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Benvenuti nello spazio di Annalisa Berardi, un percorso, fatto di leggère orme riflesse sulla sabbia, da lèggere.

 

''De Profundis'' di Oscar Wilde

Il bacio (1907-1908) - Gustav Klimt. Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

(Guarda il video)

Oggi l’Amore deve essere protetto, oggi l’amore non riesce ad essere visto, riesce a nascondersi agli sguardi distratti di frenetici cercatori.

Oggi c’è bisogno di parlare d’Amore.

“L’Amore non fa baratti da mercato, né usa la bilancia da merciaiolo, la sua gioia, come la gioia dell’intelletto è di sentirsi vivo. Il fine dell’Amore e amare; niente di più niente di meno” pag. 42*

Perché solo se vissuto in fondo, senza mezze misure, senza vizi, solo se vissuto e vivo, dà vita. “Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che viene vissuto in fondo è giusto.” pag. 2-3*

Non ha ricette, né segreti. Sa cambiare e non si vuole fermare, riesce a volare e sa far cantare, risveglia passioni e fa andare a gattoni.

“l’amore si nutre di immaginazione” pag. 33*

Rende liberi con regole ferree: rispetto, fedeltà, onore. “Essere interamente liberi, e nel medesimo tempo interamente dominati da una legge, è l’eterno paradosso della vita umana con cui ci troviamo faccia a faccia ad ogni istante.” pag. 29*

Responsabilità in due, per due, tra due responsabilità. “Nessuno può scaricare sugli altri le proprie responsabilità: esse tornano invariabilmente al legittimo proprietario.” pag. 110*

E nasce dal forte bisogno di non essere soli, di poter condividere pensieri, passioni, emozioni, vissuti… altrimenti ci sembrerebbe che non esistano che non esistessimo, abbiamo la certezza che ci siamo se e quando lo dividiamo con “il legame di ogni rapporto, sia esso tra marito e moglie come tra amici, è sempre un legame di conversazione” pag. 13*

“la sofferenza è il mezzo per cui esistiamo, perché è l’unico mezzo per cui diventiamo coscienti di esistere e il ricordo delle sofferenze del passato ci è necessario come garanzia di esistenza e testimonianza della nostra identità ininterrotta” pag.18*

E le nostre azioni ci rendono quello che siamo, siamo stati e saremo.

“In ogni singolo momento della nostra vita siamo ciò che saremo e non meno di ciò che fummo” pag. 77*

Azioni che hanno lasciato una traccia, incidono verità.

Azioni che nascono dal coraggio, nascono dalle emozioni, dall’Amore. “Anche le emozioni più nobili ed altruistiche hanno un prezzo, stranamente è proprio questo che le nobilità” pag.114*

Tanto è alto il prezzo che ne paghiamo e tanto alto è il prezzo che esse hanno, tanto alto è il valore che assumono, tanto alto è il bene che danno. “Soltanto ciò che è nobile, e nobilmente concepito può essere nutrimento all’amore” pag.33*

Senza pensarci, senza rifletterci, si dà perché si ama dare, perché l’Amore è generoso d’Amore. “Nell’economia estremamente semplice del mondo, non si riceve ciò che si dà” pag.100*

Per amare davvero dobbiamo essere umili nel cuore, pronti a spogliarci a rinunciare a tutto ciò che possediamo, a tutte le sicurezze, a tutte alle insicurezze che ci proteggono, pronti a donare tutto ciò che siamo, e tutto ciò che non siamo. “L’umiltà non possiamo acquistarla, fuorché cedendo in cambio tutto ciò che abbiamo. Soltanto quando abbiamo perduto tutto, ci accorgiamo di possederla” pag.64*

Come bambini, che amano senza che l’altro debba esserne a conoscenza, senza dover avere conferme, senza necessariamente essere ricambiati, amare solo perché non si può farne a meno, perché in fondo è così semplice e inutile da complicare. “Niente è impossibile, all’Umiltà e all’Amore tutto è facile” pag.128*

Dolce serenità tra le tue braccia,

tu che culli il mio cuore

proteggendo il mio respiro. 

