
(Guarda il video)
Vi è mai capitato di voler avere il dono di poter prendere le abilità delle persone che incontrate nella vostra vita, le loro capacità o magari anche solo il loro modo di saper vivere, il loro modo di saper guardare alla vita, e fiù… rubarlo, farlo vostro?
“Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava disegnandosi in testa [...] E gli rubava l'anima. (Max Tooney)” *
Prendere imparando, per non alimentare un insano sapore di invidia, catturare e custodire gesti, pensieri, movimenti muscolari. Immaginate che succederebbe, il sangue fluirebbe rapido in un istante e un piacevole senso di ebbrezza ci cullerebbe leggeri e fiù… i muscoli dolcemente si contrerebbero in un sorriso.
“Mio padre una volta mi ha detto di aver sentito la voce del mare. (La ragazza padovana)”*
“La voce. La voce è più che un urlo gigantesco, e ti dice che la vita è una cosa immensa e solo quando glie l'hai sentito dire sai veramente cosa fare per continuare a vivere. Posso rimanere anni qua sopra, ma il mare non mi dirà mai niente. Invece adesso scendo, vivo sulla terra per qualche anno, divento uno normale... come gli altri. Poi un giorno parto, arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi, guardo il mare... e lo ascolterò gridare. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)” *
E tutti, dico tutti, ci impreziosirebbero, diventeremmo ricolmi di sorrisi, scintillanti e pieni.
“Attaccava a suonare: non c'erano dubbi nelle sue mani, era come se i tasti aspettassero quelle note da sempre. Sembrava che inventasse lì per lì, ma da qualche parte, nella sua testa, quelle note erano scritte da sempre. (Max Tooney)” *
Ci abbandonerebbe quella paura che spesso ci assale, ci scrolleremmo di dosso il vuoto che fa eco alla rabbia, all’insoddisfazione, e li fa risuonare contagiando tutto.
Eh si, perché è più facile che lo sconforto si attacchi piuttosto che la consolazione. Si potrebbe rovesciare il senso dell’ignoto, vivendo invece con coscienza e cognizione il puro, il sensibile, il vero.
“Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine... La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema. Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi. Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine. C'era tutto. Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo. Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una. A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla... Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato a vivere in questo modo. La terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, io non esisto nemmeno. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)” *
Succederà. Prima o poi. Si succederà a tutti. All’improvviso. Perchè deve accadere, perché ce n’è davvero bisogno. Accade già. Ne vedi sempre di più. :-D
“-Max: Finché una serata di primavera, fra Genova e New York, proprio in mezzo all'oceano, cadde il quadro. -Venditore: Come sarebbe a dire "cadde il quadro"? -Max: Nonno, non te lo sei mai chiesto perché cadono i quadri? -Venditore: No, veramente. -Max: A me m'ha sempre colpito tutta questa faccenda dei quadri. -Venditore: Ma che cazzo c'entra il quadro! -Max: C'entra! Perché a Novecento quella famosa notte andò come va per i quadri: stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, però loro a un certo punto FRAN, cadono lo stesso. Nel più assoluto silenzio con tutto immobile intorno, non una mosca che vola e loro FRAN! Non c'è una ragione, perché proprio in quell'istante? Non si sa. FRAN! Cos'è che succede ad un chiodo per farlo decidere che proprio non ne può più? C'ha una anima anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, il chiodo? Erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere da anni, poi hanno deciso un data, un ora, un minuto, un istante preciso? O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato? "Guarda, io mollo tutto fra 7 anni". "Per me va bene". "Allora intesi, per il 13 maggio". "Ok". "A mezzogiorno". "Facciamo a mezzogiorno e tre quarti". "D'accordo, allora buonanotte". Sette anni dopo, il 13 maggio, a mezzogiorno e tre quarti... FRAN! È impossibile da capire, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, sennò esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e scopri che non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi "Io devo andarmene da qui". Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando una sera in mezzo all'oceano Novecento alzò lo sguardo dal piatto, mi guardò negli occhi e... -Novecento: [Nel passato] Domani a New York scenderò da questa nave. -Max: [Di nuovo al venditore] FRAN! -Novecento: Devo vedere una cosa laggiù. -Max: Cosa? -Novecento: Il mare. -Max: GULP [Rumore prodotto dal boccone che stava mangiando che, per lo stupore, va di traverso]. Il mare? -Novecento: Il mare. -Max: Mi prendi per il culo? Sono trentadue anni che lo vedi, il mare. -Novecento: Da qui. Io voglio vederlo da là, non è la stessa cosa.” *
E quando succederà in ogni istante, in ogni cuore, potremo smettere di usare le parole, useremo solo il sentimento, in soluzione purissima, distillato dal grigio.
