremendamente complicata e la sintesi in un post non è indicata. Sono tuttavia disponibile a spiegarmi meglio per e-mail ed altri mezzi di comunicazione. Lascio traccia di un indirizzo mail nell'apposito riquadro per sue eventuali considerazioni.
La leggo sempre con simpatia quando la pizzico in giro negli antri di libero pensiero.
Buona giornata Vai al post

pasquale [14/10/2014] scrive: @ eridanio: puoi spiegare meglio il ricorso all'istituto di pagamento? Vai al post

pasquale [14/10/2014] scrive: riserva 100% sui depositi a vista non significa escludere dalla propria attività quella di fare credito.
Infatti la banca, è vero che non farebbe credito credito utilizzando i depositi della clientela (perché obbligata a rispettare la riserva al 100%), ma potrebbe farlo utilizzando le risorse che costituiscono il PROPRIO CAPITALE, guadagnando sul tasso di interesse applicato. Oppure farebbe l'intermediario del credito con i risparmiatori i quali esprimano la volontà ESPLICITA di non depositare semplicemente i propri risparmi, ma di investirli. Ciò guadagnando dalle commissioni di servizio. Vai al post

eridanio [13/10/2014] scrive: gentil Marinelli, non è necessario costituire una banca se non si intende fare del credito.
E'sufficiente una forma meno complessa quale un soggetto ai sensi dell'Articolo 114-sexies TUB tanto per cominciare poi ci si può sempre evolvere
la banca depositaria avrebbe l'OBBLIGO di mantenere riserva 100% sui depositi provenienti dall'istituto di pagamento. Vai al post

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