Respiro

Da te.

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* OSCAR WILDE, (2009) De Profundis. Feltrinelli Editore, Milano. Traduzione di Camilla Salvago Raggi.

Postato il 13/02/2010 da Annalisa Berardi nella categoria Classici
"Psicosi delle 4 e 48" di Sarah Kane

Il suicidio di Dorothy Hale (1939) - Frida Kahlo. Phoenix Art Museum, Phoenix (USA)

Vivere o sopravvivere. E’ differente. E nella morte c’è differenza? Cioè si può morire nella maniera giusta? C’è una maniera giusta di morire?

“Non ho voglia di morire

Nessun suicida ne ha mai avuta” pag. 219*

“Non mi sono mai uccisa prima quindi non cercate in me precedenti

Ciò che è avvenuto fu solo l’inizio” pag. 216*

Forse morire è giusto perché è morire e basta, non c’è altro, forse non c’è questa differenza. E se ci fosse?

“Alle 4 e 48

Quando la disperazione mi fa visita

Mi impiccherò

Al suono del respiro del mio amante” pag. 185*

Per i più sarebbe proprio il suicidio una morte sbagliata, lo è per la chiesa, lo è per Dante. Io non vorrei esserci in una scelta così difficile, non la giustifico, ma la comprendo.

“Alcuni diranno che questa è autocommiserazione

(sono fortunati a non sapere quanto è vera)

Altri capiranno solo la sofferenza” pag. 186*

Forse è più ripugnante la morte nella vita, l’arrendersi il non voler più lottare, il deporre le armi.

“Sento che il futuro è senza speranza e le cose non possono migliorare” pag. 184*

“Questo non è un mondo in cui ho voglia di vivere” pag. 188*

Forse ancor di più è l’annullare l’altro, il volerlo cambiare, lo smettere di ascoltare.

“Per favore non spegnete la mia mente cercando di rimettermi a posto. Ascoltate e capite” pag. 197*

Io Credo che l’assenza può uccidere, la morte della vita può uccidere, l’annullamento dell’altro può uccidere, la vita senza amore può uccidere. E questa è la differenza. Questa è una morte sbagliata.

Come si può vivere senza amore. Come si può morire senza amore.

“Tagliatemi la lingua

Strappatemi i capelli

Mozzatemi gli arti

Ma lasciatemi l’amore

Preferirei aver perduto le gambe

Che mi avessero strappato via i denti

Cavato gli occhi

Piuttosto che aver perduto l’amore” pag. 207*

E se nella vita si avesse la sfortuna di non incontrarlo l’amore sarebbe meglio morire.

Io credo di si.

“Nella vita non ho mai avuto problemi a dare agli altri ciò che volevano. Ma nessuno è mai stato capace di fare lo stesso per me.” pag. 192*

Annalisa Berardi

Piccola lezione del mio cuore al tuo

Oltre il mare le città

Oltre i monti le idee

Oltre il rumore il suono

Oltre il vento le tue parole

Oltre me  un altro me.

Non fermare il cuore dei tuoi occhi alla superficie.

Entra scalfendo la pietra hai nuova materia…

Arturo Del Muscio 08/08/2005

* SARAH KANE, (2000) Psicosi delle 4 e 48. Giulio Einaudi eEditore s.p.a., Torino. Traduzione di Barbara Nativi.

Postato il 22/11/2009 da Annalisa Berardi nella categoria Teatro
“A mia madre mia prima maestra” di Fernando Savater

Pianto d'amore (Ettore e Andromaca) 1974. De Chirico

(Guarda il video)

Anche se non è la festa della mamma, anche se non è successo nulla di particolare, so nel mio cuore che le mamme dovrebbero essere sempre al centro della nostra attenzione, per infiniti motivi; il primo banalissimo ma essenziale è che  ci hanno messo al mondo in un concentrato di dolore e felicità, ansie e gioia, come quando si è innamorati, si è felici entusiasti con le farfalle nello stomaco, ma con dentro un grande senso di paura e insicurezze sul futuro; il secondo ci hanno amato al di là di tutto, e per noi hanno imparato a lottare, per poi insegnarci a farlo anche senza di loro.