Con la bocca puoi mangiare Con la bocca puoi bere Con la bocca puoi fumare Con la bocca puoi baciare Con la bocca puoi gridare Con la bocca puoi parlare Ma la cosa più bella che tu possa fare con la bocca è sorridere.
Annalisa Berardi (Guarda il video)
* GIUSEPPE TORNATORE, (1998) La leggenda del pianista sull'oceano. Soggetto: Novecento di Alessandro Baricco.
Postato il 30/08/2011 da Annalisa Berardi nella categoria Film

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Ho conosciuto uomini gretti mediocri burberi e tristi, ma non è di questi che voglio parlare. Perché ne ho conosciuto altri sensibili capaci e intelligenti, di quell’intelligenza che non ti insegnano i libri, quella che impari raffrontandoti con tutti, imparando da tutti, da tutto ciò che si vede, si mangia, si odora, si gusta, si vive. E’ di loro che voglio parlare.
“Ho sentito dire che c'è un matto in giro con le tasche piene di parole e sogni che nessuno ha realizzato e non sa coltivare se non dentro la sua testa vuota e dentro le speranze di chi non ha mai deciso niente sono ancora avvolti in cellophane e carta d'alluminio e pesano di tutti quei rimpianti che ogni uomo ha dentro e pensano che siano ottimi rimedi contro il tempo perché possa un giorno muoversi in un altro senso” *
Ne ho conosciuti. Uomini veri. Condannati. Ispirati da sensibilità e ascolto.
La sensibilità oggi è un dono che regala la capacità di saper guardare oltre le cose, non fermandosi in superficie, riconoscendo le emozioni, i sentimenti. Ma quando questa sensibilità si scontra con l’egoismo, con la voglia di non imparare perché già si consoce tutto, con la mediocrità così superficiale che lascia inespresse potenzialità geniali, lì il genio muore, si chiude e resta solo, in ascolto.
“Ho sentito dire che quel matto è ancora in giro adesso e vomita parole da un megafono che resta spento e non si dà mai pace fino a quando ogni sguardo è appeso alle sue tasche ancora troppo piene di conigli e fiori e solo adesso me ne rendo conto che non c'è nessuno in giro e che è soltanto quel che penso mentre poi mi guardo intorno ciò che vedo è il mio riflesso su uno specchio troppo stanco di morirmi sempre addosso” *
Avete mai notato? Gli uomini che hanno troppe cose da dire, alla fine non dicono nulla. Invece le poche parole tessute come sublime poesia, così rare e pure hanno tanto da raccontare. Perché sono i silenzi che parlano, gli occhi, le mani.
“quel matto son io che vorrebbe un cappello più grande ed un paio di mani più attente che nascondan bene perfino alla gente il segreto di quel che son io che se avessi un cappello più grande ti terrei da quel mondo distante tra fiori e conigli non pesa alla gente il segreto di te tra fiori e conigli perfino la gente ha paura di me” *
E l’umanità ha un dovere verso esempi di vita come loro, la scuola dovrebbe insegnare ad ascoltare quegli uomini e quelle donne dotate. Invece troppo spesso chi parla tanto e velocemente va avanti, chi tace e va lento resta fermo. E le persone silenziose si devono prevaricare, sottacere, bombardare, le loro risposte non si attendono, ci si passa sopra troppo facilmente, ci si ride su!
“Ho sentito ridere dell'uomo e delle debolezze ogni volta che per ogni sbaglio ha perso le certezze dentro a quel cilindro nero non nasconde più sorprese solo quello che rimane senza trucco e senza attese sembra un pozzo senza fine e senza fiori da mostrare i conigli tremano non sanno più scappare poi mi guardo intorno è sbiadito il mio riflesso su uno specchio troppo stanco di morirmi sempre addosso” *
Io ci credo che l’intelligenza farà tacere la superficialità, che l’egoismo sarà schiacciato dal voler dare, che la premura e l’attenzione diventino priorità di vita, che l’ascolto farà tacere la fretta, che questi grandi uomini non dovranno più desiderare cappelli più grandi, perché non ci sarà bisogno di scappare dal mondo in cui credo.
Se lo penso nasce
Se lo desidero cresce
Se lo sogno vive
Se ci credo è verità.
Annalisa Berardi (Guarda il video)
* NEGRAMARO, (2010) Casa 69 - Quel matto son io. Sugar Music.
Postato il 24/03/2011 da Annalisa Berardi nella categoria Musica

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Aspettare. In questo periodo mi ritrovo molto spesso ad aspettare. Spesso perché lo decido io, molto più spesso perché lo decidono gli altri.