“l’amore rende possibile e potenzia l’apprendimento senza però poterlo sostituire” pag. 9*

“la capacità di apprendere è fatta di domande e di qualche risposta, di ricerche personali e di scoperte che non hanno riconoscimenti ufficiali.” pag. 26*

L’insegnare, l‘educare, per i greci erano due cose diverse, per noi non possono più prescindere l’uno dall’altro, perché le famiglie si sono affidate agli insegnanti per educare i propri figli, un po’ per mancanza di spirito, un po’ per mancanza di tempo.   

“Oggi che la famiglia non svolge più completamente il suo ruolo socializzante, la scuola non solo non può svolgere la sua funzione specifica come in passato, ma comincia ad essere oggetto di nuove richieste alle quali non è preparata” pag. 34*

Ma perché dobbiamo, impariamo, insegniamo? Perché ignoriamo, sempre meno, purtroppo

“ciò che sanno coloro che insegnano è fondamentale quanto ciò che ancora non sanno quelli che devono imparare” pag. 8*

E così capita che sempre meno abbiamo voglia di imparare, sempre meno ci lasciamo travolgere dal desiderio di conoscere, facendoci catturare dalla brutta superbia di sapere tutto.

“I membri della società non solo sanno ciò che sanno, ma percepiscono l’ignoranza, cercando di correggerla, a coloro che ancora non sanno o, erroneamente, credono di sapere qualcosa ” pag. 7 *

Ma forse è tutta questa informazione che quotidianamente ci bombarda, ci assorbe.

“Il problema non è che la televisione non educa abbastanza, ma che educa troppo […] e dissipa senza indugio le nebbie protettive dell’ignoranza” pag. 43*

E poi il tempo, il lavoro e il denaro ci rubano le figure che per prime dovrebbero modellarla quegli animi argillosi di bambini desiderosi di apprendere, ma nel modo giusto.

“La principale conseguenza di queste trasformazioni è che nei focolari moderni dei paesi sviluppati ci sono sempre meno donne e anziani” pag. 35*

E senza le mamme, senza i nonni, senza i genitori, sempre più occupati ad attaccare i cocci, chi si occupa dei bambini?

“Se i genitori non aiutano i figli con la propria amorevole autorità, a crescere saranno le istituzioni pubbliche che dovranno imporre loro il principio di realtà con la forza. In questo modo si ottengono solo vecchi bambini disobbedienti, non liberi cittadini adulti.” pag. 39*

Ed è per questo che oggi più che mai gli insegnanti, rivestiti del ruolo di pedagoghi, hanno il bisogno di essere sereni, ottimisti, speranzosi, con un futuro che li sostenga, perché loro hanno il compito di dare valori morali, spirituali, etici al futuro di tutti quanti noi, i bambini.

“Chi prova repulsione per l’ottimismo, deve lasciar perdere l’insegnamento […] perché educare è credere nella perfettibilità umana, nell’innata capacità di apprendere e nel suo intrinseco desiderio di sapere, nel fatto che ci sono cose che possono essere conosciute e meritano di esserlo, e che noi uomini possiamo migliorarci vicendevolmente per mezzo della conoscenza.” pag. XIX*

Bambini che hanno il diritto di avere i propri eroi dentro casa, guardandoli con rispetto e gratitudine, riconoscenza e orgoglio, perché sanno essere eroi nonostante la precarietà, perché hanno l’attenzione di non usare le proprie insicurezze come armi, ma hanno le capacità di dimostrare, con l’esempio, ciò che è giusto!                     

“L’educazione famigliare funziona attraverso l‘esempio” pag. 33*

I cambiamenti in atto non devono essere ignorati, sottovalutati. Come una danza vanno compresi il ritmo, le pause e i passi. Solo così sarà come volteggiare senza mai cadere.

Mamma non gridare

Mamma non piangere

Mamma non morire

Io ho davvero bisogno di te

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* FERNANDO SAVATER, (1997) A mia madre mia prima maestra, Editori Laterza Bari. Traduzione di Francesca Saltarelli

Postato il 25/10/2009 da Annalisa Berardi nella categoria Romanzi
"La fattoria degli animali" di George Orwell

(Guarda il video)

Io non credo nella libertà. Io non credo nella verità. Io non credo alle favole, ma mi aiutano a sognare.

Mi hanno insegnato ad usare l’intelletto, mi hanno fatto studiare perché fossi più intelligente, mi hanno fatto leggere perché stimolassi la mia coscienza critica, mi hanno fatto conoscere idee filosofiche rivoluzionarie, perché comprendessi.

Oggi sono ignorante come ieri.

“Erano arrivati i tempi in cui nessuno osava dire ciò che pensava”  pag. 71*

Lo studio ha reso tutti noi più sicuri di sé stessi, sappiamo scegliere da soli cosa è giusto cosa è sbagliato. Saper discernere, saperne discutere: ci ha dato forza, potere.

Ho incontrato chi era certo di poter cambiare questo mondo, di rivoluzionarlo.

Oggi so solo che non è cambiato nulla.

“E’ possibile ridurre al silenzio le idee impopolari e tenere nascosti i fatti scomodi senza alcun bisogno di veti ufficiali”  pag. 115*

Ora viviamo in un era di globalizzazione, le barriere dell’ignoranza sono state abbattute, conosciamo più di una lingua per poterci interfacciare con il globo, essere tutti vicini, tutti più simili. Ma la nostra innata voglia di restare diversi, distinguerci ci ha portato a barricarci in una coltre di diffidenza, ci ha rinchiusi nella torre dell’egoismo, alta, e dall’alto le nostre idee si sono trasformate in diamante, dall’alto nessuno potrà distruggerle.

Oh, quanto ce la raccontiamo bene!

“L’uomo non bada agli interessi di nessun’altra ceratura, ma solo ai propri” pag. 9*

Oppure ce l’hanno raccontata così? Ci hanno legato a loro, rendendoci soli. Una torre la si può abbattere facilmente. Ci hanno tolto l’unione, il coraggio.

“Non basta il coraggio. Sono più importanti la lealtà e l’obbedienza”  pag. 47*

Nonostante le nostre intelligenze, le nostre lauree, le nostre rivoluzioni, siamo schiavi di chi ci giudica davanti ad una cattedra, di chi ci tiene a nero, di chi ci sfrutta, di chi ci chiede il pizzo.

“Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri” pag. 107*

E quali armi contro una condanna a morte? La rivoluzione? La rivolta? Il sangue? Ma come? ci hanno fatto studiare la storia perché imparassimo a non versarne altro, e la prima idea che ci salta in mente è proprio quella? Cavolo, non c’è altro? siamo davvero in trappola?

“Erano contenti di creder così”  pag. 90*

Non lo so davvero. L’ho detto, sono ignorante come ieri. E come i miei avi mi affido a chi mi ha fatto credere più capace di me.

Però, io non credo nella libertà.  Io non credo nella verità. Io non credo alle favole ma mi aiutano a sognare.

“il canto del gallo e lo sventolio della bandiera, riuscivano, almeno ogni tanto a non pensare che avevano la pancia vuota”  pag. 93*

Vivo nella consapevolezza di poter fare del mio meglio, ma so che è una favola che mi racconto per assecondare un gioco di bugie!

Sono libera?

Grazie.

Allora mi prendo la libertà di ammazzarti

Ah non si può.

Allora che libertà è?

Capisco.

Annalisa Berardi (Guarda il video)

* GEORGE ORWELL, La fattoria degli animali (1947). Arnoldo Mondadori Editore s.p.a., Milano.

Postato il 04/09/2009 da Annalisa Berardi nella categoria Classici
“E’ una vita che ti aspetto” di Fabio Volo

(Guarda il video)

Quante volte abbiamo aspettato. Quante volte quest’attesa ci ha delusi. Forse perché l’attesa non regala l’ebbrezza dell’inaspettato, dello stupore.

E se la smettessimo di aspettare? E poi, cosa aspettiamo?