“A cuore scalzo ad aspettare e i piedi sopra il cuore ad aspettare pronti al salto a cuore scalzo“
E l’interesse accende meraviglie, regala stupori, rende meravigliosi i desideri. Li amplifica li trasforma. L’attesa può creare illusioni e desideri. Sta a noi lasciare che vengano traditi o disillusi. Perché se un sogno lo vivi intensamente può trasformarsi davvero in realtà.
“saranno fiumi e cascate di perle saranno fiori sbocciati da cogliere fino alla stelle per noi che abbiamo tempo passiamo troppo tempo ad aspettare l'attimo che accende“
“sarà un volo di baci e farfalle
sarà un abbraccio più forte
e forte un brivido sfiora la pelle”
Solo chi ama, sa aspettare. Si, perché non aspettare significherebbe andarsene, muoversi, affrettarsi, scegliere! E troppo, molto spesso io preferisco aspettare, piuttosto che muovermi e andarmene.
Ma un cuore che non sa aspettare ha amore? La cura dell’attesa è purezza di interesse.
“a cuore scalzo e i piedi sopra il cuore
soffieranno emozioni leggere
saranno bolle di cielo e sapone"
Le donne sanno aspettare, aspettano nove mesi prima di poter vedere il nutrimento del proprio cuore, aspettano anche vent’anni il ritorno del proprio amato. Hanno la pazienza dei sogni le donne. Ma è sempre giusto aspettare?
"il cuore stanco infondo a un bagno di sudore per volare sperare soffrire e impazzire per amore"
Eppure il tempo che ci scorre tra le dita, il rincorrere gli attimi, è una lotta tra il bisogno di aspettare e l’esigenza di scegliere.
“per noi che abbiamo tempo
passiamo troppo tempo ad aspettare l'attimo che accende”
Il giudice assoluto è proprio la verità del sentimento. La luce di un cuore nudo, vivo, purissimo che ci guida tra i labirinti delle necessità.
Capire ciò che chiedi
Amare ciò che ami
Nutrirci di sentimento
Battere lo stesso ritmo
Sciogliendo i nodi della ragione
Zittendo suoni incomprensibili
A te, mio cuore.
Annalisa Berardi (Guarda il video)
Postato il 06/03/2011 da Annalisa Berardi nella categoria Musica

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Fermiamoci un attimo.
Un respiro…
Da quanto tempo non ridi??... troppo
Chi hai abbracciato stretto stretto vicino al cuore?
L’ultima emozione vera…? Ricordala…
“Bisognerebbe adesso darsi delle regole ricordarsi di essere uomini fermarsi e ridere così tornare a dare credito agli stimoli allenarsi sulla pertica ad avere i brividi” *
Eppure basterebbe così poco, basterebbe una canzone, un libro, una foto… Ricordare non lasciare lì abbandonati i ricordi, le emozioni, lasciarle vivere… Attraverso l’espansione di noi stessi, delle nostre conoscenze, della nostra cultura!
“Bisognerebbe rilassare tutti i muscoli,
saltare qualche virgola,
buttarsi un po’ di più e poi provare ad alleggerire il carico buttando a mare secoli di solitudine” *
Basta scuse! Andiamo a fare quel viaggio che desideriamo da tempo, a trovare quell’amico che ci manca tanto, facciamo quella telefonata che rimandiamo sempre! Lo so che ci sono mille scuse per non farlo… scuse validissime… ma pur sempre scuse!
"Qualcosa come innamorarsi a Napoli sotto le nuvole volate via lasciarsi in faccia ad un tramonto storico spuntato a Rimini al binario tre È un occasione per sentirsi uomini capaci ancora di sorprendersi per poi pensare sulla scala mobile che è bello vivere ed è così…" *
Perché sono le persone la nostra vera ricchezza, e il confronto con loro, il dialogo, la ricerca, perché no lo scontro, sono la nostra crescita. E ritrovarsi a vivere tutto in superficie senza scavare e andare in fondo, significa solo ritrovarsi a sopravvivere, a vivere appena, a malapena.
"Bisognerebbe dare al fegato un motivo per contorcersi e non perdere la sua elasticità
non stare lì ad accontentarsi degli spiccioli gli spiccioli dell’anima del cuore e delle idee, ma accumulare capitali a passi piccoli fatti di ricordi che non dicono bugie,
condizionati dagli anticipi e i ritardi che ci cullano a miliardi verso la felicità!" *
Ringrazio l’imperfezione delle cose, la perfezione degli istanti, le parole dette e non pronunciate negli sguardi fugaci, i silenzi rumorosi, le temperature inadeguate, gli abbracci donati e quelli richiesti, i baci rubati, le lacrime.