“Il tuo problema non è aver paura di morire, ma aver paura di vivere .” pag. 27*

Aspettiamo la felicità? E da cosa è costituita? Beh tipo il lavoro dove fai poco e guadagni tanto, amici che ti capiscano sempre e non ti deludano mai, l’anima gemella che ti capisca più degli amici e ci sia quando gli amici ti deludono, tutto al nostro servizio, un po’ di soldi che non sono la felicità ma aiutano, il giusto per una vita perfetta! Perfetta, perfetta?

“Sei felice? Domanda per cui ho sempre avuto una risposta standard, campionata ”Si, insomma, non so se sono felice, comunque sto bene, tranquillo, non mi lamento”. Una di quelle risposte che non vogliono dire niente, automatiche…” pag. 24*

Oppure la felicità è stare bene in salute, senza nessun problema in famiglia, con il nostro partner, insomma non avere problemi.

“Quindi per me il significato della parola felicità era: mancanza di dolore.” pag. 34*

E quindi facciamo di tutto per tenere queste cose sotto controllo. Come dei burattinai ci leghiamo lunghi fili alle mani per gestire le mille cose della nostra vita “perfetta”, e coordinarle fra loro, in un fatico e meticoloso lavoro di organizzazione.

“Era la paura di non essere in grado di reggere una situazione brutta, la paura di perdere il controllo, o di trovarmi spiazzato e soffrire troppo, che mi portava ad allenarmi costantemente al pensiero di una catastrofe in arrivo” pag. 34*

“Costruivo delle barriere, delle difese, dei cuscinetti per attutire l’eventuale botta, l’eventuale scontro con la realtà.” pag. 34*

Ma quanto può durare la “perfezione”? Mai in eterno. Arriverà sicuramente un momento in cui qualcosa si romperà, per forza. E quell’unico filo spezzato si aggroviglierà, ma tireremo di più gli altri, e cercheremo di mantenere tutto in piedi, e saremo forti per noi, forti per gli altri fino a che le mani ci faranno male e per la fatica lasceremo tutti i fili cadere.

“Per me cambiamento voleva dire dolore, quindi ho sempre fatto molta fatica a cambiare. Aspettavo sempre più che potevo. Così, nella vita ho sviluppato più che altro la capacità di sopportare.” pag. 83*

E dopo il rumore, la frenesia, un sordo tonfo, e poi un po’ di silenzio. Fermi.

“Non riuscivo mai a stare fermo in silenzio” pag. 79*

Credo che a tutti una volta siano caduti tutti i fili. Ma i momenti di fermo sono la chiave di volta di una vita, poter prendere in mano tutto e ricominciare, senza commettere gli stessi errori, con più prudenza, con un nuovo sapore di libertà tra le dita.

“Forse la libertà poi non è nemmeno poter fare ciò che si vuole senza limiti, ma piuttosto saperseli dare. Non essere schiavi delle passioni, dei desideri. Essere padroni di sé stessi.” pag. 76*

E io ho sempre iniziato dal cuore a sentirmi libera, partendo da lì e iniziando a chiedere una mano se i fili erano troppo pesanti.

“Se vuoi essere felice, se vuoi essere libero, impara ad amare. Ad amare e a lasciarti amare” pag. 27*

“Perché l’amore quando circola, quando viene vissuto è leggero e fa sentire leggeri, ma se viene bloccato, se non lo si vive diventa piombo” pag. 168*

Credo che i fili che ci reggono in piedi non siano i soldi o gli amici o l’anima gemella. Credo che siamo noi lo scheletro che ci tiene in piedi, noi stessi, capaci di affrontare, senza corazze, la vita. Vivendola.

Un filo per essere sicuri

Un filo da legarci alla vita

Un filo che ci tiene stretti
Un filo per non volare.

Vivere senza fili

per vivere.

 

Annalisa Berardi (Guarda il video)

 

* FABIO VOLO, (2003) E’ una vita che ti aspetto. Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

 

Postato il 26/06/2009 da Annalisa Berardi nella categoria Romanzi

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