Si potrebbe vivere di sé
Avere la ragione sempre
Essere accontentati in tutto
Dare 100% e ricevere 100%
Ma sarebbe l’unica storia
che ci annoieremmo ad ascoltare!
Annalisa Berardi (Guarda il video)
* SAMUELE BERSANI FEAT. FABIO CONCATO, (2003) Caramella Smog - Binario 3. BMG Ricordi.
Postato il 08/12/2010 da Annalisa Berardi nella categoria Musica

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Oggi l’Amore deve essere protetto, oggi l’amore non riesce ad essere visto, riesce a nascondersi agli sguardi distratti di frenetici cercatori.
Oggi c’è bisogno di parlare d’Amore.
“L’Amore non fa baratti da mercato, né usa la bilancia da merciaiolo, la sua gioia, come la gioia dell’intelletto è di sentirsi vivo. Il fine dell’Amore e amare; niente di più niente di meno” pag. 42*
Perché solo se vissuto in fondo, senza mezze misure, senza vizi, solo se vissuto e vivo, dà vita. “Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che viene vissuto in fondo è giusto.” pag. 2-3*
Non ha ricette, né segreti. Sa cambiare e non si vuole fermare, riesce a volare e sa far cantare, risveglia passioni e fa andare a gattoni.
“l’amore si nutre di immaginazione” pag. 33*
Rende liberi con regole ferree: rispetto, fedeltà, onore. “Essere interamente liberi, e nel medesimo tempo interamente dominati da una legge, è l’eterno paradosso della vita umana con cui ci troviamo faccia a faccia ad ogni istante.” pag. 29*
Responsabilità in due, per due, tra due responsabilità. “Nessuno può scaricare sugli altri le proprie responsabilità: esse tornano invariabilmente al legittimo proprietario.” pag. 110*
E nasce dal forte bisogno di non essere soli, di poter condividere pensieri, passioni, emozioni, vissuti… altrimenti ci sembrerebbe che non esistano che non esistessimo, abbiamo la certezza che ci siamo se e quando lo dividiamo con “il legame di ogni rapporto, sia esso tra marito e moglie come tra amici, è sempre un legame di conversazione” pag. 13*
“la sofferenza è il mezzo per cui esistiamo, perché è l’unico mezzo per cui diventiamo coscienti di esistere e il ricordo delle sofferenze del passato ci è necessario come garanzia di esistenza e testimonianza della nostra identità ininterrotta” pag.18*
E le nostre azioni ci rendono quello che siamo, siamo stati e saremo.
“In ogni singolo momento della nostra vita siamo ciò che saremo e non meno di ciò che fummo” pag. 77*
Azioni che hanno lasciato una traccia, incidono verità.
Azioni che nascono dal coraggio, nascono dalle emozioni, dall’Amore. “Anche le emozioni più nobili ed altruistiche hanno un prezzo, stranamente è proprio questo che le nobilità” pag.114*
Tanto è alto il prezzo che ne paghiamo e tanto alto è il prezzo che esse hanno, tanto alto è il valore che assumono, tanto alto è il bene che danno. “Soltanto ciò che è nobile, e nobilmente concepito può essere nutrimento all’amore” pag.33*
Senza pensarci, senza rifletterci, si dà perché si ama dare, perché l’Amore è generoso d’Amore. “Nell’economia estremamente semplice del mondo, non si riceve ciò che si dà” pag.100*
Per amare davvero dobbiamo essere umili nel cuore, pronti a spogliarci a rinunciare a tutto ciò che possediamo, a tutte le sicurezze, a tutte alle insicurezze che ci proteggono, pronti a donare tutto ciò che siamo, e tutto ciò che non siamo. “L’umiltà non possiamo acquistarla, fuorché cedendo in cambio tutto ciò che abbiamo. Soltanto quando abbiamo perduto tutto, ci accorgiamo di possederla” pag.64*
Come bambini, che amano senza che l’altro debba esserne a conoscenza, senza dover avere conferme, senza necessariamente essere ricambiati, amare solo perché non si può farne a meno, perché in fondo è così semplice e inutile da complicare. “Niente è impossibile, all’Umiltà e all’Amore tutto è facile” pag.128*
Dolce serenità tra le tue braccia,
tu che culli il mio cuore
proteggendo il mio respiro.
Respiro
Da te.
Annalisa Berardi (Guarda il video)
* OSCAR WILDE, (2009) De Profundis. Feltrinelli Editore, Milano. Traduzione di Camilla Salvago Raggi.
Postato il 13/02/2010 da Annalisa Berardi nella categoria Libri
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